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Quando il prezzo non indica il valore

Cattelan e la banana, elaborazione grafica di Saro Brancato
I giornali di tutto il mondo — che si occupano della cronaca dell’arte e non della storia dell’arte — hanno attinto a man bassa sul clamoroso risultato d’asta del 20 novembre 2024 presso la Sotheby’s di New York (6.200.000 $), dell’opera di Maurizio Cattelan Comedian, costituita da una banana naturale attaccata al muro con del nastro adesivo.
Il collezionista cinese e imprenditore di criptovalute Justin Sun che l’ha comprata, ha poi mangiato la banana per sentirsi anch’egli partecipe del progetto artistico di Cattelan, ma è più probabile che si sia buttato nell’affare solo per avere visibilità mediatica, quindi per far parlare di sé.



Sotheby’s New York, 20 novembre 2024
Dall'alto, il banditore Oliver Barker dirige l’asta di «Comedian» di Maurizio Cattelan,
Jen Hua, il vicepresidente di Sotheby’s Asia, fa offerte per conto dell’imprenditore cinese di criptovalute Justin Sun,
Justin Sun, il discusso 34enne imprenditore di criptovalute Tron.
In realtà era già accaduto che altri, con motivazioni diverse, fin dal 2019 mangiassero la banana messa in mostra e Cattelan, da navigato esperto di marketing, non ha mai proceduto per via legali contro loro. Un vero peccato, perché avremmo saputo se esistono o meno riferimenti giuridici in grado di stabilire se opere di questa natura sono da considerare vera arte o, invece, qualcosa d’altro.
Quindi l’azzardo di argomentare su un tema così complesso e ambiguo se la assume lo scrivente e, di conseguenza, sarà il lettore a valutare. Tuttavia, tengo a precisare che le mia deve essere intesa come la testimonianza soggettiva di un comune cittadino, che però è anche un artista contemporaneo che si interroga, ma nulla di più.
MATERIA E PENSIERO
Che l’arte contemporanea si sia indirizzata sempre più verso la sua smaterializzazione è un fatto ormai acclarato non solo dai teorici e dai filosofi dell’arte, ma lo vediamo, concretamente, nella produzione artistica degli ultimi decenni.
La lettura di Arthur C. Danto in Dopo la fine dell’arte del 2008, mi ha dato una disturbante scossa mentale asserendo che la Bellezza non è più necessaria all’arte, e che il valore estetico è stato sostituito, semmai, dalla bellezza mentale del suo significato.
Concetto ribadito da Massimo Cacciari: Non c’è alcun dubbio che l’arte contemporanea sia un’arte eminentemente intellettuale, sia un’arte pensante come nessun’altra in passato, pensante che cerca con le sue immagini di pensare e di dare a pensare, e non soltanto di piacere (fonte Instagram).
Dopo questi brevi richiami teorici torniamo al nostro oggetto d’indagine, elencando qualche precedente storico.
Servirsi di materia organica nell’arte non è certo una novità, soprattutto per l’arte italiana. Già Giovanni Anselmo nel 1967 aveva realizzato un’opera plastica La scultura che mangia, in cui due blocchi di marmo interagiscono con una vera lattuga; poi nel 1969 Jannis Kounellis con l’installazione Senza titolo alla Galleria L’Attico di Roma esibisce 12 cavalli vivi; infine Gino De Dominicis che alla Biennale di Venezia del 1972 espose un giovane con sindrome di Down seduto, dal titolo Seconda soluzione di immortalità (l’universo è immobile).
Mentre nell’opera dei poveristi Kounellis e Anselmo mi pare chiara l’intenzione di portare l’energia vitale della natura dentro l’arte, mostrando esseri viventi in contrapposizione con le “nature morte” del passato, e suggerendo anche la riflessione di un rapporto non predatorio con l’ambiente, in De Dominicis prevale più l’istanza sociale di denunciare la ghettizzazione dei disabili, probabilmente stimolato dagli studi di Basaglia sulla detenzione dei malati psichiatrici pubblicati negli anni ‘60.
Per completezza cito un precedente del soggetto “banana” operato da Andy Warhol quando nel 1967 realizzò la copertina dell’album dei Velvet Underground & Nico, in cui la sagoma di una banana gialla rimovibile celava sotto una banana rosa allusiva del pene. Quindi la provocazione sessuale in Warhol, suggerita anche dalla scritta-invito “peel slowly and see”(sbucciare lentamente e vedere) accanto al peduncolo del frutto, è la sua chiave di lettura.



Dall'alto, Andy Warhol, 1967, copertina del “Banana album” dei Velvet Underground & Nico,
intervento grafico di Saro Brancato.
Nella fotografia, a sinistra Fabio Sargentini e l’ingresso dei cavalli nella sua Galleria;
a destra Jannis Kounellis, 1969.
Gino De Dominicis “D’Io”, 1971, stampa tipografica su cartoncino, cm 10 x 12,
Mi chiedo quindi, quale sia il significato della banana di Cattelan? Di primo acchito mi viene di rispondere che il contenuto di questa installazione non sia altro che la sua messinscena, suggerita dal titolo stesso Comedian in cui l’artista recita, come in una commedia, il personaggio di se stesso che si fa burla del sistema dell’arte, dei visitatori, dei critici e anche dei collezionisti che, per masochismo culturale, o più probabilmente per investimento finanziario, aspirano a comprare la sua arte diventata uno status symbol globale.
Ma c’è chi la pensa diversamente: A comprare una banana son buoni tutti ma per esporla ad Art Basel ci vuole un certo gusto. Estetico. E così il nastro rigorosamente argentato, messo proprio in quel modo, con l’angolazione giusta – ruotata rispetto a quella di Warhol – ed ecco l’erotismo dell’oggetto esposto, facile ed efficace. (…) Si trova in giro veramente molta poca arte meno inquinante. (“Alcune considerazioni sulla banana di Cattelan ad Art Basel Miami”, di Mario Francesco Simeone su Exibart dicembre 2019). Va bene che in arte si può dire tutto e il suo contrario, ma parlare di estetica e addirittura scomodare il movente ecologico, in questo caso mi pare fuorviante se non propriamente una cazzata. E al riguardo non si può non citare il famoso orinatoio Fontana di Marcel Duchamp del 1917, dove tutto questo ebbe origine. Duchamp, infatti, biasimava quei critici che si sforzavano di trovare un valore estetico nel suo Orinatoio, i quali non comprendevano che firmare ed esporre un oggetto industriale già esistente, significava spostare l’atto creativo dalla fisicità della materia al puro pensiero intellettuale. E se valore estetico vi fosse nell’Orinatoio, questo andava attribuito al suo progettista e non certo a Duchamp. Stesso discorso vale per la Merda d’artista di Piero Manzoni, pensiero dissacrante simile a quello di Duchamp, dove idealmente il primo pisciava sull’arte e il secondo ci defecava, ma solo come provocatoria metafora, tant’è che nelle scatolette di Manzoni non c’è realmente della merda ma solo gesso.

Piero Manzoni mentre firma una “Scultura vivente”, Milano, 1961

Maurizio Cattelan, senza titolo, 2002
Essendo la banana un elemento organico di rapida deperibilità, chi si è aggiudicato le tre edizioni di Comedian (più due prove d’artista), ha sostanzialmente comprato un certificato di autenticità e un libretto di istruzioni per la “manutenzione” dell’opera. In questo libretto sono riportati i dettagli per ricreare l’installazione, compresi i particolari dell’inclinazione del frutto e del tipo di nastro adesivo da utilizzare (“rigorosamente argentato”) ecc...e, secondo me, tale aspetto è dirimente per comprendere le intenzioni del suo autore. Infatti, mi pare una evidente forzatura attribuire qualità estetiche a un oggetto che si legittima sostanzialmente per la sua valenza di astratto pensiero creativo; e anzi credo che tale auto-attribuzione valoriale sminuisca il senso di Comedian, poiché entra in contraddizione coi principi ispirativi, storici e teorici, cui fanno riferimento le opere concettuali. Immaginate se Kounellis avesse anch’egli fornito, a corredo della sua installazione, le istruzioni per ricrearla: il cavallo n° 1 deve avere il mantello del colore x, deve essere distante dal muro tot cm e una inclinazione dalla parete di gradi x, … e continuando così per il resto. Semplicemente ridicolo!
Oltretutto Cattelan che ci ha abituati all’arte come spettacolo, gioco e divertimento, in questa occasione credo che si sia preso troppo sul serio.
Tuttavia va riconosciuta a Cattelan, e non solo, l’intelligenza di avere espresso quel tanto celebrato “spirito del tempo”, non tanto come artista ma soprattutto come personaggio del sistema dell’arte e forse anche come imprenditore di se stesso. Perché è innegabile che negli ultimi decenni c’è stato uno slittamento di valore dall’oggetto artistico verso il suo creatore. Oggi la critica, prima ancora di vagliare il valore intrinseco di un’opera d’arte, considera soprattutto l’autore e il suo background. E Cattelan è un vero maestro che sa destreggiarsi sotto i riflettori del palcoscenico delle arti visive col talento di un’autentica star. E quanto ciò sia un riflesso dell’attualità lo constatiamo continuamente, a cominciare dai politici che fondano dei partiti personali dove il carisma populista del leader cattura più consensi delle idee e dei programmi. Fenomeno che con maggiore evidenza osserviamo negli USA, patria di quel turbocapitalismo che ha prodotto individui che accumulano una ricchezza superiore al PIL di molto Stati europei. E che, addirittura, sono in grado di influenzare le sorti di un conflitto, come fa Elon Musk col suo asset strategico del sistema satellitare Starlink, il quale può negare o concedere a suo piacimento, ora alla Russia ora all’Ucraina.
Mai come prima la Storia aveva generato individui in grado di disporre di una libertà e un potere così sconfinati, ma questo è il nostro tempo: sia nella vita reale, sia nell’arte.


Dall'alto, elaborazione grafica di Saro Brancato, dell'artista Banksy.
Ritratto di Marcel Duchamp nel 1927 e "Fontana" del 1917.
Didascalie delle immagini
1, Cattelan e la banana, elaborazione grafica di Saro Brancato.
Asta Sotheby’s:
2a- Sotheby’s New York, 20 novembre 2024, il banditore Oliver Barker dirige l’asta di «Comedian» di Maurizio Cattelan, courtesy Sotheby’s copyright.
2b - Jen Hua, il vicepresidente di Sotheby’s Asia, fa offerte per conto dell’imprenditore cinese di criptovalute Justin Sun, courtesy Sotheby’s copyright.
2c - Justin Sun, il discusso 34enne imprenditore di criptovalute Tron che ha comprato Comedian nell’asta di Sotheby’s New York, del 20 novembre 2024, courtesy Sotheby’s copyright.
3, Andy Warhol, 1967, copertina del “Banana album” dei Velvet Underground & Nico, intervento grafico di Saro Brancato.
4, A sx, Fabio Sargentini e l’ingresso dei cavalli nella sua Galleria; a dx, Jannis Kounellis, 1969, “Senza titolo (12 cavalli)” installazione alla Galleria L’Attico di Roma. Nella foto in primo piano c’è Kounellis e dietro di lui sua moglie Efi e lo scultore Eliseo Mattiacci, courtesy © Fabio Sargentini.
5, Gino De Dominicis “D’Io”, 1971, stampa tipografica su cartoncino, cm 10 x 12, ediz. Galleria L’Attico di Roma di Sergio Sargentini. L’opera fu esposta per la prima volta alla Galleria L’Attico e poi alla 36° Biennale di Venezia nel 1972, courtesy © Fabio Sargentini.
6, Piero Manzoni mentre firma una “Scultura vivente”, Milano, 1961, courtesy © Fondazione Piero Manzoni, Milano.
7, Maurizio Cattelan “Senza titolo” (autoritratto), 2002, Opera propria Foto di Szilas nel Museo Boijmans Van Beuningen, Rotterdam, con licenza Creative Commons.
I numerosi autoritratti di Cattelan mostrano come l’artista si raffiguri in quanto personaggio del sistema dell’arte.
8, Elaborazione grafica di Saro Brancato dell’artista Banksy.
Quanto Banksy deve la sua fama, in quanto personaggio-artista che ha occultato la sua identità come strategia di marketing, facendola diventare un “caso” mediatico?
9, Ritratto di Marcel Duchamp del 1927 col suo orinatoio Fontana del 1917, fonte wikipedia, pubblico dominio.
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