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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, per la regia di Fabio Condemi

 

Nella visionaria messinscena ospitata al Teatro Vascello di Roma, il capolavoro di Robert Louis Stevenson abbandona i cliché del genere horror per trasformarsi in un claustrofobico monodramma della mente. La scelta radicale del regista Fabio Condemi e del drammaturgo Federico Bellini spezza la linearità del thriller: il dottor Jekyll è già morto prima che il sipario si alzi. Sul palco assistiamo unicamente all’autopsia psicologica e all’ossessione postuma dell’avvocato Utterson, uomo di legge ridotto a un sopravvissuto traumatizzato, costretto a muoversi nel labirinto della propria memoria.

Questo approccio non sorprende chi conosce la firma di Condemi, autore trentaseienne da sempre attratto dalle riscritture letterarie e dai meandri della psiche. Se nei suoi acclamati lavori pasoliniani - Questo è il tempo in cui attendo la grazia o Caldéron - il regista indagava i corpi e le stanze del potere- e nel recente Nottuari si immergeva nell’horror cosmico di Thomas Ligotti, con Jekyll e Hyde porta a compimento una spietata indagine sulla scomposizione dell’identità, sorretta da un rigore formale assoluto.


Lo spazio scenico disegnato da Fabio Cherstich è il primo fondamentale ingranaggio di questa trappola. Utterson è recluso all’interno di una struttura geometrica, asettica e spettrale, che ricorda un archivio burocratico o un ufficio legale deformato dall’incubo. Questa precisione millimetrica delle linee evoca immediatamente le celebri <gabbie> spaziali dei dipinti di Francis Bacon. La scenografia non offre un riparo, ma accentua l’isolamento del personaggio: le linee rette e i perimetri rigidi circoscrivono lo spazio della morale vittoriana, una struttura formale che crolla progressivamente sotto il peso dell’innominabile. Utterson vi vaga all’interno, prigioniero di un loop da cui è impossibile evadere.

Il cuore tecnologico e concettuale dello spettacolo risiede nell’uso geniale del Live scanner system curato da Francesco Sileo. Nel romanzo di Stevenson la verità si frammenta in testamenti, perizie calligrafiche e lettere sigillate. Condemi estremizza questo impianto documentale trasformando i fogli importanti in fantasmi visivi. L’atto di fotocopiare e dello scansionare i documenti in tempo reale diventa un gesto ossessivo. le carte vengono ingigantite e proiettate, ma più lo scanno tenta di catturare e catalogare il male, più la parola scritta si sfoca, si distorce e perde definizione.

I ripetuti tentativi di capire chi e dove sia Hyde, soprannominato Nascondino, sono inutili perché Hyde era il doppio di Jekyll che uccidendolo, ha commesso un suicidio.

Tra un bicchiere di gin e l’altro, Utterson si chiede ripetutamente se la stessa perversità possa abitare due corpi diversi. Cupo e depresso, sembra percepire l’dea di essere lui stesso il doppio di Jekyll. Non a caso, si chiede apertamente se possa essere diventato il doppio di una storia sul doppio.


Il climax visivo si raggiunge quando Utterson appoggia il volto sulla superficie dello scanner. In quel momento, lo schermo multimediale cessa di essere un semplice supporto tecnologico e si tramuta in una superficie psichica deformante. L’ immagine del viso di Utterson, schiacciata e proiettata in tempo reale, si sfalda e si lacera, richiamando direttamente la carne violata e i volti cancellati dei Papi urlanti di Bacon. La ragione si arrende; la burocrazia si fa materiale da incubo e la disperazione altera i connotati del protagonista esattamente come il siero chimico alterava i tessuti di Jekyll.

L’universo acustico dello spettacolo agisce come un vero e proprio secondo attore invisibile. Il sound design non si limita ad accompagnare la narrazione, ma la destabilizza dall’interno. Il ronzio elettrico e costante delle macchine da stampa e dello scanner crea una texture industriale opprimente, il rumore di fondo di una mente che sta impazzendo. Su questo tappeto sonoro si innesta l’elemento più perturbante: il suono pesante, ritmico e amplificato dei passi fuori scena del maggiordomo Paul. Paul non appare mai, ma la sua presenza acustica è totalizzante, un battito cardiaco esterno che toglie il respiro alla sala. In questo raffinato ribaltamento il maggiordomo cessa di essere un servitore e diventa l’alter ego di Utterson, il suo Hyde personale. Il suono dei suoi passi è l’eco dell’inconscio dell’avvocato, l’evocazione di una colpa che bussa costantemente alla porta della sua coscienza.



In questa struttura scenica rigida e geometrica, la performance di Christian La Rosa è monumentale, per precisione e plasticità. De Rosa affronta una partitura corale e fisica di rara complessità. Le sue modulazioni vocali sono straordinarie: passa dal tono distaccato e burocratico del rigido uomo di legge a sussurri spezzati dalla febbre dell’ossessione, fino a picchi di disperazione quasi animale. Il suo corpo dimostra una plasticità sorprendente, piegandosi, contraendosi e sottomettendosi totalmente al dispositivo scenico. La Rosa si muove in costante dialogo - o in violento contrasto - con i rimbombi del sound design ai tempi dello scanner. La sua sottomissione fisica culmina nel memorabile e disturbante finale: quando indossa scarpe e abiti visibilmente giganteschi e sproporzionati, sul suo volto cala uno strano cubo dotato di lenti deformanti.

Si tratta del compimento dell’ultimo sdoppiamento: quegli indumenti smisurati, che nel testo originale evidenziano la statura ridotta di Hyde nei vestiti di Jekyll, qui sanciscono il definitivo passaggio di testimone. Utterson smarrisce l’identità borghese, la sua mente razionale capitola e l’avvocato diventa il doppio biologico e morale di Jekyll stesso. L’investigatore è stato infettato dal suo stesso oggetto di caccia fondendosi con l’oscurità invisibile di Paul e assumendo le sembianze dell’amico morto. Utterson si trasforma in un ibrido mostruoso, dimostrando che nessuno può sfuggire al contagio del doppio.

  

Scheda tecnica
Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, liberamente tratto da R.L. Stevenson, drammaturgia Federico Bellini, regia di Fabio Condemi, con Christian La Rosa.
Scenografo collaboratore Andrea Colombo; luci Veronica Varesi Mont; audiovisual design e live scanner system Francesco Sileo; assistente alla regia Andrea Lucchetta; Produzione Compagnia Umberto Orsini, La Fabbrica dell’Attore, Elsinor Società Cooperativa Sociale, LAC Lugano Arte Cultura .

Foto di scena di Luca A. d’Agostino.

Visto al Teatro Vascello di Roma il 23 settembre 2026

 

 

 

 

 

 

 

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