Abbiamo 378 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -
Maurizio Cattelan non è certamente un personaggio minore nell'attuale panorama artistico internazionale: apprezzato da molti e da molti altri detestato, ammirato incondizionatamente o deriso da un pubblico che non lo capisce, Cattelan è tanto famoso da essere stato invitato in ogni parte o quasi del mondo. Si ricorderà che nel 2011 il Guggenheim Museum di New York, come dire un tempio dell'arte moderna, gli affidò la sua intera struttura per creare la più personale delle retrospettive d'autore, All, definita da Calvin Tomkins “la cosa più esaltante che io abbia visto al Guggenheim”.1

All, 2011, retrospettiva al Guggenheim Museum
Più o meno a quel tempo, in un mio articolo senza troppe pretese, lo inserii controvoglia in un elenco degli artisti viventi più importanti, avendo scelto di seguire il giudizio generale invece del mio personale, che a quel tempo era essenzialmente scettico. Tuttavia, oggi credo che Cattelan debba giustamente essere considerato tra i grandi operatori e sperimentatori dell'arte attuale, esattamente come al loro tempo lo furono i suoi più evidenti predecessori, Marcel Duchamp e Joseph Beuys.
E' anche accaduto che, veramente per caso, mi sia imbattuto in due importanti mostre di Cattelan, la prima volta nel dicembre 2021 a Milano, perché volevo vedere le Torri di Kiefer alla Bicocca, dove contemporaneamente era allestita la mostra Breath. Ghosts. Blind di Cattelan; la seconda volta nell'ottobre del 2024 a Stoccolma al Museo di Arte Moderna, visita d'obbligo nella capitale svedese, dove era allestita la mostra The Third Hand di Cattelan. In entrambe le occasioni, erano presenti i celebri piccioni in tassidermia (dizione tecnica per impagliati) risalenti come idea al 1997 ma ogni volta trattati e visibili in modo del tutto differente. E sia a Milano sia a Stoccolma c'erano le enigmatiche statue sdraiate di un uomo e di un cane, a formare il gruppo marmoreo intitolato Breath. Anche nelle sue scelte di curatore, curatore di se stesso in questi due casi, Cattelan rivela sempre il gusto del paradosso, che è poi una chiave per comprenderne le scelte: a Milano aveva tra l'altro a disposizione una sala immensa, lunghissima e altissima, e l’ha utilizzata mantenendola al buio, vuota, affollata solo da centinaia di quei piccioni, aggrappati in alto alle strutture della copertura.

Breath, marmo di carrara, 2021
A Stoccolma invece, invitato a utilizzare liberamente le opere in possesso del museo, ha infilato una nuova versione della scandalosa scultura milanese L.O.V.E. (la mano dalle dita mozze tranne il medio), al centro di una sala letteralmente tappezzata da decine di quadri di decine di autori diversi. E va sottolineato infine che, nonostante nel 2011 avesse deciso di mettersi a riposo, Cattelan ha proposto a Milano un’opera nuova, una nera torre impattata da un aereo (chiaro riferimento all’11 settembre), intitolandola Blind, e a Stoccolma anche la copia di L.O.V.E. appare nuova – potremmo dire – nel contesto museale quasi tradizionale.
La pausa produttiva annunciata da Cattelan del resto non è assoluta, visto che tra l’altro nel 2017 fu inaugurato America dentro il Guggenheim, la celebre tazza WC d’oro funzionante, e nel 2019 fece scandalo Comedian, la banana (rinnovata periodicamente) attaccata al muro con un pezzo di nastro, un'opera palesemente destinata a far solo rumore.

America, WC d'oro funzionante, 2016
Mi sono convinto, in definitiva, che Maurizio Cattelan sia abbondantemente dotato di quella rarissima qualità che normalmente definiamo genio; è in grado di stupirci, sempre, vuoi con quella preziosissima tazza del gabinetto, vuoi con la macabra messinscena di tre manichini impiccati a un albero2. Se poi il primo rimanda direttamente al pissoir di Duchamp proposto cento anni prima, pietra miliare dell'arte del Novecento, i secondi erano a mio avviso una diretta citazione di Goya, che degli orrori della guerra, e di sommarie impiccagioni, fu illustratore e diretto testimone.
L’atto di appendere, se non di impiccare, sembra effettivamente congeniale a Cattelan, e viene da chiedersi se esiste una ragione profonda, conscia o inconscia che sia, per questa predilezione. Invitato al Guggenheim, che dispone della celeberrima scala a spirale progettata da Frank Lloyd Wright, ma anche del relativo spazio vuoto centrale, Cattelan decide di appendere le sue opere al soffitto e di farle vedere al visitatore, non sempre comodamente, dalla scala, invertendo il compito dei due spazi: le rampe e le pareti sono vuote, il volume centrale da vuoto diventa pieno. Si ripete quindi il tema di Novecento, il cavallo impagliato appeso al Castello di Rivoli, sorretto da cinghie come gli animali caricati dentro alle navi.

Novecento, cavallo impagliato e funi, 1997
O forse al Guggenheim Cattelan paragona l’opera d’arte in quanto manufatto a quegli enormi candelabri pendenti dai soffitti di grandi sale, anch’essi anonimi e anomali capolavori. Se poi riflettiamo che appendere lampade al soffitto e attaccare quadri al muro sono storicamente due azioni tipiche per decorare un interno, Cattelan forse risale in tante opere al mestiere di arredatore3, uno dei mille sperimentati in gioventù (tra i quali non va dimenticato quello di infermiere addetto all’obitorio).
A questo proposito, la vita privata dell’uomo Cattelan è spesso celata dalla sua riservatezza e sono le opere e le mostre a rappresentarne le principali tappe.4 Ci ha pensato tuttavia il suo amico Francesco Bonami a scriverne la biografia, o meglio l’autobiografia, in un libro del 2011, poi di poco ampliato nel 2021, Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata.5 In quella narrazione, posso facilmente immaginare che il curatore incontrato a New York nel 1993 sia per l’appunto Bonami, a casa del quale Cattelan va spesso a mangiare un ottimo minestrone! La lettura del piccolo volume è divertente, come è nello stile di Bonami, ma anche illuminante. Tolti i giochetti di parole tipici dell'autore, l'artista Cattelan ne esce ben definito nelle manie, nelle inquietudini, nei rapporti umani e nelle scelte artistiche, lui che tuttora afferma di non sapere se è un artista o meno.6
Le opere di Cattelan dal 1989, quando si avvicinava a compiere trent’anni, sono numerose; quelle che espose nel 2011 al Guggenheim erano 128. Oggi, dopo oltre trent’anni di carriera, Cattelan può vantare un curriculum impressionante per l’importanza dei luoghi in cui ha esposto. Seguendo gli inizi sofferti a Forlì, poi la vita a Milano e a New York, i primi successi e i successivi anni di vera e propria fama, la storia raccontata da Bonami (nella fittizia prima persona di Cattelan) è un susseguirsi di fatti singolari, di improvvise scelte e stravaganti intuizioni, dal difficile rapporto con la famiglia che abbandona molto giovane ai molti mestieri praticati, dal pessimo rapporto con la scuola alla passione per la bicicletta. La nascita di Cattelan artista, avviene nel 1989 quando scopre per caso uno specchio dipinto da Pistoletto e ne resta affascinato; decide che sarà un artista, anche se di arte non sa nulla. Pochi anni dopo, nel 1993 a New York, una performance di Matthew Barney7 gli confermerà la possibilità di esecuzioni estetiche fini a se stesse e totalmente effimere. Da un lato quindi la composizione mobile di Pistoletto, per cui lo spettatore diventa parte dell’opera e si mescola nell'iperrealismo delle figure dipinte sopra lo specchio, dall’altro il Barney egomaniaco, che dall’azione scenica e atletica deriva atti creativi ed effimeri rivolti alla celebrazione di se stesso: Iperrealismo e Concettualismo vanno a braccetto nella formazione di Cattelan. E naturalmente ci sono anche il gusto della trovata fulminante di Marcel Duchamp unito alla vena ecologica di Joseph Beuys, per quell'esplosivo mix di scandalo e genialità che caratterizza Cattelan. Le sistematiche accuse, lanciate sia da critici d’arte che da intellettuali prestati all’arte, di prendere in giro lo spettatore, di non essere originale, di non aver inventato nulla e soprattutto di copiare impunemente i colleghi, sono accuse che fanno sorridere perché è un dato fondante delle intuizioni di Cattelan usare cose già viste, sovrapporle, letteralmente copiarle e farle proprie.8
Il mio tentativo di orientarmi e di trovare una logica nella carriera di Cattelan è spesso inutile, ma nel seguirlo ho avuto modo di stilare un elenco in ordine cronologico di quasi 60 opere cui fare riferimento, e l'ho inserito in appendice.
Dal 1989 al 1992 l’artista sciorina una serie di trovate che gli hanno valso, in qualche caso per sempre, l’appellativo di giullare, ovvero di dadaista, ovvero di provocatore; definizioni decisamente riduttive per un personaggio dalle mille facce. Alcune opere sono in realtà delle opere "assenti" per semplice mancanza di determinazione e di soldi, opere che non esistono cioè, ma che Cattelan trasforma in strepitose battute di spirito: a Bologna, dove potrebbe finalmente esporre quello che vuole, appende (!) un cartello alla parete del suo spazio, Torno subito. In seguito, espone anche una denuncia di furto (il furto dell’opera non realizzata) e scappando dal Castello di Rivara lascia le classiche lenzuola dell’evaso dalla finestra. Tutti colpi di genio degni di Duchamp, intervallati peraltro da qualche pezzo fisicamente tangibile, come il calciobalilla lunghissimo di Stadium.
Cattelan, privo di studi regolari ma autodidatta in molti campi, afferma di aver studiato Storia dell’arte da solo e segnala come suo primo manuale la grandissima Storia dell’Arte Moderna 1770-1970 di Giulio Carlo Argan. Si convince che deve andare in America per capirci qualcosa, e trova i soldi per farlo approfittando del denaro incassato, e mai riscosso, dalla Fondazione Oblomov, una sua strampalata invenzione.
Sta di fatto che dal 1993 vive a New York, alterna la residenza con Milano, e proprio nel 1993 viene invitato alla Biennale di Venezia. Anche questa volta stupisce tutti, affittando il suo spazio a una ditta di profumi e intitolando questa operazione Working is a Bad Job / Lavorare è un brutto mestiere !
Dal 1993 in poi Cattelan se la prende anche con i suoi amici galleristi, che una volta maschera da leoni, un’altra volta da coniglio fallico, per arrivare al culmine del 1999 con Massimo De Carlo sospeso e appiccicato al muro con vari metri di duct tape (il nastro argentato di tela dotato di fortissima aderenza). Prendersela con i galleristi è situazionismo, dadaismo, irriverenza e teatralità insieme, e in fondo propone in termini diversi il disincanto nei confronti del mercato, visto appunto come una specie di circo.

A Perfect Day, Massimo De Carlo nella sua galleria, 1997
In quello stesso arco di tempo, Cattelan sembra interessarsi di politica e lancia dei segnali – come direbbe lui – opachi, ovvero ambigui e di scarsa leggibilità, forse con un occhio a sinistra. Disegna infatti una cometa che parte dalla croce delle Brigate Rosse su una vecchia pagina del Corriere della Sera dei tempi del sequestro Moro, raccoglie ed espone le macerie create dalla bomba al Padiglione di Arte Contemporanea a Milano (l’artista era da quelle parti e solo per caso non fu tra le vittime) e ci mostra il formaggio Bel Paese rosicchiato dai topi. Tra Brigate Rosse e mafia, l’Italia è messa davvero male sembra dire Cattelan; ma i "messaggi" non fanno parte del bagaglio culturale dell’artista, che in queste opere non mi sembra del tutto a suo agio.
C'è chi peraltro scopre paralleli tra la carriera di Cattelan e quella di Silvio Berlusconi; Marco Belpoliti ha ben descritto l'artista come "ironico, irriverente, che agisce mediante l'uso di tecniche artistiche spurie, mediante l'utilizzo , per quanto distorto e rovesciato, delle tecniche pubblicitarie e del marketing"9, per poi costruire un singolare parallelo con l'ex-primo ministro, di fatto un pretesto per ragionare sull'Italia del ventennio berlusconiano.
Molto più nette invece le opere che puntano contro il nazi-fascismo, impersonato e simboleggiato dal saluto a mano aperta del monumento L.O.V.E. a Milano, dalle braccia che escono dal muro al modo nazista, e soprattutto dall'incredibile manichino Him, un bambino che prega ma che ha il volto di Hitler. Era presente, girata di spalle e confrontata con il Finger Point di Roy Lichtenstein, anche a Stoccolma.

Him (manichino del 2001, nell'allestimento del 2024 a Stoccolma)

Love Saves Life, animali impagliati, 1995
Dovendo esporre in Germania nel 1995, Cattelan prende spunto da una favola dei Grimm, I musicanti di Brema, per costruire un gruppo di animali impagliati collocati uno sopra l’altro, nell’ atteggiamento urlante e aggressivo che consentirà loro di liberarsi dei briganti e trovare una casa per invecchiare felicemente, pur senza aver trovato lavoro come musicanti. Sono un asino, un cane, un gatto e un gallo; il titolo di Cattelan è Love saves life, e davvero in questa opera divertente e fedele al testo originale si può trovare una qualche chiave interpretativa: meglio gli animali che gli uomini, meglio l’amicizia e l’amore che la lotta per vivere, meglio la favola che la realtà.
Al 1996 risale una delle piu bizzarre e insolite creazioni di Cattelan, lo scoiattolo suicida in una cucina. Ancora un animale impagliato, ma questa volta la storia è incomprensibile, sottolineata dal titolo Bidibidobidiboo, la formula magica della fata di Cenerentola nel film di Disney. Era un uomo trasformato in scoiattolo dalla magia, forse, ma pur sempre dominato dal desiderio di farla finita? In ogni modo, il singolare modello in scala riesce quasi a commuovere.

Bidibidobidiboo, scoiattolo impagliato con modellino di cucina, 1996
Nel 1997, Cattelan riprende un lavoro precedente e appende a un soffitto del Castello di Rivoli un cavallo impagliato, cui ha fatto allungare le gambe; lo aveva dedicato a Trotzky, ora lo chiama Novecento, citando insieme sia un bar di New York, sia il film di Bertolucci. Il cavallo, imbragato come quelli che venivano trasportati per nave, diventa una delle opere più note di arte contemporanea. Cattelan ne farà alcune varianti, mettendogli la testa dentro al muro o moltiplicandolo di numero. Di sicuro, alla fine del secolo la sua carriera e i suoi incassi prendono il volo.

La nona ora, manichino del papa con macigno, 1999
Nel 1999 l’anima dadaista di Cattelan inventa La sesta biennale dei Caraibi e l’anima surrealista produce La nona ora. Le due operesono lo specchio preciso e ambiguo dell’inventiva dell’artista: da un lato torna a creare fantomatiche associazioni, in questo caso una mostra d'arte da farsi in isole lontane, dall’altro costruisce (o meglio, fa costruire dai suoi specialisti) un manichino perfetto di papa Giovanni Paolo II, che dapprincipio vorrebbe esporre in posizione eretta, ma che con un imprevedibile cambio di prospettiva sdraia per terra e copre con un meteorite, forando il sovrastante lucernaio per indicarne la provenienza celeste. Colpito dal cielo, come Cristo, tradito dal padre. Una nuova crocifissione che molti trovano blasfema, ma che – vista dal vero come mi è capitato a Stoccolma, proprio all'ingresso della mostra – possiede invece una sua particolare sacralità. Nel 2009 Cattelan metterà proprio il cartello INRI su un cavallo disteso.

INRI, cavallo impagliato con un cartello, 2009

Father, manifesto, 2024
L'artista è quasi sicuramente ateo, ma ha rispetto, essendo veneto forse per motivi biografici, per la fede, tant'è vero che nel 2024 ha esposto alla Biennale di Venezia per lo Stato del Vaticano, con un'enorme fotografia di due piedi sporchi e malandati, inquietante promemoria della miseria di tanti. E sono forse improntate a una compassione quasi religiosa tante opere che affrontano con coraggio il tema della morte, tra cui la stessa Breath, ma anche il corpo di John Kennedy in una bara in Now del 2004, e i nove cadaveri in fila di All del 2007, marmi quasi classici nella loro freddezza.
Cattelan afferma di aver lavorato per un anno come infermiere in un obitorio e che questa esperienza lo ha convinto che i morti sono soltanto oggetti. Mi sembra quindi che il rapporto dell'artista con la morte vada inteso non in senso spirituale, ma assolutamente materialista; gli animali impagliati e le figure di cera o di marmo sono le rappresentazioni più realistiche degli esseri viventi.
Resta infine almeno un tema importante, anche se apparentemente meno serio, nell'opera di Cattelan, ed è il particolare autoritrattismo dell'artista. Figurine, piccole facce, e manichini con il suo volto hanno spesso divertito gli spettatori e incuriosito i critici. Non credo proprio che Cattelan sia così vanitoso da utilizzare se stesso in quanto degno di arte, credo piuttosto che voglia da un lato lasciare una firma e dall'altro accentuare l'ironia di molte sue opere. Con le dimensioni di un pupazzetto, si infila tra scaffali pieni di libri, un po' più grande si appende (!) a un guardaroba, un'altra volta fa capolino da un buco dentro il pavimento di un museo. Geniale, ironico, serissimo, inimitabile Cattelan.

Mini-Me, pupazzo, 1999

La rivoluzione siamo noi, pupazzo e appendiabiti, 2000
[Tutte le fotografie riprodotte sono disponibili in rete e si attengono alla normativa sulla loro pubblicazione on line.]
Note con rimando automatico al testo
1 Da “Testimone oculista” di Calvin Tomkins, pag. 104; sta in Maurizio Cattelan, a cura di Elio Grazioli e Bianca Trevisan, Quodlibet 2019.
2 Opera senza titolo del 2004
3 Cattelan fu anche designer di mobili, e un suo tavolo di vetro detto Cerberino è ancora in produzione.
4 E' il caso del fascicolo di ArtDossier scritto da Ludovico Pratesi, che di fatto elenca le opere senza entrare nel merito dei loro significati e senza aggiungere dati biografici. Scelta peraltro saggia, vista la difficoltà di fornire spiegazioni!
5Francesco Bonami, Maurizio Cattelan, autobiografia non autorizzata, Mondadori 2021. Il più noto precedente di un'autobiografia scritta da altri è la famosa Autobiografia di Alice Toklas, di quel fantastico personaggio che fu Gertrude Stein, grande amica di Picasso.
6 Il discorso per la laurea honoris causa a Trento è in Maurizio Cattelan, op. cit. pag. 33, “Voi mi premiate, mi concedete questo riconoscimento, e io mi sento un ladro …. “.
7 Da Maurizio Cattelan, autobiografia non autorizzata, pag. 60, “L’eroe era questo giovane che, nudo, ricoperto di vaselina, si arrampicava sulle pareti della galleria …”. Nessun dubbio che la descrizione si adatti a Matthew Barney.
8 Un elenco notevole di predecessori di Cattelan per quanto riguarda le opere assenti e similia, si trova in: Riccardo Venturi, "Torno subito, o Scappatoia con motto di spirito"; sta nel testo citato di Elio Grazioli e Bianca Trevisan
9 Marco Belpoliti, "The End. Berlusconi & Cattelan", sta in "doppiozero", 10 novembre 2011.
Elenco soggettivo e parziale delle principali opere di Maurizio Cattelan
1989 Lessico familiare (una fotografia di Cattelan con le mani a cuore, incorniciata)
1989 Grammatica quotidiana (un calendario che reca scritto OGGI per ogni giorno)
1989 Il voto è prezioso / TIENITELO (annuncio sul quotidiano La Repubblica, firmato dalla sedicente "Cooperativa scienziati romagnoli")
1989 Torno subito (cartello nello stand vuoto di una mostra a Bologna)
1990 Strategies (500 numeri di Flash Art per una copertina falsa)
1991 Edizioni dell’obbligo (vari quaderni effetivamente scritti da scolari)
1991 Cesena 47 - A.C. Forniture Sud 12 e Stadium (un calciobalillalunghissimo per 11 giocatori su ogni lato)
1991 Invisibile (denuncia di furto)
1991 76.000.000 157.000.000 (due cassaforti con evidenti tentativi di scasso, omaggio al film I soliti ignoti)
1992 Senza titolo (lenzuola annodate per la fuga dal Castello di Ravara)
1992 Super Us (50 ritratti dell'artista tipo identikit)
1992 Fondazione Oblomov (raccolta fondi per un premio all'artista che avesse acconsentito ad astenersi per un anno dall'esibire il suo lavoro; con l'incasso, Cattelan emigra a New York)
1993 Working is a Bad Job / Lavorare è un brutto mestiere (Biennale di Veenezia; Cattelan affitta il proprio spazio a una ditta di profumi!)
1993 Tarzan e Jane (a Napoli due galleristi travestiti da leoni)
1994 Errotin Le Vrai Lapin (il gallerista parigino Emmanuel Perrotin mascherato da coniglio fallico)
1994 Senza titolo (disegno di una stella cometa che sfrutta la stella delle BR)
1994 Lullaby (due sacchi di detriti della bomba al PAC di Milano)
1994 I found my love in Portofino (video di due topi che mangiano il formaggio Belpaese)
1995 Love Saves Life (quattroanimali uno sopra l’altro, dalla favola dei Grimm)
1996 Bidibidobidiboo (scoiattolo suicida in una cucina umana)
1996 Andreas e Mattia (due senzatetto)
1996 Ballata di Trockij (un cavallo appeso come all'imbarco sulle navi)
1997 Senza titolo (grandi scheletri animali, gli stessi di Love Saves Life)
1997 Tourists / Turisti, (Biennale Venezia, 200 piccioni impagliati nella sala dove dovrebbe esporre)
Charlie don't surf (manichino di uno scolaro con due matite conficcate nelle mani)
1997 Novecento (cavallo impagliato appeso nel Museo d'arte contemporanea del castello di Rivoli)
1997 Spermini (piccole maschere di Cattelan)
1998 Senza titolo (in Lussemburgo, albero di ulivo con grande zolla di terra, per tre mesi)
1999 A perfect day (il gallerista Massimo De Carlo appiccicato al muro)
1999 Gerard (una coperta che copre un senzatetto)
1999 Mini-me (pupazzetto di Cattelan)
1999 La Sesta Biennale di Caraibi (fittizia esposizione internazionale)
1999 La nona ora (statua di cera di Giovanni Paolo II colpito da un meteorite)
2000 Not Afraid of Love (un elefante coperto con lenzuolo, con richiamo al Ku-Klux-Klan)
2000 La rivoluzione siamo noi (pupazzo di Cattelan appeso a un appendiabito)
2001 Him (Hitler bambino in ginocchio)
2001 HOLLYWOOD (Biennale Venezia, scritta gigante nella Conca d'Oro di Palermo)
2002 Frank and Jamie (due fantocci di cera di poliziotti a testa in giù)
2002 Senza titolo (Cattelan pupazzo spunta da un buco nel pavimento di un museo a Rotterdam)
2003 Stephanie (busto femminile di Stephanie Seymour in guisa di trofeo)
2003 Charlie (Biennale Venezia, Cattelan pupazzetto su un triciclo)
2004 Senza titolo (tre bambini-manichini impiccati a un albero a Milano)
2004 Senza titolo (manichino sul pennone di un palazzo parigino)
2004 Un asino tra i dottori (un asino impagliato seduto a terra)
2004 Now (una bara con il manichino di cera di John Kennedy morto)
2007 Ave Maria (tre mani nel saluto nazista sporgono da un muro)
2007 All (serie di nove cadaveri velati, in marmo)
2007 Senza titolo (cavallo impagliato con la testa apparentemente dentro la parete)
2009 INRI (cavallo impagliato, a terra con il cartello INRI)
2010 We (due manichini sul letto, entrambi Cattelan)
2010 L.O.V.E. (sigla di Libertà, Odio, Vendetta, Eternità - scultura monumentale posta in Piazza degli Affari a Milano)
2011 Others (Biennale di Venezia, 2.000 piccioni nelle sale del Padiglione Centrale)
2011 All (retrospettiva al Guggenheim con 128 opere)
2016 America (WC in oro a 18 carati utilizzabile al Guggenheim Museum)
2018 Senza titolo (modello della Cappella Sistina scala 1:6)
2019 Comedian (banana appiccicata al muro con duct tape)
2020 Blind (alta torre con incastrato un arero)
2024 Father (Biennale Venezia, grande poster con la foto di due piedi sporchi)