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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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(vedi il breve filmato del Febbraio 2025)
La grande esposizione architettonica, in seguito denominata IBA 84-87, pianificata alla fine degli anni 70 dal Senato di Berlino Ovest, era destinata a proseguire con successo le ricerche e le soluzioni delle precedenti grandi iniziative datate 1910, 1931 e 1957. Per guidare l’Internationale Bauausstellung nei progetti di conservazione e restauro dell’edilizia esistente fu nominato Hardt-Waltherr Hämer, classe 1922, mentre per il ruolo più prestigioso, la direzione e supervisione dei nuovi progetti, fu scelto Josef Paul Kleihues, classe 1933.
Non ancora cinquantenne Kleihues raggiungeva con quell’incarico il culmine della sua carriera. Durante i lavori dell’IBA, che durarono dal 1984 al 1987 segnando profondamente la storia della città ancora divisa, Kleihues intervenne ripetutamente come progettista e come teorico, dimostrando una particolare attenzione all’aspetto conservativo, e quindi storico, della ricostruzione.
Nota biografica
Nato a Rheine, cittadina della Vestfalia non lontana dal confine olandese, Kleihues aveva studiato a Stoccarda, a Berlino e a Parigi, conseguendo poi incarichi di docenza universitaria a Dortmund. Nel 1962 fondava il suo studio professionale a Berlino, dove avrebbe realizzato la maggior parte dei suoi progetti, interrompendosi solo per prestigiosi incarichi come il Chicago Museum of Contemporary Art e, nel resto della Germania, per alcuni musei ad Hannover, a Francoforte, a Sindelfingen.
Le prime significative opere berlinesi sono l’enorme officina della nettezza urbana nella metropoli occidentale e l’Ospedale di Neukölln. Dopo la grande occasione dell’IBA, interpretata brillantemente, Kleihues produrrà ancora decine di notevoli architetture, connesse ovviamente con la riunificazione tedesca.
Berlino aveva recuperato il ruolo di capitale e trasformava ulteriormente il proprio aspetto in chiave iper-moderna. Kleihues, che negli anni Novanta è ormai un architetto della vecchia guardia, pur lavorando intensamente non riceverà gli incarichi di massimo prestigio, scavalcato da Jahn, da Kollhoff, da Libeskind, da Gehry, da Eisenman. E’ lui peraltro a presiedere la giuria che sceglie il progetto di Libeskind per il Museo ebraico. Alcune opere sono comunque importanti: il restauro della Hamburger Bahnhof e dei grandi magazzini Galeria Kaufhof di Alexanderplatz, e ancora i due palazzi che fiancheggiano, con estrema discrezione ed eleganza, la Porta di Brandeburgo nella ricostruita Pariserplatz.
Non molti anni dopo aver fondato lo studio “Keihues + Kleihues” con il figlio Jan, Josef Paul muore a Berlino nel 2004, ad appena 71 anni. Lo studio di famiglia lavora tutt’ora a pieno ritmo, consolidando la propria presenza nella capitale e non solo; la qualità del lavoro del figlio è per una volta paragonabile a quella del padre.
Le opere e lo stile
Entrando nel merito dell’opera di Josef Paul Kleihues, a me sembra che due domande siano inevitabili: come mai il suo nome è ben noto agli addetti ai lavori ma non al grande pubblico? E quali, in definitiva, erano le caratteristiche della sua architettura?
Lui stesso si definiva, stando alle testimonianze, un “Razionalista poetico”, che è un po’ la stessa cosa che si disse di JJP Oud e anche di Bruno Taut: due architetti che ho sempre molto apprezzato e che sono oggi abbastanza dimenticati. Potremmo definire rigoroso e funzionale questo modo di fare architettura, senza enfasi, ma allo stesso tempo in grado di suscitare emozioni: per la semplicità, ma soprattutto per la capacità di sintesi. Siamo ben lontani dalle esuberanze di Zaha Hadid, di Frank Gehry, di Rem Koolhaas, di Herzog e De Mouron. Ci troviamo di fronte, semmai, a un erede non solo di Oud, ma anche di Peter Behrens; Kleihues è un architetto attento alla città, al luogo, ma pronto a trasformare il luogo in un entità unica e funzionante. Non è un postmoderno, ma semmai un moderno redivivo in grado di sfruttare ed elaborare al meglio il patrimonio stilistico degli anni Venti e Trenta. Sicuramente è da notare un forte accento sulla schematicità, la ripetizione di moduli attentamente studiati, in netto contrasto con le scelte eccentriche e asimmetriche di tanti architetti in voga.
L’esempio che forse meglio di tutti descrive le caratteristiche di Kleihues è proprio una delle sue prime opere, singolarissima già per definizione: l’Hauptwerkstatt der Berliner Stadtreinigung, ovvero l’officina principale della nettezza urbana berlinese. L’officina e deposito degli automezzi ha dimensioni impressionanti: più o meno 300 metri di lunghezza per 50 di larghezza. Kleihues trova il modo di rendere quasi leggero e articolato un simile mastodonte, basandosi in parte sulle scelte storiche del funzionalismo. La pianta è a ferro di cavallo, con il lato corto aperto e più articolato, destinato ad uffici e mensa. Le officine interne, che non sono tutte uguali come si potrebbe pensare, sono di fatto una sequenza di autorimesse alte e spaziose, ben studiate per il loro scopo.


Vista dall’alto di Google Maps, (sopra)
e metà pianta dell’edificio, con il prospetto sulla Ringbahnstrasse (sotto)
La ripetizione sui lati lunghi del modulo progettuale è metodica, continua, implacabile persino nell’ultima parte semicircolare dell’edificio, ma la complessità formale del modulo riesce a creare un’articolazione vivace. L’addizione delle parti appare a ogni passo diversa, e un ritmo non banale ne sta alla base. La grande struttura, cui va sempre aggiunta l’importante presenza dei mezzi di pulizia, dai più grandi per il trasporto generico ai più piccoli per la pulizia dei marciapiedi, vista da vicino è impressionante e coinvolgente. Progettata negli anni Sessanta, appare più moderna di gran parte delle case vicine e anche degli stessi automezzi di oggi. Il suo profilo, un vero e proprio skyline che potrebbe essere scelto come modello per un manifesto pubblicitario, è spettacolare.

Vista dello skyline (sopra) e delle officine (sotto)
Un altro progetto emblematico degli anni Settanta è il Block 270, un intero isolato residenziale costruito a due passi dal Muro. Siamo sulla Bernauer Strasse, oggi sede del visitatissimo Mauer Denkmal, straordinario parco lineare che ingloba il tracciato del muro, identificato da brandelli originali e paletti di ferro. Il palazzo ideato dal 38enne Kleihues è un blocco rettangolare smussato sugli angoli in modo da ottenere punti di passaggio verso il grande cortile interno.

Veduta esterna (sopra) e interna (sotto) del Block270
Due di questi vertici smussati sono letteralmente tagliati in verticale, e il varco diventa più una spaccatura che un semplice passaggio. Sormontata da una sorta di architrave bianco, che fa da base a due balconi all’ultimo piano, la spaccatura-porta-diaframma è un notevole e spettacolare oggetto di architettura. Una scelta forte a livello visivo, nel contesto più banale, se vogliamo, del blocco residenziale con le sue facciate ben articolate tra grandi finestre e balconi rivolti a sud sia nella facciata esterna che in quella interna, dove i balconi diventano azzurri; sono variazioni seriali sui quattro lati, uniformi nel rivestimento in mattoni ma diversi nella attenta distribuzione di vuoti e pieni. L’edificio rappresenterà un modello per l’edilizia residenziale berlinese nei decenni successivi.
Tredici anni dopo il Block 270, Kleihues progetta una torre per uffici a due passi dallo Zoo, sulla commercialissima e trafficata Kantstrasse. Senza tradire per nulla le proprie esigenze razionali, e anzi sottolineandone alcuni aspetti, JPK disegna una massiccia torre quadrata, sulle cui facciate sono sovrapposte grandi croci diagonali di acciaio, quasi controventature anti-sismiche, forse citazioni dello strepitoso John Hancock Center di Chicago.

La torre sulla Kantstrasse
L’effetto è notevole, per solidità ed eleganza, confermato dall’idea pubblicitaria per la società proprietaria dell’enorme “pinna di squalo”, sorta di vela tridimensionale che sormonta l’edificio e che ne rappresenta l’aspetto più memorabile: un vistoso segnale urbano che forse riprende qualcosa da Le Corbusier.
In quegli stessi anni, fine Ottanta e inizio Novanta, Kleihues ottiene l’incarico di mettere mano all’Hamburger Bahnhof, stazione ferroviaria abbandonata da decenni e collocata in un angolo della città particolarmente piacevole, accanto a uno dei tanti canali interni. Gae Aulenti ha già fornito un modello con il Museo d’Orsay a Parigi, e Kleihues ne segue le orme, mantenendo l’aspetto ottocentesco da fuori e svuotando l’immensa galleria della stazione in modo da evidenziarne la bella struttura in ferro e le vetrate. Sul lato verso il canale Kleihues costruisce una grande parete di acciaio modulare che contiene il vecchio fianco della stazione come una robusta paratia.

Facciata principale del museo (sopra) e vista della sala interna (sotto)
Il lavoro dell’architetto qui non è soltanto rispettoso del passato, ma anche creativo, e il risultato è un museo di arte contemporanea accogliente, sorprendente e oltremodo flessibile, con i suoi ampi spazi in grado di accogliere esposizioni temporanee insieme alle collezioni permanenti. Se la sala centrale altissima e scenografica con i sottili pilastri e le arcate di ferro è perfetta per installazioni di grandi dimensioni (gli artisti invitati ne approfittano quasi sempre con opere site-specific), nelle ali laterali ci sono ampie sale per le collezioni permanenti (tra cui spicca una vasta selezione di lavori di Joseph Beuys) e anche per mostre più piccole.
In seguito, al Museo verrà aggiunto da altri una lunghissima sequenza di sale che vuole forse ripetere l’idea dei binari ferroviari, introdotta da una finta stazione della U-Bahn berlinese; sede di mostre temporanee, sembra proprio riprendere quel concetto di ripetizione compulsiva che spesso caratterizza le opere di Kleihues.
Sono molte le costruzioni realizzate da Kleihues dopo la riunificazione, ma come s’è detto nessuna raggiunge la fama o la rappresentatività dei grattacieli di Kollhoff, di Jahn, di Piano, o dei memoriali di Libeskind e Eisenman. In realtà, ed ecco spuntare una risposta alla domanda sulla scarsa notorietà di Kleihues, l’architetto lavora secondo canoni di estremo rispetto per l’esistente, e per questa modestia le sue opere passano quasi inosservate: anche quando sono degli splendidi esempi di architettura.
E’ il caso del Four Seasons Hotel (cambiato di proprietà varie volte) che si affaccia su uno spigolo della piazza più bella di Berlino, il Gendarmenmarkt delle due chiese gemelle e del Teatro di Schinkel. Lussuosissimo, elegante e semplice come architettura, realizzata in ferro e vetro, l’albergo rivela invece dettagli di chiarissima classe, soprattutto nei singolari bow-windows poco sporgenti che ripropongono un tema classico in una variante leggera, appena accennata.

L’Hotel al Gendarmenmarkt (sopra) e un dettaglio (sotto)
Ma è anche e soprattutto il caso dei due edifici quasi gemelli che contornano la celeberrima Porta di Brandeburgo, la casa Sommer e la casa Liebermann, realizzati da Kleihues tra 1995 e 1999. Sarebbe interessante chiedere ai milioni di turisti che affollano ogni anno la Pariserplatz se ricordano cosa c’è sui due lati della Porta; probabilmente la risposta sarebbe semplicemente “Non c’è nulla”. E invece, esattamente come nel passato, due edifici sono attaccati alla Porta, che restò isolata solo dopo la guerra e le immani distruzioni.


In alto la piazza prima della guerra e dopo, a seguire Haus Liebermann prima e dopo
Il confronto tra l’aspetto di Pariser Platz prima e dopo la guerra ci mostra i due lati lunghi con palazzi signorili, neoclassici con venature neobarocche, e i due più semplici palazzi sul lato corto, che ingloba la celebre Porta. Distrutto tutto, tranne la Porta, prima dalle bombe e poi dai sovietici, che qui marcarono con il vuoto la linea di confine tra Est e Ovest, la ricostruzione fu affidata a grandi architetti, legati nella progettazione da vincoli dimensionali, più liberi nelle soluzioni formali.
Kleihues si smarca, quindi, e mentre gli altri, tra cui Portzamparc, Gehry, Benisch, reinventano con gusto e fantasia l’aspetto della piazza, costruisce due edifici quasi gemelli basati filologicamente sugli originali distrutti, restituendoci in chiave moderna la semplicità invisibile di quel passato.
Una definizione, quella dei due palazzi, che si adatta anche al loro architetto.
Il testo di riferimento per l'opera complessiva di Kleihues è la notevole edizione , in due volumi, di
Josef Paul Kleihues. Werke, a cura di Annette Cire, Andrea Mesecke, Thorsten Scheer, 2013, Hatje Cantz Verlag
Principali opere di Josef Paul Kleihues a Berlino
1964–1965: Casa Winkler, Karmeliterweg 92, Berlino Frohnau
1969–1980: Hauptwerkstatt der Berliner Stadtreinigung, Ringbahnstrasse, Berlino Tempelhof
1971–1974: Atelier & Garage Schlickweg 4, Berlino Schlachtensee
1971–1977: Block 270, residenze, Vinetaplatz, Berlino Gesundbrunnen
1975–1986: Ospedale,Berlino Neu-Kölln(con Jürgen König)
1984–1995: Casa a torre sulla Kantstrasse, Berlino Charlottenburg
1987–1989: Residenze sulla Schöneberger Straße Block 7, Berlino Kreuzberg, (all’interno dell’IBA)
1989–1996: Ricostruzione della Hamburger Bahnhof a Berlino come Museo dell’attualità, Invalidenstrasse, Berlino Wedding
1993–1996: Hotel Four Seasons, Charlottenstraße 49/Französische Straße 21, Berlino Mitte
1994–1996: Uffici e negozi Spreeforum, Alt-Moabit 59–61, Berlino Tiergarten
1994–1996: Uffici e negozi al Checkpoint-Charlie, Friedrichstraße 45–36, Berlino Mitte
1994–1996: Edifici della Deutschen Welle, Voltastraße, Berlino Gesundbrunnen
1995–1999: Casa Sommer e Casa Liebermann, Pariser Platz, Berlino Mitte