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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Architetti, architettura, design

JJP Oud, ragione e poesia

 Villa Allegonda in una foto d'epoca

 

La figura di Johannes Jacobus Pieter Oud (sempre abbreviato in J. J. P. Oud se non JJP Oud) rientra purtroppo tra quei “maledetti architetti”, razionalisti e funzionalisti, popolarmente deprecati già a partire dagli anni Sessanta in quanto protagonisti del Movimento Moderno. Capeggiati da Gropius e Le Corbusier, viene loro imputata la bruttezza delle periferie in occidente e l'anonimato dell’edilizia nei paesi socialisti. Niente di più sbagliato, ovviamente, se si guarda all’effettiva radice del pensiero urbanistico ad esempio di Le Corbusier, utopico e grandioso nella sua assoluta rottura con la tradizione, ecologico e futurista nell’ambiziosa proposta di abolire le strade in mezzo a grandi edifici residenziali immersi nel verde, socialmente valido nella pur forse irrealizzabile congiunzione tra vicinanza e solidarietà. Le periferie di oggi hanno in comune con quell’utopia soltanto la dimensione dei palazzi popolari, mentre il resto, tra l’eccessiva densità di popolazione, l’assenza di giardini, l’ingolfamento delle automobili, la pessima manutenzione, è imputabile per buona parte alle amministrazioni locali che hanno permesso simili scempi.

Oud, olandese, nato nel 1890 e morto nel 1963, è stato tra i maggiori interpreti di un’epoca rivoluzionaria, eppure oggi, a livello di letteratura critica e di manualistica, si tende a dimenticarlo. Pochi i libri – fuori commercio ormai - che affrontano la sua opera e scarsa l’attenzione da parte dei maestri in attività, che pure avrebbero molto da imparare analizzandone la produzione sempre di alto livello e spesso non del tutto vicina ai canoni del funzionalismo.

Su questo ultimo tema ho da molti anni l'impressione, avvalorata non solo da indizi ma da effettive consonanze, che i cosiddetti protorazionalisti, come il tedesco Peter Behrens e il ceco Adolf Loos, fossero in realtà non tanto dei precursori del moderno, quanto piuttosto del post-moderno. Questo perché in Loos come in Behrens è ancora presenta un forte legame con la tradizione, che entrambi non vollero mai spezzare.

Vista nella sua completezza, la carriera di JJP Oud presenta forti somiglianze con quella dei due maestri, anche se l'olandese per almeno un decennio appare calato in una progettazione rigorosamente funzionale che viene generalmente riconosciuta come la più importante della sua attività. Eppure, prima e dopo gli anni '20, Oud propose architetture diverse, classicheggianti e dotate di una particolare espressività ben lontana dalla ricerca minimalista.


Case del quartiere Kiefhoek a Rotterdam

 

Oud fu tra i fondatori insieme a Mondrian e a Van Doesburg di De Stijl e fu segnato profondamente da quell’esperienza, nonostante le frequenti divergenze metodologiche con gli altri protagonisti. Non a caso, quelli che si tende a indicare come i momenti principali della carriera di Oud, il quartiere Kiefhoek a Rotterdam nel 1925 e la partecipazione alla Weissenhofsiedlung di Stoccarda nel 1929, sono strettamente connessi alla visione spaziale di De Stijl. Insieme a tante altre opere, gli valsero un altissimo rango nella considerazione dei critici, in particolare di Philip Johnson che lo valutò alla pari di Mies, di Le Corbusier e di Gropius.

Per conoscere l’architettura di Oud il testo più completo, pubblicato nel 1995 in olandese e in inglese nel 2001, è senz’altro il voluminoso ed esaustivo J.J.P. Oud: Poetic Functionalist, mentre un altro più piccolo è italiano, della benemerita collana di Zanichelli “Serie di Architettura”, redatto da Umberto Barbieri nel 1986 e poi tradotto in altre lingue. Sono entrambi fuori commercio, ma ho potuto acquistarne ottime copie usate di entrambi grazie a Internet. Non conosco libri più recenti che non siano in olandese e soprattutto ho potuto constatare che nelle Storie dell'Architettura Oud risulta malamente citato e poco analizzato.

Naturalmente, anche le ricerche sul WEB sono utili, per quanto spezzettate e in gran parte in olandese. Ma vale la pena di sottolineare che l’archivio comunale di Rotterdam ha digitalizzato e messo on line la corrispondenza di Oud per gran parte della sua vita, raggiungendo il sorprendente totale di oltre 15.000 (quindicimila) lettere tra inviate e ricevute dall’architetto. Si ricordi che Oud fu a lungo sovrintendente all’edilizia civile di Rotterdam e quindi molte missive sono di carattere prettamente tecnico e amministrativo, ma non mancano tra i corrispondenti i nomi dei grandi protagonisti dal tempo. Oud amava spiegare con un efficace linguaggio tecnico le proprie scelte e tale fu anche il suo intervento, apparentemente quasi freddo, scritto per il catalogo della Weissenhofsiedlung di Stoccarda. Discorsi pratici, terminologia esatta, dettagli esecutivi spiegati e dimostrati.

Vista e analizzata tramite disegni e foto, l’opera completa del maestro è impressionante, a partire dalla prima casa nella nativa Purmerend che fu realizzata nel 1906 quando Oud aveva appena 16 anni (sic!), per arrivare 56 anni dopo al palazzo comunale di Almelo, nel 1962, realizzato dopo la sua morte. Nel 1918, a 28 anni, Oud inaugurava l’architettura neoplastica con la ristrutturazione di villa Allegonda, che concluse di fatto la sua precedente attività, relativamente tradizionale tra numerose case private e qualche progetto rimasto sulla carta per edifici pubblici.

 


Il caffè De Unie oggi

Dopo la Grande Guerra si apriva il ciclo dell’Architettura Moderna. Se si osservano i disegni e le foto originali di villa Allegonda (oggi fortemente modificata), non c’è dubbio che Oud conoscesse sia Loos sia Behrens. Ma allo stesso tempo, nella disarticolazione dei volumi, che non vengono classicamente ricompattati, c’è l’impronta dei canoni di De Stijl, definiti dallo stesso Oud e da Theo Van Doesburg. Da un lato l’architettura si riduce ad alcuni elementi geometrici semplici come i solai, i pilastri e i setti, dall’altro la sua composizione spaziale risulta libera ed esplosiva, efficacemente descritta dall’aggettivo cubista, preso in prestito dalla pittura.

L'appartenenza di Oud a De Stijl ha la sua più curiosa evidenza nel caffè de Unie a Rotterdam, distrutto nel 1940 ma la cui facciata è stata replicata in un nuovo caffè-ristorante costruito poco distante dalla posizione originale. Quando lo costruì, tra molte polemiche, Oud era già uscito dal gruppo di Mondrian ma è proprio al grande pittore che egli sembra ispirarsi. La facciata del caffè è di fatto un manifesto del neo-plasticismo.

Dopo gli esordi, Oud aveva quindi seguito un percorso riduttivo, nel senso che si realizza nell'essenziale. Il suo ruolo pubblico non va dimenticato; come il grande Bruno Taut a Berlino (Oud e Taut si conoscevano e si stimavano reciprocamente), Oud pianifica la nuova città del XX secolo, la città moderna, in grado di accogliere migliaia di nuovi residenti in cerca di case economiche ma accoglienti. Questa mentalità potremmo dire di risparmio edilizio è una chiave per capire Oud negli anni '20, gli anni appunto in cui lavorò al comune di Rotterdam e progettò le sue opere più note. Modello di riferimento è il quartiere Kiefhoek, che vale la pena di osservare da vicino, utilizzando anche le immagini fotografiche di oggi, a colori.

 


Veduta aerea del quartiere Kiefhoek in una foto d'epoca



Planimetria del quartiere



Un dettaglio del quartiere


Credo sia immediata, guardando la pianta del quartiere, la sensazione che l'architetto abbia ragionato più sulle grandi dimensioni, le strade, i blocchi edilizi, le altezze, che sul dettaglio delle singole unità abitative. Naturalmente, gli interni sono poi progettati e arredati dalla maestria di Oud con mirabili risultati, ma risulta chiaro che essi vengono curati dopo la progettazione del quartiere e dopo la suddivisione dei blocchi edilizi in particelle.

Qui nel Kiefhoek come nelle casette cotruite al Weissenhof di Stoccarda si esplicita la somiglianza tra Oud, Taut e Loos. Gli appartamenti progettati sono a schiera, secondo il modello ormai storico delle periferie inglesi, e mantengono quindi una loro autonomia nel senso delle infrastrutture, dell'ingresso, del pezzo di terra davanti e sul retro, con una distribuzione degli spazi interni su più piani. L'anonimato che comunque si determina nel costruire alloggi uguali attaccati l'uno all'altro viene in parte superato da Oud con una qualche asimmetria nella disposizione degli assi viari e con la creazione di due piazze. Nella storica fotografia aerea del quartiere si nota infine la principale differenza tra queste case e quelle nelle immediate vicinanze, tutte coperte con i tradizionali tetti a falde inclinate. Oud come gran parte degli architetti moderni preferisce rompere con la tradizione ed utilizzare coperture piane, che consentono di non sprecare spazi nei solai. Si può anche naturalmente pensare che la copertura piana fosse anche diventata uno stilema, una sorta di indicazione immediata che “le cose sono cambiate”.


Le case di Oud nella Weissenhof di Stoccarda

Tutt'altro accade invece nella produzione di Oud a partire dagli anni Trenta e soprattutto nel dopoguerra. L'architetto, spesso ricordato dai colleghi come un uomo schivo ma presuntuoso, non dichiara alcuna svolta o pentimento, ma nei fatti si allontana dalle scelte meramente funzionaliste e si riaggancia a una qualche classicità: proprio per questo mi sembra di poterne ribadire l'affinità con il post-modern.

Vera pietra dello scandalo nella lunga carriera di Oud fu il palazzo degli uffici per la Shell a L'Aia, costruito durante la guerra tra il 1939 e il 1945. La sede del colosso petrolifero propone un impianto simmetrico e una vasta serie di decorazioni che rimandano addirittura a forme barocche. L'autore dello spartano Kiefhoek ha quindi abbandonato le proprie convinzioni?


Il palazzo della Shell a L'Aia

Rispondere è difficile, e anche quello che Oud disse e scrisse per giustificare il proprio operato non appare definitivo: di certo, tra costruire residenze popolari e grandi edifici pubblici c'è una notevole differenza, e su questo punto Oud sembra giustamente porre l'accento. Non si deve poi mai dimenticare il ruolo della committenza, che per l'edilizia popolare può di fatto essere quasi assente, mentre per gli incarichi pubblici diventa fondamentale, nonché fonte di compromessi, aggiustamenti, e richiami storici.

Per questo, più che al famigerato palazzo della Shell, per capire l'ultimo Oud bisognerebbe esaminare la notevole quantità di progetti che l'architetto disegnò negli anni Cinquanta, spesso in bilico tra le due eredità di funzionalismo e tradizione. Tra le ultime architetture costruite, un oggetto notevole, completato dopo la morte di Oud dal figlio Hans, è il centro dei congressi dell'Aia, poi parzialmente trasformato in un edificio multifunzionale, il World Forum.



Il Netherlands Congress Centrum all'Aia

Il Netherlands Congress Centrum disponeva di due grandi edifici per le riunioni, uno dei quali facilmente trasformabile in un teatro, e di una singolare torre di 17 piani a base triangolare, destinata ad albergo. I corpi di fabbrica sono semplici, ma articolati sulla superficie secondo uno schema complesso. L'aspetto generale era di estrema eleganza, accentuata dall'uso alternato in modo magistrale di due colori, azzurro e giallo. Se questo fu l'ultimo progetto di Oud, la sua postmodernità era già attuale; e nel ripercorrere la sua carriera tutto, come egli stesso ripeteva, sembra direttamente puntare al difficile traguardo di coniugare tradizione e modernità.

 

 

 

 

 

 

 

 

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