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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Questa è la prima riga del sito web scaruffi.com che Piero Scaruffi gestisce dal 1995, cioè più o meno da quando anch’io – molto più modestamente e con scarsi risultati concreti – aprivo il mio sito web personale, tuttora esistente, piccolo e malamente aggiornato. Il sito di Scaruffi, scritto da principio in italiano e poi esteso ed aggiornato in inglese (come l’autore, piemontese diventato americano negli anni 90), è assolutamente insolito per molte ragioni, tra cui l’aspetto densissimo di testi e relativamente scarso di immagini, e la quasi incalcolabile dimensione delle varie parti. Se poi si chiede a Firefox o a Chrome o a Safari di mostrare il sorgente html, ovvero l’effettiva sequenza di istruzioni del codice html che consente al browser di visualizzare le pagine, si scopre che Scaruffi continua da sempre a scrivere il suo sito web “a mano” - o tutt’al più con l’ausilio di un word processor specifico. A quanto vedo, solo in un elenco di quadri appare un altro nome, femminile, che “aiuta” l’autore nel suo lavoro.
Nei fatti, Scaruffi è famoso in primis come critico musicale, poi come scienziato interessato all’intelligenza artificiale (nel 1987 pubblicava già un libro sul tema) e poi come tuttologo, nel senso letterale del termine. C’è anche un lato storico-artistico in scaruffi.com, ma è forse l’area meno visitata del sito e ne parlerò alla fine, anche per giustificare questo articolo pubblicato sulla mia rivista d’arte.
Scaruffi si è laureato in Matematica a Torino nel 1982, poi ha lavorato alla Olivetti di Cupertino in California, gestito corsi e conferenze alle università Harvard e Stanton e scritto e pubblicato molti libri sugli stessi argomenti del sito web. Molti lo considerano essenzialmente un saggista, ma c’è chi sospettosamente ha calcolato che per ascoltare e recensire tutti i dischi da lui citati a Scaruffi non sarebbe bastata l’intera vita già trascorsa. Appare effettivamente un fenomeno di difficile catalogazione, anche se il “rallentamento” (si fa per dire) della sua attività negli ultimi dieci anni potrebbe renderlo più umano: Scaruffi è nato nel 1955 (ha un anno più di me) e ha quindi oltrepassato i settant’anni di età.
L'abbondanza del materiale pubblicato da Scaruffi è incredibile: sembra che sul web ci siano oltre 50.000 (cinquantamila) pagine, ma potrebbero essere ben di più. Gli argomenti proposti nella homepage sono: Music diviso in Rock, Jazz, Classical, Other genres; Cinema; Travel; Politics; History; Literature; Science; Art; Philosophy; Technology; Tributes; Events. Ogni voce si ramifica molte volte e spesso propone sterminati elenchi.
Ricordo di aver scoperto il sito di Scaruffi moltissimi anni fa, forse trenta, e di essermi stupito davanti a tanto lavoro e a tanti dati musicali; poi me ne ero totalmente dimenticato. Solo di recente un articolo o forse una citazione mi ha rimandato su scaruffi.com: la mia sorpresa è stata enorme davanti alla interminabile mole di dati. Sono naturalmente andato a leggermi qualche recensione sui miei musicisti preferiti, scoprendo peraltro che molto materiale si ferma o si rarefa intorno al 2000. Jefferson Airplane, Grateful Dead, Neil Young, Soft Machine, Nucleus, R. E. M., Frank Zappa, King Crimson, Guccini, De Andrè … per tutti Scaruffi elenca dischi ed esprime commenti netti e personalissimi. Il primo posto assegnato a Grace Slick come miglior cantante rock di tutti i tempi non poteva che farmi piacere. Poi ho provato a capire quanti sono i nomi dei musicisti citati e ho approssimativamente calcolato che siano sicuramente più di 5.000 (cinquemila). In effetti questi numeri impressionanti sono già stati annotati da altri e sono a conoscenza anche di Google-Gemini o di chatGPT o di Claude; basta chiedere i relativi numeri a queste informatissime IA. C’è da aggiungere che Scaruffi inserisce nelle recensioni di autori e opere i suoi personalissimi voti e questo porta a ulteriore divertimento e sorpresa nella visita.
Tornando all’inizio del mio viaggio nel sito, cosa c’è di arte su scaruffi.com? In primo luogo va segnalato che molte pagine nella sezione Art sono puramente didascaliche, elenchi di opere, bibliografie, biografie, ma certamente varie informazioni sono utili anche se non originali. C’è un elenco dei musei di tutto il mondo e le pagine si aprono su decine e decine di immagini, ovvero fotografie scattate dallo stesso Scaruffi! Ad esempio, sono segnalati molti musei in Cina, in luoghi che personalmente non so neppure immaginare dove si trovino; ma se mai dovessi andare da quelle parti, informazioni di questo genere sarebbero sicuramente utili.


Le pagine strettamente connesse con la storia dell’arte sono sintetiche, quindi note biografiche, elenchi e immagini di quadri, connessioni tra epoche e stili; Scaruffi sembra peraltro più interessato alle opere degli ultimi due secoli. Dovendo fare un elenco dei quadri più belli ( a suo dire), si limita a un elenco di oltre trecento opere, ma naturalmente riuscire a penetrare in questo labirinto non è facile, perché i link interni sono continui e purtroppo ogni tanto tendono alla ridondanza.
Mi sembra a questo punto, lasciando al lettore che non sapeva nulla di Scaruffi il divertimento di provare a navigare in quelle 50mila pagine, di poter fare una considerazione di tipo psicoanalitico, dettata da esperienza diretta e indiretta: Scaruffi appare un Hoarder perfetto, cioè un modello originale di accumulatore seriale, modernamente attivo sui computer e sulla connessione Internet. Gli Hoarder (uso il termine inglese che è davvero sintetico ed efficace) sono la manifestazione fisica di un atteggiamento in fondo comprensibile soprattutto in tempi di guerra: non buttare via niente. Nei romanzi e nei film abbiamo visto singolari personaggi, proprietari di appartamenti divenuti impraticabili per via di questa sindrome, oltrepassare i limiti fisici di scaffali e armadi, costruire colonne di carta stampata, riempire casse di oggetti disparati, accumulare in bidoni i resti di materiali utili, e quindi perdere progressivamente la possibilità di tenere in ordine le cose della loro vita, ma non di disperderle.
Alcuni anni fa coniai il termine Vis catalogatoria per accorpare le tendenze archivistiche di alcuni artisti. In seguito, in un articolo che voleva soltanto definire quell’atteggiamento, scrissi che l’Hoarding Disorder può
manifestarsi non solo in un accumulo di cose indiscriminato e pericoloso per la salute mentale della vittima, ma anche in un formidabile strumento culturale. Che dire infatti della mania collezionistica che ha pervaso tanti personaggi del nostro Rinascimento? Il ricco nobile acquista o conquista decine di manufatti preziosi e li trasforma in un museo privato, destinato a stupire i visitatori ma soprattutto a soddisfare una mania possessiva. Oggi, nonostante le frequentissime dispersioni, molte di quelle raffinate collezioni arricchiscono i nostri musei e le nostre cittadine.
Piero Scaruffi è un collezionista di tutto, in particolare di dischi, fotografie, libri. Non può fare a meno di inserire quello che ascolta, che legge, che vede, nel suo particolare infinito contenitore e non è in grado di farlo senza commentarlo. In questo, a differenza di molti Hoarder che si nascondono e vengono scoperti per caso, Scaruffi è diverso: ostenta la sua mania.
Alla fine di questi appunti dedicati a un uomo che non conosco, ma che ammiro, e a un sito web che nessuno può analizzare interamente, mi trovo a non avere dubbi: scaruffi.com è un’opera d’arte illimitata e periodica come lo è la borgesiana Biblioteca di Babele e il suo autore Piero Scaruffi è quell’artista di genio che non può evitare di comporre - con le cose - un infinito e interminabile autoritratto.