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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Un inventario del Palazzo Ducale di Urbino per gli anni ’70 elenca i seguenti architetti: Luciano Laurana, Fra Carnevale, Francesco di Giorgio Martini, Scirro da Casteldurante, Pippo Fiorentino di Ser Brunellesco
Luciano Laurana fu chiamato a dirigere la fabbrica di Urbino il 10 giugno 1468, investito dell’incarico da Federico di Montefeltro con una patente molto più loquace di quanto può sembrare a prima vista. Federico aveva sentito parlare bene di Laurana che stava lavorando a Pesaro e dopo essersi recato a controllare di persona colà, aveva deciso di chiamarlo. Nella patente dopo aver esaltato la matematica, scienza delle scienze ( la chiamava arismetica) Federico passava ai particolari dell’incarico non prima di aver inserito nella patente un nuovo preambolo con cui premetteva di dare l’incarico a Laurana avendo cercato inutilmente in Toscana un architetto che seguisse i principi di Alberti e Brunelleschi . Dare un incarico a qualcuno scrivendo che non aveva trovato di meglio significava che, appena l’avesse trovato, Laurana lasciava il suo posto. In realtà Federico l’architetto seguace degli insegnamenti di Alberti lo aveva già, ma non era pronto ad assumere un incarico di tale importanza. Laurana assunse l’incarico e per due anni e mezzo fu il capofabbrica al Palazzo Ducale. Nel 1470 Laurana era talmente sicuro di avere un lungo cammino da fare a Urbino che l’8 agosto comprò un appezzamento di terreno evidentemente per costruirci un’abitazione. Ma da un atto notarile del mese di ottobre del 1472 si evince che Laurana rivendette il terreno; nell’atto il notaio scrive “architector olim illustrissimi Domini nostri”. Un tempo architetto dell’illustrissimo Signore nostro. Evidentemente già alla fine del 1470 Laurana era stato bruscamente dimissionato; la conseguenza logica è che Federico aveva finalmente a disposizione l’architetto di fede albertiana.
Sull’argomento torneremo poi, ora passiamo ad altro architetto: Fra Carnevale; in realtà più pittore che architetto era in grado di gestire una fabbrica, ma non aveva le prerogative per l’importanza dei progetti di Federico. Scirro da Casteldurante era un architetto esclusivamente militare; fu inviato tra l’altro da Federico in sua vece contro i Turchi nel 1481 dopo essere stato bloccato dal Papa quando era già partito per Otranto, ufficialmente per difendere la Marca, in realtà per impedire un legame troppo stretto tra il Duca di Urbino e il Re di Napoli.
Francesco di Giorgio Martini1; qui le digressioni sono infinite, ma il senese non arrivò a Urbino prima del 1477. Federico in quell’anno era pienamente coinvolto nella preparazione della congiura dei Pazzi e sapendo che la vicenda sarebbe finita con una guerra chiamò un architetto senese svincolato dallo strapotere della famiglia Medici, anche per non mettere in difficoltà un architetto fiorentino che lavorava con lui.
Per l’ingresso a Urbino di Francesco di Giorgio Martini esistono ricostruzioni un po' fantasiose che attribuiscono all’artista-architetto addirittura opere del 1472 ma non hanno nessun sostegno documentale né logico.
Chi allora gestì la fabbrica urbinate, molto attiva in quegli anni ? Non resta che Pippo fiorentino di Ser Brunellesco. Filippo Brunelleschi era morto nel 1446 e a prima vista può sembrare la burla di un amanuense, ma non è così; se di burla si trattava, non doveva essere scritto “fiorentino” che, al contrario è da riferirsi a un reale architetto desideroso di celare il suo vero nome. Tra la fine del 1470 e il 1477 il capofabbrica a Urbino fu Pippo fiorentino di Ser Brunellesco, alias Antonio del Pollaiolo.

1 Il duca di Montefeltro e Antonio del Pollaiolo
La domanda sorge immediata: perché celarsi ? Due sono le plausibili ragioni: un certo timore reverenziale per Piero della Francesca, il boss artistico della zona, e il voler seguire gli insegnamenti di Leon Battisti Alberti sostenitore del principio che il grande artista si deve celare. Antonio del Pollaiolo molti anni dopo usò nuovamente uno pseudonimo: Pippo d’Antonio fiorentino; con queste generalità si dichiarò al notaio costituendo una società che faceva a Roma con Ambrogio Barocci per la costruzione del Portico del Duomo di Spoleto. La celia in questo caso aveva tutta un’altra ragione: a Firenze Lorenzo dé Medici aveva indotto una gara con nove partecipanti per il rifacimento della facciata del Duomo. Antonio era tra i partecipanti con ottime possibilità di vincere il concorso per cui non voleva che l’essere impegnato nella costruzione del Portico fosse una causa di esclusione. Tant’è che firmò immediatamente una lettera di cessione di diritti ad Ambrogio Barocci riservandosi un pagamento per il progetto, evidentemente perché le notizie da Firenze a suo riguardo erano positive. Successe però che la popolazione si ribellò al rifacimento della facciata del Duomo e Lorenzo dovette desistere.
Tornando agli eventi di Urbino evidentemente Federico congedò all’improvviso il Laurana a fine 1470 perché l’architetto di fede albertiana (Pollaiolo) era pronto ed aveva presentato un progetto di grande importanza: forse il Cortile d’Onore sicuramente terminato sotto la sua direzione nel 1475.
Federico modificò nel 1470 tutto il suo staff formando una triade costituita da Antonio del Pollaiolo capofabbrica, che avrebbe avuto come aiutanti Fra Carnevale in pittura e nella gestione di opere architettoniche, e Ambrogio Barocci per la scultura. Da tutto ciò che si è detto derivano importanti deduzioni. La Cappella del Perdono datata in iscrizione 1472 non può che essere stata progettata da Antonio del Pollaiolo e parimenti il Tempietto delle Muse che era in pariglia con la Cappella.
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La Cappella del Perdono e il Tempietto delle Muse nel Palazzo Ducale di Urbino
Il Tempietto fu terminato soltanto a partire dal 1480 per mano di Giovanni Santi e in seguito da Timoteo Viti per il completamento delle figure allegoriche. Che l’ideazione del Tempietto sia da ascrivere al Pollaiolo lo dimostra un disegno ideativo giacente nella Biblioteca Reale di Windsor che rappresenta la Musa Clio; il disegno per stile e qualità è molto al disopra della tavola finale corrispondente e risulta dotato delle “firme” di Antonio del Pollaiolo: la deviazione angolare dell’occhio destro e l’atteggiamento in iperestensione della mano sinistra.
4 Disegno della Musa Clio
La Cappella del Perdono e il Tempietto delle Muse al Palazzo Ducale erano il primo step a Urbino; lo step successivo era la realizzazione in grande della Cappella del Perdono e del Tempio nella Villa di Rusciano di Federico di Montefeltro a Firenze. La finalità della cappella era chiedere il perdono per il sacco e i morti di Volterra; sull’abside sarebbe stata posta la Pala Montefeltro con ai lati le Tavole Barberini, a dimostrazione del grande rapporto che si era creato tra il Pollaiolo e il frate. Il progetto anche per gli eventi storici, non fu mai portato a compimento. Si è già scritto in altro articolo della rivista che la paternità di Piero della Francesca sulla Pala Montefeltro è frutto di abbagli ottocenteschi tra l’altro accettati e successivamente respinti da Adolfo Venturi.
Procedendo nel tempo tra il 1463 e il 1466 al Palazzo Ducale fu realizzato lo Studiolo di Federico. Parronchi nel 1971 traccio’ un solco che avrebbe dovuto portare alla attribuzione dello Studiolo del Palazzo Ducale di Urbino ai fratelli Giuliano e Benedetto Da Maiano su progetto di Antonio del Pollaiolo; con la presente nota si intende confermare la sua acuta intuizione , che purtroppo non ebbe seguito.
Ciò su cui c’è accordo unanime è che gli esecutori dello Studiolo furono i fratelli Da Maiano. L’opera per la sua complessità è stata realizzata verosimilmente a Firenze e l’intuizione di Parrochi ha specifici riscontri: le Virtù raffigurate nello Studiolo trovano precisi riferimenti nelle rispettive Virtù del Tribunale della Mercanzia di Firenze dei fratelli Pollaiolo, oggi locate agli Uffizi; la raffigurazione in intarsio del Duca è stata giustamente evocata da Parronchi come filiazione diretta dello stile pollaiolesco.
5 Tarsia su disegno di Antonio del Pollaiolo
Quanto ai rapporti tra i fratelli Da Maiano e Antonio del Pollaiolo ho già fatto il suo nome come disegnatore della Veduta di Napoli poi realizzato in tarsia dai il fratelli Da Maiano nel periodo 1472/’73 per il Lettuccio che Filippo strozzi volle regalare a Ferrante d’Aragona. Dallo stesso disegno Antonio del Pollaiolo trasse il dipinto denominato Tavola Strozzi che Filippo Strozzi fece realizzare per il suo Palazzo in Firenze.
Quanto agli Uomini Illustri che sono posizionati nello studiolo del Duca di Urbino la Critica d’arte ha avuto la grande intuizione di inquadrare le opere come realizzate da qualcuno che improntava i dipinti ed un altro che li finiva. Per i caratteri di ispirazione fiamminga di queste opere sono stati fatti i nomi di Giusto de Gand in combinazione con Berruguete. Lucco ha sostenuto motivatamente che Berruguete non è mai stato a Urbino e a mio avviso anche Giusto de Gand non ha nulla a che vedere con gli Uomini Illustri dello Studiolo. L’ispiratore Fiammingo dei dipinti era Antonio del Pollaiolo mentre colui che li portava a termine era Fra Carnevale. Ma c’è una importante eccezione: il ritratto di Sisto IV, un’opera qualitativamente più elevata rispetto agli altri ritratti, tanto è vero che è finita al Louvre. L’opera fu di esclusiva mano del Pollaiolo; la qualità superiore si somma alla deviazione oculare e alla particolare iperestensione della mano : le sue firme.
6 Ritratto di Sisto IV
Nello Studiolo di Urbino figura un’abbondanza di strumenti musicali associati all’astrolabio e alla sfera armillare; l’opera rappresenta la mirabile sintesi del pensiero neoplatonico sia in filosofia sia in architettura. La musica con le sue cadenze ritmiche faceva da battistrada alla costruzione architettonica in cui per analogia le parti anche più piccole dovevano essere progettate secondo costanti di riferimento. L’astrolabio e la sfera armillare erano il simbolo dell’uomo del Rinascimento che , secondo la dottrina neoplatonica cercava la sua immagine nell’ Universo e la fusione del microcosmo con il macrocosmo, poggiando saldamente sulla teoria tolemaica del geocentrismo.
7 Studiolo di Federico di Montefeltro
Ancora Parronchi nel suo excursus su Pollaiolo a Urbino propose che il Busto Marmoreo di Battista Sforza oggi locato al Museo Nazionale del Bargello di Firenze fosse stato realizzato da Antonio del Pollaiolo. Si tratta di un busto evidentemente celebrativo post mortem della Contessa (7 Luglio 1472); i dati storici confermano la proposta di Parronchi. Da quanto si è detto Federico di Montefeltro alla fine del 1470 dimissionò in tutta fretta Luciano Laurana; non è neanche immaginabile che più di due anni dopo chiamasse il fratello di Luciano, Francesco Laurana, oggi accreditato dell’opera, a fare il ritratto di Battista, quando ormai il Pollaiolo era in piena attività a Urbino.2 Inoltre a mio parere anche lo stile non ha le caratteristiche della mano di Francesco Laurana.
8 Busto marmoreo di Battista Sforza
Didascalie delle immagini
Fig 1 Antonio del Pollaiolo si ritrae insieme al suo Duca. Ormai non era più un artista di Corte ma un cortigiano a tutti gli effetti. Biblioteca Apostolica Vaticana, Codice Urb.Lat:508
Fig2 La Cappella del Perdono. Palazzo Ducale. Urbino
Fig3 Il Tempietto delle Muse. Palazzo Ducale.Urbino
Fig 4 Antonio del Pollaiolo, Disegno della Musa Clio. Biblioteca Reale Windsor
Fig 5 Fratelli Da Maiano, Tarsia su disegno di Antonio del Pollaiolo. Studiolo di Federico. Palazzo Ducale Urbino
Fig 6 Antonio del Pollaiolo, Ritratto di Sisto IV. Uomini Illustri dello Studiolo di Federico. Attualmente locato al Louvre.
Fig 7. Studiolo di Federico di Montefeltro. Nelle tarsie abbondanza di strumenti musicali in comunione con astrolabio e sfera armillare
Fig 8 Antonio del Pollaiolo, Busto marmoreo di Battista Sforza. Museo Nazionale del Bargello. Firenze
Note al testo
1 Francesco di Giorgio tra il 1475 e il 1476 fu impegnato a tempo pieno nella realizzazione della stupenda tavola con la Natività di Gesù con San Bernardino da Siena e San Tommaso d’Aquino. L’opera è di grande importanza in quanto unico suo dipinto firmato per il Monastero di San Benedetto fuori Porta Tufi a Siena. I frati avevano preteso la firma che testimoniasse il totale intervento manuale dell’artista.
2 A. Parronchi. Prima traccia dell’attività del Pollaiolo per Urbino. In Studi Urbinati di Storia Filosofia e Letteratura. Anno XLV 1971, pp 1176-1194