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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.
Fogli e Parole d'Arte
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Gli strumenti del comunicare di oggi sono essenzialmente i social media, per colpa o per merito dei quali si prospetta addirittura la scomparsa progressiva di generi artistici visivi e letterari come il cinema e il romanzo, sostituti dalla programmazione in streaming, che consente di gestire i filmati, e dalla narrativa breve se non brevissima, in qualche caso detta e non scritta.1
In definitiva, la minaccia dei social media è rappresentata dalla loro anima rapida e semplificante, che determina un’assuefazione alla brevità e alla superficialità. I cinque atti dell’Amleto e le eterne divagazioni di Proust sono oggi osservati e/o letti da una minoranza. La fruizione al cinema di un film lungo e complesso è spesso sostituita dalla sua visione, magari spezzettata, a casa. I social media, ovvero Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube, con le varie loro derivazioni e imitazioni sono fatti di brevi frasi e molte immagini, come un tempo i libri per bambini, e influenzano grandemente il nostro modo di essere.
La principale novità di questi strumenti è che sono istantanei e interattivi, ovvero che li si può usare in modo sia passivo che attivo. Funzionano tanto sui cellulari, piccoli e portatili, quanto sui PC, meno piccoli e meno portatili: in ogni caso su schermi digitali. Per lanciare un messaggio su un social lo si può scrivere, o lo si può dire registrando la propria voce, o riprendendo anche il proprio volto. Vale per tutti, ma su Facebook e su X è più probabile trovare messaggi scritti, su Instagram fotografici, su TikTok e Youtube televisivi (che sta per visti da lontano). Sono cose che tutti sanno ormai.
Nello spettro di un’analisi estesa nel tempo, tuttavia, mi sembra interessante notare gli sviluppi del rapporto tra chi scrive qualcosa e lo strumento con cui scrive, e ugualmente tra chi dice qualcosa e lo strumento con cui lo registra e, voglio aggiungere, tra chi fa vedere e chi osserva. L’ambito visivo diventerà forse dominante in futuro, nel senso che renderà ridondante la parola.
La diffusione capillare dei telefoni cellulari avviene dopo il 2000 e con essi l’uso anche scritto del telefono, grazie agli SMS. Invece di pagare per una breve telefonata, molti preferiscono usare il messaggino che fornisce informazioni necessarie e sintetiche e costa poco.
L’uso degli SMS è già grossomodo una chat come la intendiamo oggi, anche se tecnicamente l’SMS viaggia sulla rete telefonica tradizionale e non su Internet come WhatsApp.
Molti, soprattutto i più giovani, imparano a scrivere rapidamente sul telefonino, usando i pollici.2 La tastiera è una miniatura della tastiera del PC, richiede dita agili, ma con l’esercizio si impara tutto. Con l’avvento degli smartphone, inventati alla fine del Novecento ma popolari solo dagli anni Dieci, di fatto mini computer dotati di sistema operativo, connessione dati e apparato fotografico, la qualità cresce e da allora si tende a comunicare per voce e per scritto, con l’aggiunta dello scambio di immagini fotografiche e di video.3
Negli ultimi dieci anni c’è stata a mio parere una svolta ulteriore, rappresentata dalla facilità con cui si può comunicare tramite video e inviare messaggi vocali, e anche video messaggi. La connessione di quarta generazione detta 4G, in uso dal 2009, consente di trasmettere dati a grande velocità e anche i video risultano utilizzabili in tempi abbastanza rapidi.
Nei social media si cerca di diventare famosi, seguendo l’impronta ormai quasi antica dettata dai teorici della Società dello spettacolo. Per diventare famosi negli ultimi anni bisogna sapere fare fotografie e filmati, saper parlare e interessare gli altri con le proprie idee.
A breve non ci sarà più bisogno di scrivere messaggi, basterà dirli con una minima capacità di improvvisazione. Per far conoscere le proprie emozioni, basta proclamare un messaggio aggiungendovi la propria immagine. Se poi l’autore (blogger, vlogger, podcaster, youtuber, tiktoker, ecc.) ha successo, c’è speranza di arricchirsi grazie all’attività online.

Nam June Paik, Fin de Siècle (1989)
Quale rapporto possiamo trovare tra questa situazione generale e la produzione delle arti visive?
Gli aspetti da considerare sono due, il primo collegato alle arti visive tradizionali, il secondo alla nascita di nuove forme d’arte. Online si trovano numerosi blogger e podcaster che si occupano di pittura e scultura e riescono, magari solo per capacità divulgative, a ottenere un buon seguito. Parecchi anni fa su YouTube impazzava una spiritosa (in realtà una professoressa) che commentava in romanesco varie opere famosissime, mettendone in luce gli aspetti stravaganti; oggi è più facile imbattersi in filmati abbastanza seri che spiegano l’arte o le esposizioni d’arte mantenendosi però a un livello divulgativo, spesso deludente. Si potrebbe dedurre che per conoscere bene un artista, purtroppo, tocca ancora comprare una monografia e per avere informazioni più generali un manuale di storia dell’arte. Ma moltissimi potrebbero obiettare che un buon sito web dell’artista stesso o di un suo studioso possono eliminare la necessità del libro, ed eccoci quindi al punto di domanda: Internet può sostituire l’editoria tradizionale?
Nonostante la mia età e una certa resistenza verso alcuni aspetti degenerati nell’uso della Rete (sono stato iscritto per breve tempo a tutti i social media via via che nascevano, e da tutti mi sono dis-iscritto in breve tempo), credo proprio che il mondo digitale avrà ovviamente la meglio. Ho spesso pensato che le immagini stampate bene di un libro siano insostituibili, ma la proiezione in un’aula del quadro trovato su Internet supera ogni capacità cartacea. E anche sullo schermo del notebook è possibile analizzare dettagli in alta risoluzione di tanti capolavori. A scuola o all’università, in una conferenza o in una presentazione, un discorso d’arte può essere svolto interamente con il PC acceso e gli ascoltatori possono benissimo approfondire sul PC o sul telefonino, con l’enorme vantaggio di trovare istantaneamente chiarimenti o integrazioni quando ne hanno bisogno.
Ad esempio (esempio non scelto a caso) la conoscenza approfondita dell’opera di uno dei massimi pittori viventi, Gerhard Richter, autore di decine di migliaia di quadri, può avvenire soltanto consultando il suo sito web che li cataloga tutti. La conoscenza critica di Richter è ugualmente possibile rintracciando i moltissimi e ottimi materiali on line: anche in lingue straniere, che i browser possono tradurci all’istante.
Il secondo aspetto riguarda la nascita tramite i social media di nuove forme d’arte, del tutto dipendenti dall’uso di programmi informatici. Un video su TikTok o su YouTube di trenta secondi non è diverso dai videoclip che rientrano tra le forme d’arte del secondo dopoguerra. Esiste la corrente detta VideoArt che ha tra i suoi esponenti personaggi di assoluto livello e spessore. Ho inserito nel testo, a titolo di esempio, due filmati di Bill Viola e Miguel Chevalier.
Le elaborazioni, o meglio i ritocchi consentiti dai programmi di grafica sono a tutti gli effetti pittura o fotografia, creati con mezzi nuovi ma con risultati affini. Diversa è semmai la fruizione di queste opere: salvo pochi casi, è velocissima e superficiale, ma ottiene risultati emotivi importanti, soprattutto perché non si limita a poche opere, ma spesso a decine, centinaia. Siti come Pinterest o Getty Images o Flickr possono dare un’idea della quantità di immagini disponibili in rete.
Cercando una conclusione a un discorso apertissimo, accade quindi che la conoscenza e la cultura si stanno riducendo in pillole? La letteratura si manifesta nei racconti brevi? La realtà diventa virtuale? Le arti visive sono fatte di fotogrammi?
Pensiamoci: per fare un discorso compiuto, almeno un appunto scritto è necessario; per girare un film anche di due minuti, una sceneggiatura minima è necessaria; per dipingere o per scolpire o per un’installazione una bozza preliminare è necessaria. Appunti e bozze sono scritti minori che, qualche volta in passato, sono serviti a delineare meglio il profilo e le qualità di scrittori e registi famosi; i bozzetti o gli studi preliminari restano utilissimi per seguire il percorso creativo di un artista. Possono essere sostituiti? Forse no, a meno che non diventino essi stessi l’opera finale. Il segno sotto cui tutto ciò potrebbe svilupparsi è probabilmente il segno del Design, ovvero della progettazione grafica.
Si procede verso un mondo diverso e interessante. Molte novità sono emerse e molte altre emergeranno. Ma nel mondo nuovo non mancheranno opere da osservare e non soltanto da vedere, opere che ci emozionano e non ci lasciano indifferenti, opere di qualunque forma o sembianza, ma sempre frutto dell’energia e della sensibilità di un qualcuno tra noi che potremo definire un creativo, un operatore estetico, un designer geniale o anche, all’antica, un artista.
Bill Viola, The Raft (2004)
Miguel Chevalier, presentazione di Extra Natural (2023) alla Kunsthalle di Monaco
Note molto personali al testo
1 Si dovrebbe sempre essere molto cauti nell’affermare la propria conoscenza di qualsiasi fenomeno sociale, perché l’esperienza personale è normalmente di scarso aiuto nella comprensione di fenomeni estesi a ampi settori della popolazione. Nel mantenermi molto cauto, tuttavia, credo di potermi lanciare in alcune considerazioni sul rapporto passato, attuale e forse futuro tra la gran parte delle persone e gli strumenti del comunicare; questo perché ho insegnato a scuola per 32 anni e ho potuto seguire dal vivo l’evoluzione di alcuni fenomeni importanti tra i giovani (i miei studenti, tra i 14 e i 20 anni, nati quindi tra il 1970 e il 2005) e i meno giovani (i colleghi, attivi tra i 30 e i 65 anni di età, nati quindi tra il 1930 e il 1990).
2 Quando, nel 1987, iniziai la mia carriera di docente alle superiori, tra i ragazzi erano pochissimi a saper scrivere su una tastiera, cioè battere a macchina discretamente, quella macchina da scrivere da cui derivava e deriva tuttora la tastiera dei Personal Computer. Internet come la intendiamo oggi non esisteva. Seppure con lentezza e poca disinvoltura, negli anni successivi l’abilità dei giovani nello scrivere sulla tastiera migliorò sensibilmente, grazie alla propensione per l’uso della posta elettronica con i suoi derivati, le mailing list e le newsletter. Per i più smaliziati, negli anni Novanta fece la sua comparsa IRC, un programma che consentiva di chattare per scritto con chiunque in qualunque parte del mondo.
3 Dal 1987 al 2015 all’incirca, ho visto quindi centinaia di persone, me compreso, che hanno imparato a comunicare a voce soprattutto tramite telefonate normali con un telefono portatile, per scritto tramite chat scritte, e per immagini grazie all’invio di fotografie. Le email e gli SMS hanno perso terreno, e sono usati soprattutto in ambiti di lavoro. Anche l’uso dei PC si è ridotto. Durante gli anni del Covid e delle video lezioni, si è scoperto che moltissimi studenti erano dotati di cellulari in media da 600 euro e molto pochi disponevano di normali e molto più efficienti PC, che in media costano di meno.