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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Buonanotte, mamma, di Marsha Norman

 

Buonanotte, mamma della statunitense Marsha Norman, è un capolavoro della drammaturgia moderna che scava in profondità il male di vivere provocato dalla solitudine, dalla difficoltà a instaurare rapporti umani sani e sinceri con gli altri, e, in questo caso, anche con i propri familiari.



Premio Pulitzer nel 1983, ha raggiunto una certa notorietà grazie alla versione cinematografica del 1986 con Anne Bancroft e Sissy Spacek, per la regia di Tom Moore. In Italia è stato messo in scena dal Piccolo Teatro nel 1984 con l’impareggiabile Lina Volonghi e la grande Giulia Lazzarini, dirette da Carlo Battistoni.

Ora è in scena alla Sala Umberto di Roma con due attrici di alto livello come Marina Confalone e Mariangela D’Abbraccio, per la regia di Francesco Tavassi.

La storia è quella di Thelma, una madre vedova, e di Jessica, una figlia divorziata ed epilettica che ha deciso di spararsi con la pistola del padre entro due ore dal suo ingresso in scena. Giusto il tempo per rivelare segreti e smascherare bugie che hanno avvelenato la vita di entrambe. I dialoghi serrati e pungenti svelano tutta la drammaticità di un quotidiano vivere basato sulla necessità e sul compromesso. Qualche battuta sottilmente comica allenta la tensione che domina la scena.

Un dramma di tale caratura avrebbe meritato una scenografia più essenziale e minimale, un ritmo più incalzante e una riduzione dei gesti ripetitivi delle due donne che qui appaiono troppo impegnate in piccole faccende di casa. Il loro continuo andare a destra e a sinistra della scena allunga i tempi e non contribuisce a far emergere i significati più profondi del testo.

La scena iperrealistica di Alessandro Chiti rappresenta uno scorcio della casa che imprigiona madre e figlia. A sinistra campeggia una cucina con tanto di frigorifero bombato e suppellettili varie, a destra un divano, una poltrona e una televisione, al centro una porta che conduce in una stanza da letto. L’ambientazione stile anni 60 incapsula nel tempo una vicenda assolutamente contemporanea che mostra come gli individui si chiudano dentro bolle di solitudine in una società dove le relazioni umane sono sempre più labili e instabili.



Dispiace perché le attrici sono davvero brave. La Thelma di Marina Confalone è svagata, incredula e goffa nei suoi tentativi di impedire alla figlia di uccidersi. Il suo tono di voce si fa carezzevole, ma la figlia, che la conosce, non cambia idea. In realtà, Thelma non ha mai amato il marito ed è stata sempre anaffettiva nei confronti di Jessica. L’attrice modula diverse tonalità in modo egregio per indossare il suo personaggio complesso e contraddittorio. Thelma tiene la figlia con sé perché vuole essere accudita e non certo per amore. Sa essere impietosa con lei e parla con durezza quando le dice che il marito la tradiva, quando le ricorda che il figlio è un mascalzone drogato o quando rivela altre strazianti verità .

Mariangela D’Abbraccio è superlativa nella parte di Jessica. Già dalle prime battute si capisce la sua determinazione a farla finita. E’ molto lucida e ha fatto una lista per la madre di tutte le cose che dovrà fare quando lei non ci sarà più. Ogni tanto ne dice un paio a voce alta affinché la madre possa ricordarle meglio. Sa che la madre è bugiarda, ma non stenta a crederle quando le dice che la sua prima crisi epilettica la colse quando aveva solo cinque anni. Avrebbe potuto curarla da allora, ma non lo ha fatto e si è anche guardata bene dal dirlo al padre che, al contrario di lei, era molto legato alla figlia. Forse anche troppo per i gusti di Thelma che era perfino gelosa del rapporto che univa il padre alla piccola Jessica.

L’orologio appeso alla parete della cucina batte il tempo che manca al suo inevitabile suicidio provocando una crescente ansietà nel pubblico. Jessica si uccide fuori scena e la madre si inginocchia a terra. Non c’è retorica in questo quadro finale che non suscita pietà per nessuno.

Il linguaggio della Norman, sapientemente tradotto da Laura Curino, è secco, asciutto e assolutamente privo di orpelli letterari e, tanto meno, di giudizi morali. Il non detto che pulsa tra le righe, viene espresso dalla mimica facciale, dagli sguardi e dai gesti delle due grandi interpreti. Il bello dello spettacolo è tutto sulle loro spalle. Il resto, purtroppo, lascia molto a desiderare.

 

Scheda tecnica

Buonanotte, mamma di Marsha Norman.
Con Marina Confalone e Mariangela D’Abbraccio.

Scene: Alessandro Chiti. Costumi: Maria Rosaria Donadio. Luci : Marco Palmieri. Regia di Francesco Tavassi. Foto di Alessandra Trucillo. Produzione: Stefano Francioni Produzioni SRL

Visto al Sala Umberto di Roma, il 14 febbraio 2024.

 

 

 

 

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