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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Processo Galileo, in scena al Teatro Vascello di Roma dal 19 al 27 gennaio 2024, si compone di una scenografia matericamente semplice ma di molteplice interpretazione. Sullo spazio simile a un laboratorio scientifico sono disposte delle tessere rettangolari su cui poggiano delle vasche contenenti terra, in altre della terra con delle piantine simulanti un orto. Sullo sfondo c’è una grande lavagna, e al centro spicca un pianoforte. Su di esso è appoggiata una giovane donna che ogni tanto, pensierosa, rivolge lo sguardo al pubblico entrante in sala. Poco prima dell’inizio dello spettacolo completano il quadro delle ulteriori declinazioni della giovane da un lato il discepolo Benedetto (Giovanni Drago) e Virginia la figlia di Galileo(Roberta Ricciardi) vestiti di blu, dall’altro lato un giovane (Isacco Venturini) esponente della modernità (con il ciuffo e una camicia bianca).
Lo spettacolo inizia con l’entrata in scena di Galileo Galilei (interpretato da un eccezionale Luca Lazzareschi) e della Santa Inquisizione (un’impeccabile Milva Marigliano) che interpretano il processo a cui fu sottoposto Galileo Galilei nel 1633 e la sua abiura.
Segue la prima parte dello spettacolo (scritta da Angela Dematté) in cui apprendiamo che la giovane al pianoforte si chiama Angela (Catherine Bertoni de Laet) e deve scrivere un articolo sul rapporto tra scienza e madre. Ma in verità la donna vuole scrivere un racconto e nel suo tormentato processo di ricerca interloquisce con Galileo e con la madre contadina. È da questo momento che lo spettacolo rivela la sua pregevole tensione ad essere un’opera-mondo, ma anche la difficoltà ad esserlo veramente. Infatti, si snoda – con un tono perlopiù melodrammatico - un fitto discorso in cui ricorrono molti temi: dall’elogio della natura e della vita contadina al trauma della cremazione (all’indomani della perdita della madre), dai nativi digitali alla religione fino al conteggio delle stelle.
Se l’intertestualità e la polifonia possono comporre un testo complesso, è pur vero che esse richiedono una chiarezza autorale. (Bertolt Brecht in La vita di Galileo voleva esprimere il contrasto tra scienza e religione). I personaggi poi portano ognuno una propria tesi priva di una sintesi. La stesso personaggio di Angela si compone di molte identità: una giornalista, un’eccellente pianista, una scrittrice (come afferma), figlia e madre (sebbene quest’ultimo ruolo sembri più un pretesto per affermare che la donna in quanto genera vita è superiore all’uomo). E la maternità è altresì funzionale per inserire un ulteriore tema: ovvero il rapporto fra le nuove generazioni e la tecnologia, che tuttavia viene accennato. Angela che passa dall’adorazione dello scienziato (contrastata dal giovane moderno) a una crisi personale perché Galileo le ha tolto il conforto della fede, non sappiamo a quale conclusione arrivi.


La seconda parte del testo è scritta da Fabrizio Sinisi e ha un netto cambio di contenuto (strettamente scientifico) e di registro, poiché si passa da una narrazione personale all’esposizione delle conseguenze negative causate dalle scoperte di Galileo. Il giovane moderno interpreta una serie di personaggi vissuti in epoche diverse che si esprimono in invettive contro Galileo e il processo che egli ha innescato. Anche in questo caso si affastellano molti temi: dalle macchine industriali a Oppenheimer l’inventore della bomba atomica fino al G8 del 2001.
Da questa drammaturgia (comunque interessante nell’esperimento) deriva una regia poco convincente nonostante la nota maestria di Carmelo Rifici e Andrea De Rosa. Poetico è il disegno luci soprattutto quando esse provengono dalle viscere della terra, amplificando l’attrazione e il dubbio dell’uomo fra il progredire e il retrocedere alla dimensione contadina. La terra viene afferrata, smossa, vissuta come tenero luogo a cui tornare. E infine essa scompare quando le lastre vengono sollevate fungendo da specchi luminosi e riflettenti una luce dorata che è quella della Scienza. Questa contrasta con la fiammella di una candela che invece è la luce della Fede. Una sintesi registica suggestiva circa il tormento dell’essere umano fra il conoscere e l’inconoscibile.
(fotografie di Masiar Pasquali)
Scheda tecnica
Processo Galileo, di Angela Dematté, Fabrizio Sinisi, dramaturg Simona Gonella, regia Andrea De Rosa, Carmelo Rifici
con Luca Lazzareschi, Milvia Marigliano
e con (in ordine alfabetico) Catherine Bertoni de Laet, Giovanni Drago, Roberta Ricciardi, Isacco Venturini.
Scene Daniele Spanò, costumi Margherita Baldoni, progetto sonoro GUP Alcaro, disegno luci Pasquale Mari, assistenti alla regia Ugo Fiore, Marcello Manzella.
Produzione LAC Lugano Arte e Cultura, TPE - Teatro Piemonte Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, in collaborazione con Associazione Santacristina Centro Teatrale, partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco