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il 23 ottobre 2007.
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The Matrix
di Andy e Larry Wachowski, 1999
Con Keanu Reeves, Laurence Fishburne,
Carrie-Anne Moss, Hugo Weaving
2001 A Space Odyssey nel 1968, Blade Runner nel 1981, Terminator nel 1984 e nel 1991, e infine Matrix nel 1999: sono sicuramente i quattro film (o cinque se Terminator vale doppio) che hanno maggiormente segnato e contraddistinto il cinema di fantascienza e sono anche tra i miei favoriti in assoluto (proprio nell’ordine di uscita).
Matrix ha avuto due seguiti nel 2003 e persino un quarto nel 2020, nessuno sicuramente all’altezza del primo, vuoi per eccessive complicazioni in una trama già molto astratta, vuoi per una sorta di auto-manierismo che ha portato gli autori ad esagerare sotto troppi aspetti.
I registi, sceneggiatori e produttori del film, Andy e Larry Wachowski, oggi entrambi donne transgender con il nome di Lilly e Lana, sono due personaggi anomali, la cui produzione ha avuto negli anni una pronunciata serie di alti e bassi. Dapprincipio disegnatori di fumetti, poi cineasti, hanno firmato i tre Matrix (il quarto è della sola Lana) e poi alcuni altri film di minore impatto se non disastrosi come Jupiter Ascending; ma hanno anche saputo scrivere la sceneggiatura nel 2005 di un grande film come V per Vengeance e inventare una serie televisiva decisamente fuori dal comune, complessa e affascinante come Sense8.

Matrix del 1999 resta comunque il loro capolavoro, vincitore di quattro Oscar, giudicato da subito un film che introduceva soluzioni nuove nel cinema, tecniche avanzate ed effetti stupefacenti. Il film nel 1999 rappresentò un’esperienza visiva effettivamente notevole e anche oggi, per quanto ovviamente meno rivoluzionario, Matrix non ha affatto perso smalto e qualità.
La trama è geniale. Sembra che lo spunto principale del film provenga dalla curiosa fantasia di uno scienziato, Hilary Putnam, che teorizzava la possibilità di una realtà illusoria, creata da macchine, cioè da computer, in grado di far credere a cervelli umani immersi in una vasca di possedere un corpo e di vivere in un mondo fisico. Si può afferrare anche un’eco del mito della caverna di Platone, ed è più o meno questa la storia di Matrix, con la differenza rispetto a Putnam che tutto il corpo è chiuso in una bolla e viene sfruttato per creare l’energia necessaria alla vita delle macchine, come una batteria. Il mondo normale che quindi vediamo all’inizio del film è una grande finzione costruita dalle macchine per ingannare e tenere a bada gli esseri umani; è una matrice, ovvero uno scenario digitale, un mondo di ombre platoniche.
La trama del film ci presenta subito Trinity (Carrie-Anne Moss), una fuori legge dotata di capacità fisiche e acrobatiche impressionanti, in grado di opporsi alle forze dell’ordine in uno scontro al cardiopalma. Trinity deve fare in modo che un giovane impiegato dalla doppia vita, Thomas Anderson in ufficio e Neo al computer (Keanu Reeves), si risolva a incontrare Morpheus (Laurence Fishburne), che è il pericolo pubblico numero uno stando alla polizia.
Morpheus riuscirà a convincere Neo, che viene quindi cooptato nell’equipaggio della Nabucodonosor, un’astronave che viaggia nei canali di scarico del mondo vero, quello in cui le macchine tengono prigionieri gli esseri umani. Grazie alla pillola rossa, scelta al posto della blu in una scena diventata famosa, il vero Thomas Anderson/Neo è stato liberato dalla sua gabbia e dai tubi che, innestati nel suo corpo, gli prelevavano la linfa vitale. Sin dall’inizio sappiamo che Morpheus è convinto che Neo sia l’Unico (the One, non a caso anagramma di Neo), l’Eletto capace di liberare l’umanità dal giogo delle macchine.
Il film propone una serie di scontri, tradimenti e battaglie tra il manipolo di eroi e gli agenti delle macchine, ovvero dei simulacri umani programmati per controllare la Matrice. Uno degli agenti si fa chiamare Smith (Hugo Weaving) e si scontrerà alcune volte con Neo, sempre più abile e agguerrito col passare del tempo, fino a esserne distrutto. Gli addestramenti e i duelli di Neo sono la parte più nuova e sensazionale del film, densi di effetti speciali nuovi e sorprendenti, poi ripresi e imitati da decine di film dopo Matrix.
Nell’ambito di un film super tecnologico, gli ex-fratelli Wachowski inseriscono anche la nota romantica e prettamente umana dell’amore che vince la morte: Trinity davanti a Neo ucciso da Smith lo risveglia dichiarandogli il suo amore.

Il finale è aperto. Neo e i suoi amici sopravvissuti possono sperare nel futuro, possono confidare di arrivare a Zion (l’ultima città umana di cui in questo primo film si parla soltanto), guidati dalle qualità sovrumane del loro nuovo capo.
Il film ha nelle scenografie uno dei suoi punti forti. Il mondo illusorio è affollato e normale, ma nei suoi interni la precarietà della matrice è evidente; sono invece estrapolati dalla realtà i luoghi inventati per incontri o per addestramenti. Tramite un jack nella nuca infatti i ribelli possono ricevere programmi informatici che insegnano tutto, tra cui le arti marziali, la guida di elicotteri, la conoscenza delle armi e quant’altro.
Gli attori contribuiscono alla qualità del film, e non a caso gran parte di loro ha confermato il successo nel seguito della carriera. Keanu Reeves conferma la forte presenza cinematografica anche se non rivela, e non rivelerà mai, grandi sottigliezze di interprete. Fishburne è sicuramente perfetto nel ruolo di Morpheus come Moss in quello di Trinity. Weaving affronta e vince con l’agente Smith una difficile sfida, perché aveva pochi anni prima interpretato la strepitosa figura del travestito Mitzi nel divertentissimo Priscilla; in seguito sarà anche la voce e la figura di V nel film omonimo e il re degli Elfi nella trilogia del Signore degli Anelli.