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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Pagliacci all’uscita, per la regia di Roberto Latini

 



Il Teatro Vascello di Roma ha inaugurato la sua validissima stagione con uno spettacolo superlativo diretto da Roberto Latini che ne è anche interprete insieme a un cast di altissima levatura. Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella e Marcello Sambati emergono tutti per la comune abilità di modulare la sonorità delle parole in modo da far vibrare le loro plurime sfumature di significato, di creare atmosfere e dar forma a stati d’animo diversissimi tra di loro.

Erede di una tradizione che mette insieme Carmelo Bene e Leo De Bernardinis, Latini allinea due testi lontani nel tempo e nel genere per crearne un terzo che li rispecchi entrambi, in una drammaturgia della parola, dell’attore e di tutti gli elementi del teatro autentico, destrutturati però da una sintassi scenica assolutamente contemporanea.

 

 

Il libretto di Pagliacci di Leoncavallo (1992) e lo scritto teatral-filosofico di Pirandello All’uscita (1922) non vengono riscritti per la scena di oggi. Al contrario i testi sono rispettati e scavati nelle loro analogie metateatrali e tematiche, inscenati in un altrove metafisico atemporale dove si riflette sul rapporto tra vita e teatro, tra attore e personaggio, tra dolore che spesso sembra risolversi in una cinica risata e male di vivere che si dilegua solo nella morte.

La scenografia si divide in due parti. In avanscena scorre l’acqua in un canale che occupa tutto l’impiantito del palcoscenico. Subito dietro, un praticabile rialzato decorato in basso da luci dorate. A sinistra un grande palloncino bianco evoca la luna. Il fondale si accende ora di luci rosse ora di luci blu, mutevoli come il sentire umano. Il fluire dell’acqua che simboleggia rinascita e morte, accompagna l’intero spettacolo con lo sciacquettio dei passi degli attori che ci camminano dentro lentamente o che ci si sdraiano a mollo nella seconda parte. Il flusso dell’acqua è il flusso della vita stessa, con i suoi percorsi scivolosi e le possibili cadute.

Lo spettacolo si apre con Pagliacci e si concentra sulla natura metateatrale dell’opera che, come noto, racconta di una compagnia teatrale di girovaghi, intenta a mettere in scena una commedia che, tra le altre cose, rappresenti il tradimento di Colombina ai danni di Arlecchino. Il capocomico Canio, sua moglie Nedda, Beppe e Tonio ( innamorato ma respinto da Nedda per la sua deformità ) sono attori e personaggi allo stesso tempo. Di metateatro parla subito l’acrobatica Ilaria Drago che si presenta al pubblico da sola, nei panni del Prologo. Mascherina sul viso e orecchie da asino alla Bottom, l’attrice sottolinea, tra un lazzo e l’altro, il complesso rapporto che lega l’attore in carne e ossa e il personaggio, le cui lacrime sono finte ma solo sulla scena. Ogni tanto si farà scappare qualche raglio quando interpreta il filosofo di All’uscita e camminerà a quattro zampe, mentre interpreta Tonio (lo storpio di cui Nedda rifiuta l’amore). L’asinità, a volte preceduta da uno sfaldamento del linguaggio in balbettio, e il frastuono di una risata trascinano il dolore del tradimento, la tragedia di due femminicidi e tante altre sofferenze sul margine del baratro dell’assurdo e del vuoto della vita.

 

Gli attori indossano costumi da teatro borghese, ma portano anche mascherine che coprono gli occhi quando recitano la commedia nella commedia. In questa occasione, se si esclude l’ottimo stacco poetico di Sambati che recita i sentimenti di Pagliaccio, un solo attore dà voce ai protagonisti del canovaccio a lettura veloce. Quasi sempre si muovono a scatti come fossero marionette o pupi siciliani e sembrano personaggi illusori, sospesi in un tragico farsesco. Quando rientrano nelle loro pari di attori, riprendono le loro voci, utilizzando toni più realistici, soprattutto quando le parti in commedia coincidono con la loro vita privata. Nedda/Colombina si rifiuta di dire a Canio (Pagliaccio) il nome del suo amante e la commedia non viene portata a termine, per il noto delitto d’onore, ma di fatto prosegue nell’opera pirandelliana senza soluzione di continuità. I due testi, sebbene diversi, si compenetrano, e il secondo in qualche modo sbeffeggia l’assurdità del concetto di onore.

Qui i personaggi sono anime già morte o che stanno per morire. Il filosofo e l’Uomo Grasso parlano di illusione è realtà. Il primo teorizza la relatività delle forme che ci attribuiamo e manifesta il desiderio di liberarsene. L’Uomo Grasso ha nostalgia della vita. Aspetta l’arrivo della moglie, sicuro che il suo amante la ucciderà, perché lei non sa amare. Lei appare in alto, tra due figure maschili, interpretata in modo sublime da Elena Bucci. Uccisa dal suo amante che, a sua volta, si uccide su di lei in un bacio di sangue, emerge nel buio, rischiarato dal suo abitino bianco. Ride lei, ride tanto, sonorizzando la voce in infinite tonalità. Una risata nervosa, stridente, disperata, a tratti, demenziale. Il suo sfogo chiassoso viene interrotto dall’arrivo di un bambino con in mano un melograno, simbolo di morte. Lei cerca di aiutarlo ma è tempo, anche per lei, di lasciare il mondo. Non c’è tempo per porre rimedio ai propri errori, all’incapacità di amare o di capire l’altro da sé.

Sul fondo compaiono tre inquietanti vasche piene d’acqua che fanno pensare alle teche utilizzate per i santi nelle chiese. Aspettano che i personaggi vi si immergano in attesa della morte.

Immagine scenica di straordinaria bellezza che, come tutte le altra, rimarrà impresa nella memoria degli spettatori.

 

 [Foto di scena di Manuela Giusto]

Scheda tecnica

Pagliacci all’uscita, da Leoncavallo a Pirandello, di e con Roberto Latini, e con Elena Bucci, Ilaria Drago, Savino Paparella, Marcello Sambati. 
Musiche e suono di Gianluca Misiti. Luci e direzione tecnica di Max Mugnai. Regia di Roberto Latini. Foto di Manuela Giusto,

Visto al Teatro Vascello di Roma l’8/10/2023

 

 

 

 

 

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