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il 23 ottobre 2007.
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Blade Runner
di Ridley Scott
con Harrison Ford, Rutger Hauer,
Sean Young, Daryl Hannah
Se 2001: A Space Odyssey è sicuramente una pietra miliare nella storia dei film di fantascienza, anche Blade Runner di Ridley Scott ha rappresentato il modello di decine di pellicole successive. Usciti nelle sale il primo nel 1968 e il secondo quattordici anni dopo, sono due film diversissimi nel contenuto, ma accomunati dalla eccezionale simbiosi di immagine, musica e racconto. L'enigmatico 2001 è luminoso e nitidissimo; il cupo Blade Runner è violento ed esplicito. Il fascino di entrambi, che nella mia personale classifica stanno al primo posto tra i migliori film della storia del cinema, nasce in gran parte dalla bravura registica di due maestri come l'inglese Scott, oggi 86enne e ancora in attività, e l'americano poi naturalizzato inglese Stanley Kubrick, morto nel 1999 a 71 anni. Inglesi entrambi quindi, come il 52enne Christopher Nolan che per molti versi oggi raccoglie l'eredità di entrambi.
Tratta da un breve romanzo di Philip K. Dick, la sceneggiatura di Blade Runner è firmata da Hampton Fancher e David Webb Peoples ed è per buona parte autonoma, discostandosi dalla matrice letteraria non solo per molte varianti narrative, ma anche e soprattutto per le atmosfere che, a differenza del libro, nel film sono malinconiche e opprimenti. Il protagonista è Richard Deckard, interpretato da un eccellente Harrison Ford, un ex-poliziotto "costretto" per la sua abilità a rientrare nei ranghi speciali dei cosiddetti Blade Runner; è considerato, infatti, l'unico in grado di ritirare, ovvero uccidere, quattro androidi pericolosi fuggiti dai lavori forzati su altri pianeti e ora liberi a Los Angeles. Deckard riuscirà nell'incarico in due giorni, durante i quali i replicanti (così vengono chiamati nel film) del tutto uguali agli esseri umani ma funzionanti per soli quattro anni, cercano di risalire al loro creatore nel tentativo di ottenere una vita più lunga.
Il trailer del Final Cut di Blade Runner
La trama è quindi semplice, ma svolta con estrema efficacia: Deckard elimina uno dopo l'altro, con l'aiuto inaspettato di un'altra replicante, Rachael (Sean Young), i quattro androidi che si sono resi colpevoli di vari omicidi, tra cui ultimo quello di Eldon Tyrrell, l'ingegnere che ha fondato un impero commerciale grazie appunto ai robot.
Potrebbe sembrare un classico giallo, con il poliziotto eroico che combatte i cattivi e li elimina. E lo è, ma all'interno di una cornice che diventa a sua volta strutturale, la Los Angeles del 2019 (!) piovosa e grigia, dominata da colossali immagini pubblicitarie e da gigantesche architetture piramidali, solcata nel cielo da aeromobili e affollata da una popolazione multietnica. Nella cornice poi entra di diritto la straordinaria colonna sonora in gran parte scritta da Vangelis, brani musicali che riescono a descrivere un mondo angoscioso e malinconico allo stesso tempo.
Il talento di Scott si manifesta poi in alcune scene madri, come l'uccisione di Tyrrell (Joe Turkel) da parte del replicante Roy Batty (Rutger Hauer), l'inseguimento di Zhora Salome (Joanna Cassidy) da parte di Deckard in una città che sembra un immenso luogo chiuso, l'appartamento di uno degli ingegneri di Tyrrell, J. F. Sebastian (William Sanderson), popolato da bizzarri robot e manichini, e infine il momento che tutti citano e ricordano, la morte di Roy.
Sin dai primi fotogrammi, il film propone un curioso test, detto Voight-Kampff, con il quale la polizia può capire se un sospetto è umano o replicante; l'analisi delle pupille nel contesto di una serie di domande consente all'agente Blade Runner di ottenere una risposta. L'agente Holden e il replicante Leon Kowalski sono i protagonisti della prima sequenza del film, tramite la quale possiamo intuire la difficile caccia della polizia agli androidi, identici agli esseri umani ma privi di qualunque emotività. Il motivo della loro breve vita è infatti legato al rischio che le esperienze possano far nascere un qualcosa di simile ai sentimenti umani nella loro struttura artificiale. In realtà, da come li conosciamo, i quattro androidi sono fortemente guidati da sentimenti, ancorché negativi.
L'uccisione di Holden da parte di Leon porta al rientro in servizio di Deckard che va ad intervistare Eldon Tyrrell e incontra Rachael, l'assistente del magnate, un'androide sperimentale che non sa di esserlo. Deckard dimostra a Tyrrell la bontà del test sottoponendovi Rachael e dimostrando che anch'essa è una replicante.
Il film procede rivelandoci il piano dei ribelli, che vogliono trovare un modo per arrivare davanti a Tyrrell. Roy e Leon visitano la fabbrica di occhi artificiali per androidi e ottengono, con violenza, il nome di un genetista amico di Tyrrell, Sebastian.
Dopo la minuziosa analisi dell'appartamento in cui viveva Kowalski Deckard rintraccia Zhora. Scaglie artificiali di serpente rimandano a un club dove la replicante si esibisce; nello scontro fisico con Deckard l'androide vincerebbe con facilità se l'agente non riuscisse a spararle nell'unico momento possibile.
Rachael ha capito di essere una replicante e dopo un breve incontro con Deckard lo salva dall'agguato di Leon, sparando all'androide che sta per uccidere il poliziotto. Deckard e Rachael dormono insieme a casa di Deckard 1, suggellando quindi in tempi brevissimi l'evidente attrazione reciproca.
Roy e Pris (Daryl Hannah) sono ora a casa di Sebastian, il geniale progettista di creature artificiali, che vive da solo circondato da pupazzi meccanici e ibridi, ed è un uomo debole e malato che non può resistere alla forza e alla volontà di Roy. Sebastian è amico di Tyrrell e gioca con lui complesse partite a scacchi; per poter entrare da Tyrrell, Roy suggerisce mosse vincenti 2 a Sebastian che viene quindi fatto entrare nella casa. In breve, il drammatico incontro tra il replicante e il suo creatore non ha soluzione e davanti all'impossibilità di prolungare la propria esistenza Roy disperato uccide sia Tyrrell sia Sebastian.
Dentro l'appartamento di Sebastian (che si trova in un palazzo celebre di Los Angeles, il Bradbury Building), Deckard ha ucciso Pris e aspetta Roy con il quale si svolge il terribile duello finale. Al termine, l'essere umano, sconfitto, attende di morire precipitando dal tetto su cui ha trovato rifugio provvisorio, ma il replicante, che ha avvertito l'incombere della fine, invece lo salva, lo solleva con la sua forza disumana, e prima di morire pronuncia le parole entrate ormai nella leggenda del cinema e che, si racconta, furono scelte dallo stesso Rutger Hauer sulla traccia della sceneggiatura:
I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched C-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate. All those moments will be lost in time, like tears...in...rain. Time to die.3
Perché Blade Runner è un capolavoro?
Oltre a quanto già sottolineato, che di fatto si deve alle qualità registiche di Scott, alla perfetta sceneggiatura e alle interpretazioni di Ford e Hauer, un impegnativo tema sotterraneo discende dal romanzo di Dick, nella difficile distinzione tra naturale (gli umani) e artificiale (gli androidi) e nella ancor più sotterranea presenza di una sorta di misticismo. Un tema mistico in quanto diverso e irrazionale, connesso con elementi esistenziali che non sappiamo spiegare e che si potrebbero riassumere nella domanda "Perché esistiamo?". Roy Batty, l'androide Nexus 6, è un essere pensante, ha caratteristiche fisiche sovrumane, e vorrebbe vivere più a lungo. La volontà di vivere è tra gli elementi caratterizzanti le specie animali ma, secondo i loro umani creatori, gli androidi non hanno anima e possono essere ritirati. L'argomento è chiaramente sovrapponibile a storici temi razziali (si pensi ai massacri compiuti dai colonizzatori nel nome di Dio), alla schiavitù, al rapporto tra l'uomo e gli animali sfruttati per procurare o diventare cibo, e a temi più recenti, come la distinzione ancora tutta da definire tra la nostra intelligenza e quella delle macchine.
Blade Runner ci affascina come storia e allo stesso tempo ci costringe a riflettere; Tyrrell ha scelto di far morire giovani le sue creature, e una di esse decide di far morire il proprio creatore. Non ha allora una qualche ragione l'androide Roy che uccide Tyrrell suo creatore e anche distruttore? Ed è giusto che la morte di un androide resti impunita?
Non è un caso che nella trama del film si possano trovare echi della narrativa epica e della mitologia, elementi di sicura e potente fascinazione sfruttati con abilità dagli sceneggiatori e da Ridley Scott. Nel monologo finale di Roy appaiono luoghi sfuggenti e lontani, astronavi impegnate in battaglie, e i nomi di Orion e Tannhäuser che sembrano scelti solo per la loro capacità evocativa; la colomba che Roy teneva in mano e la pioggia che cade incessantemente aggiungono alla scena la nota emotiva più forte.
Un capolavoro per immagini e contenuto quindi, cui si aggiunge una nota che sicuramente Philip Dick avrebbe apprezzato, vale a dire l'ambiguità della figura di Deckard 4 . Appare ovviamente come un essere umano, ma il film ci rivela che agli esseri artificiali vengono impiantate false memorie per completarne proprio l'apparente umanità. Deckard nel mezzo del film sogna un unicorno e nella scena finale del film il suo collega poliziotto Gaff (Edward James Olmos) specialista in origami, colloca un piccolo unicorno di carta davanti alla sua porta di casa. Un avvertimento: noi sappiamo tutto di te, anche quello che sogni, perché siamo noi che ti abbiamo costruito!
Locandine di Blade Runner




Note con rimando automatico al testo
1 L'appartamento di Deckard si trova nella celebre Ennis House di Frank Llloyd Wright a Los Angeles.
2 La partita citata attraverso le mosse dette da Sebastian e Tyrrell e poi anche sulla scacchiera, è la più celebre partita a scacchi della storia, vinta nel 1851 da Adolf Anderssen, detta non a caso L'Immortale per la sua spettacolarità.
3 Il testo nel doppiaggio italiano: "Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire."
4 Il tardivo sequel del film, Blade Runner 2049, di Denis Villeneuve, ignora questo dubbio e propone l'esistenza di una figlia dell'uomo Deckard e della replicante Rachael.