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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il brusio del pubblico in sala al Teatro Vascello viene bruscamente interrotto da un annuncio impertinente “Spegnete quei cazzo di cellulari”, ed è già spettacolo. Uno spettacolo che fa sbellicare dal ridere, anche se, in realtà, ci sarebbe molto da piangere. Scritto da Gabriele Di Luca, che ne cura anche la regia insieme a Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, Miracoli Metropolitani dà un colpo basso al capitalismo occidentale mostrando un mondo alla deriva.
Sebbene pensato prima della pandemia, lo spettacolo racconta di un’umanità costretta agli arresti domiciliari perché la città è letteralmente invasa dalla merda, a causa di un grosso intoppo dell’impianto fognario. Per certi versi è uno spettacolo estremo e paradossale, ma di fatto è molto vicino alla realtà. La stessa metafora della merda è scaturita da una notizia di cronaca inglese del 2017, quando nelle fogne di Whitechapel a Londra fu trovato un enorme fatberg fatto di feci, assorbenti, condom e schifezze varie buttate nello scarico.
Il mondo dell’abbondanza, inquinato, appestato e avvelenato dal dio denaro, fa pensare a un grosso tubo digerente che ingurgita cibo e poi lo espelle. Non importa la qualità ma la quantità.
Per rimpinzarsi di cibo per celiaci, intolleranze alimentari varie e rigorosamente bio, i cittadini ricorrono al take away e l’azione si svolge esclusivamente all’interno di una cucina sgangherata ricavata da una carrozzeria in disuso.

Nello spazio claustrofobico realizzato da Lucio Diana abitano e si alternano otto personaggi, tutti diversamente afflitti dalla solitudine, dalla mancanza di un affetto vero e tutti vittime di un sistema politico fascistoide che fa finta di prendersi cura dei poveri e degli immigrati. Tanto a perseguitare i migranti ci penseranno i facinorosi gruppi di destra disposti a tutto pur di salvare la Patria.
Nella cucina fatiscente ma ben attrezzata, c’è Plinio (Federico Vanni), ex chef pluristellato che si trova costretto a preparare cibo scadente con ingredienti prodotti in Cina e a spacciarlo per delizia culinaria alla moda, La sua compagna (Beatrice Schiros) aspira a divenire imprenditrice digitale ed è ossessionata dai like dei suoi followers su Facebook. Ex lavapiatti, è schiava del lusso e non compra mai ai saldi perché “è roba da poveri”. Suo figlio Igor (Federico Gatti) con evidenti disturbi del comportamento e difficoltà relazionali, passa il tempo con i videogiochi, in particolare con “affonda l’immigrato”. La madre di Plinio, la settantenne Patty (Elsa Bossi) è una ex brigatista che ha attraversato il modo per lottare contro le ingiustizie politiche e sociali. Si prepara le bombe a casa ma non si è mai curata di dare affetto al figlio. In cucina lavora anche l’etiope Hope (Ambra Chiarello) che, mentre lava i piatti, cerca di mettere pace durante i continui litigi del gruppo. E’ arrivata con un barcone e mette al mondo in scena un bimbo albino. Aleph Viola interpreta due personaggi. Mohamed, il rider libanese laureato che fa le consegne e Mosquito, detenuto impegnato in lavori socialmente utili, che aspira a diventare attore. Infine, il deus ex machina Cesare, professore aspirante suicida che trova conforto nella compagnia dei derelitti e che si affeziona a Igor. Il suo arrivo è casuale ma, dal punto di vista drammaturgico è fondamentale, perché i suoi riferimenti culturali a Il mito di Sisifo di Albert Camus e alla nascita di Eros, oltre a offrire una speranza, permettono di elaborare una chiusa a una guerra di tutti contro tutti.
Rispetto ai loro lavori precedenti, Miracoli metropolitani ha una struttura più tradizionale con tanto di presentazione iniziale dei personaggi principali, sviluppo delle loro relazioni, climax e scioglimento finale nel quale tutti trovano una via d’uscita, Sarebbe stato più in linea con lo spettacolo lasciare alla coscienza degli spettatori una qualche soluzione per arginare il tracollo della nostra società capitalistica. Inoltre il fatto che quasi tutti sembrino più buoni e disponibili verso l’altro risulta poco credibile e un po’ retorico.


La tecnica registica cinematografica è un ordigno perfetto. Grazie all’uso delle luci e alla fuoriuscita di una piccola stanza nascosta dietro un muro rosso, i tre registi si possono permettere zoomate verso scene più intime, L’alternanza tra luce piena e buio garantisce lunghi piano-sequenza, ma il ritmo e i tempi dell’azione appaiono disuguali,
Grazie all’estrema bravura degli attori e alla loro capacità di coesione, la prima parte si sostanzia di un frenetico botta e risposta da mozzare il fiato. Sono tutti arrabbiati con se stessi e l’uno contro l’altro e sparano parolacce di ogni genere, al limite della bestemmia. Il turpiloquio sostituisce la comunicazione e mette in evidenza l’incapacità dei personaggi di relazionarsi con la realtà. Ma le voci che urlano a più non posso scatenano matte risate tra il pubblico, La parte centrale, invece, è un po’ troppo lunga a causa di alcune ripetizioni di battute molto prevedibili. Solo alcuni personaggi vengono scolpiti a tutto tondo, mentre altri vengono condannati alla stereotipia.
Efficaci le scene che avvengono nella stanzetta semovente. Come gli incontri del professore che, avendo perso il figlio, dà tutto se stesso al giovane Igor, tentando di insegnargli a pensare con la propria testa, a liberarsi dalle trappole tecnologiche e, soprattutto, offrendogli l’affetto di cui ha estremo bisogno. Coinvolgente la scena del parto di Hope che, almeno in questa circostanza, viene sostenuta e aiutata dai bianchi. Il suo monologo sull’avocado è una potente accusa al colonialismo italiano e non solo.
Lo spettacolo dura due ore e mezza che, nonostante alcune pecche, passano lisce. Questo anche grazie all’inimitabile capacità della compagnia di amalgamare il tragico con il grottesco, il linguaggio da strada con la poesia, la risata con la commozione, la birboneria con la serietà d’intenti. Miracoli metropolitani è uno spettacolo esistenzialista e distopico che abbraccia varie tematiche, tutte molto vicine alla realtà contemporanea.
Ci riguarda.
Fotografie di Salvatore Pastore e Giulia Di Vitantonio.
Scheda tecnica
Miracoli metropolitanidi Carrozzeria Orfeo. Drammaturgia di Gabriele Di Luca. Regia di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi.
Con: Elsa Bossi, Ambra Chiarello, Federico Gatti, Beatrice Schiros, Massimiliano Setti, Federico Vanni, Aleph Viola.
Musiche originali di Massimiliano Setti. Scenografia e luci di Lucio Diana. Costumi di Stefania Campini. Una produzione di Marce Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova, Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini. In collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia Romagna L’arboreto-Teatro Dimora| La Corte Ospitale.
Visto al Teatro Vascello di Roma,dove lo spettacolo resterà in scena fino al 14 maggio, il 2 maggio 2023.