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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Un ospedale di spettri

 

 

 

Un biancore spettrale e tecnologico accoglie lo spettatore, mentre una sottile nebbia biancastra lievita dal pavimento nero. Un divanetto a sinistra, una sedia a destra. Microfoni e registratori, e un'apparecchiatura a vista per proiettare immagini sulla parete. A destra due schermidori, in bianco, il volto coperto dalla maschera di ferro. Sulla parete una donna proietta il testo di Carl von Clausewitz sulla guerra (Della guerra, 1832), in francese con testo a fronte, mentre una voce microfonata lo compita due volte, in francese. Certo, in francese, perché fa da chiosa ed apertura a quella mortale guerra di spiriti con cui Laclos immortala culmine e decadenza della Francia illuminista e pre-rivoluzionaria (l’ala nobiliare e perversa, libertina, non quella borghese), nelle pagine del suo celeberrimo romanzo epistolare, Les Liaisons dangereuses (1782).

Non è che l’inizio di una serie di ibridazioni testuali ottocentesche e novecentesche a cui Carmelo Rifici e Livia Rossi sottopongono – nello spettacolo omonimo, Le relazioni pericolose (Roma, teatro Vascello, 18-23.4.2023, ma esordiente a Lugano nel 2022) – il famoso romanzo epistolare.

La vicenda è nota, ma ripassiamone la trama grazie a Wikipedia.

Il visconte di Valmont, cinico seduttore, ha deciso di conquistare la castissima Madame de Tourvel. Confida il suo progetto alla marchesa de Merteuil, sua ex amante e sfrenata libertina. Sarà lei a guidare a distanza le avventure di Valmont, imponendogli di rispettare il codice libertino. Gli consiglia innanzitutto di conquistare la timida Cécile de Volanges, appena uscita di convento e promessa a un uomo di cui la marchesa si vuole vendicare. Cécile si innamora del giovane Danceny, e Valmont riesce a sedurla ponendosi come intermediario tra lei ed il giovane.

Grazie ad alcuni stratagemmi il visconte vince anche le resistenze di M.me de Tourvel riuscendo a possederla anche carnalmente; ciò nonostante la marchesa lo obbliga a rompere quest'ultima relazione. Valmont scrive una lettera di rottura a M.me de Tourvel nella speranza, che risulterà vana, di riottenere i favori della sua ex amante. La lotta fra i due libertini è ormai inevitabile e la marchesa rivela a Danceny la relazione fra Valmont e Cécile. I due si battono in duello e Valmont muore, ma non prima di aver consegnato al giovane le lettere che smascherano le trame della marchesa di Merteuil. La marchesa, sfigurata dal vaiolo e conosciuta finalmente nella sua reale natura, si isola dalla società, mentre M.me de Tourvel e Cécile si ritirano in convento dove la prima morirà poco dopo.

 

Ma torniamo alla scena. Silenzio. Ora i due schermidori si preparano al duello. Un duello rituale tuttavia, da palestra. Un minuetto settecentesco. La bardatura è quella dello sport, non del vero duello. Una danza senza volto, in cui i duellanti sono attanti, marionette, non persone. Prima di incrociare le lame, le alzano in saluto, e paiono antenne d’insetto accanto alla maschera, che sembra l’occhio ingrandito di una cavalletta. E’ la dimensione entomologica di cui parla Columbo nella sua recensione. Sì, è vero. Siamo di fronte non a persone, ma come ad insetti che si agitano nella tela di ragno del linguaggio, lacannianamente parlati dal rito e dall’ideologia, dalla volontà di potenza. Del resto sul testo a parete di von Clausewitz erano proiettate tante mosche. Il marcio dei cadaveri della guerra? E più avanti, su un’altra immagine campeggerà l’ombra di una mantide religiosa. La marchesa con la sua divorante distruttività?

Ora le lame si incrociano. Un rumore nel vuoto spaziato della penombra. Un rumore nel nulla. “[…] a tale told by an idiot / full of sound and fury/signifying nothing”? Le parole, come illusione di potere, di seduzione, si degradano in puro rumore e nonsenso, negli atti, nelle immagini, nelle voci microfonate e scheggiate da distorsioni elettroniche, mentre a fondo scena una violinista muta fa solo il gesto della musica.

 

 

Tutto si compie e disfa nel nulla, come in un ospedale di spettri. Le immagini proiettate sulla parete sono parziali, evanescenti, si muovono per unire frammenti, mentre una spatola le cancella, e più avanti un coloratissimo acquarello si scioglie nel nulla.

Resta solo il teatro della crudeltà con pervicace disperazione proclamato da Valmont, citando Artaud:

“[…] il teatro nasce dal conflitto, sprigiona forze, libera possibilità negate, e se tutte queste forze sono nefaste, la colpa non è della peste o del teatro, ma della vita. Il teatro esiste per far scoppiare gli ascessi collettivi. E quando hanno effetto, la folla esige una vittima. E […] arriverà la nostra fine.”

a cui risponde con altrettanto proterva tracotante disperazione la marchesa, citando il Nietzsche della volontà di potenza, poi ibridato con parole sue:

[…] L’unica fonte di gioia a nostra disposizione è sentire che la potenza cresce (Nietzsche) .. Non voglio la commozione della tragedia / il teatro ha inventato la speranza / per i Greci la speranza era considerata il male dei mali / la parola non deve fare i conti con nessun corpo/ ammetto solo la parola pura fredda / Il controllo totale del linguaggio è la mia arma .

 

Ma l’ironia e la rabbia annaspano nel vuoto e nella decostruzione, dove gli attanti si avvicinano e allontanano in meccanici scontri verbali.

Nel teatro della crudeltà tutti perdono, e nella spirale di narcisismo e potere – il potere come seduzione e la seduzione come potere – la persona scompare, ed i sentimenti sono devastati. Non ci sono vincitori.

Cécile stupefatta grida la tirannia del corpo. La marchesa pontifica:”La vergogna passa, resta il piacere”. E tutti, tradendo, tutti traditi e sconfitti, recitano a turno, ossessivamente la frase impietosa “trascende il mio controllo”.

Certo. Perché la crudeltà non è in loro possesso, non è potere. Il potere divora il potere. La crudeltà è meccanismo, sistema, linguaggio.

“Homo homini lupus”, diceva Hobbes. Ma il lupo è lupo al lupo, agnello sacrificale della lupaggine. E genialmente un lupo imbalsamato, raggelato in un digrignìo rabbioso, viene ad un certo punto fatto transitare in scena, imbalsamato, in una teca di vetro. Dio vittima di se stesso, come in Marx il capitalista, funzione e non padrone del sistema del dio denaro.

Non resta che un sangue senza nome, e mentre i due giovani si accapigliano in deliri sonori, la Merteuil e Valmont, silenti, accasciati, ai due lati, diventano con giochi di luce una dilagante informe macchia di sangue.

Gelo, geometria, intelligenza crudele, e bravissimi tutti gli attori. Spicca tuttavia un palmo più in là la marchesa (Elena Ghiaurov), per magistralità vocale e gestuale.

 

 

Scheda tecnica
Le relazioni pericolose, drammaturgia Carmelo Rifici e Livia Rossi, ricerca delle fonti Carmelo Rifici, Ugo Fiore, Livia Rossi, regia Carmelo Rifici. 
Personaggi e interpreti: 
Marchesa de Merteuil Elena Ghiaurov, Madame de Tourvel Monica Piseddu, Visconte di Valmont Edoardo Ribatto (e Ugo Fiore), Cecile de Volanges Livia Rossi, Danceny Flavio Capuzzo Dolcetta. 
Disegno sonoro Federica Furlani, ricerca tecnologie audio e sonorizzazione Brian Burgan, progetto visivo Daniele Spanò, foto di scena Luca del Pia, costumi Margherita Platè, costumi d'epoca realizzati presso la Compagnia Italiana della Moda e del Costume e da Giulia Alvaro, Margherita Platè.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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