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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Potere e impotenza: dal sogno al trauma

 


Cappella Orsini è l’antro delle meraviglie. Una chiesa sconsacrata da 30 anni in gestione a Roberto Lucifero, artista visivo polivalente e antropologo, che l’ha resa un crocevia di iniziative, il cui fulcro sono sue mostre tematiche, alle quali poi aggrega mille altri eventi, con un originale proliferare di talent scouting che spazia in tutte le arti e discipline.

Era dunque il luogo giusto per ospitare lo spettacolo di Federica Bassetti, Settore Alpha (Roma, 16.4.2023), nel suo teatrino al piano superiore, una bomboniera circondata di reperti antichi ed opere sue e altrui, dove il pubblico si stipa tra tavolini, sedie, divanetti. Dico il luogo giusto perché il cuore del testo proposto dall’autrice regista e attrice ha a che fare con la fede utopica ed entusiastica nel potere vitale e rigeneratore dell’arte, e nel culto del dionisiaco inteso come libero e necessario scatenamento della passione e dell’eros come scintille divine, o per parafrasare un’altra passione dell’autrice, come eroico furore. Un vitalismo e un credo che sta alla base anche delle operazioni luciferine, dove la cultura è eros come incontro conoscenza contaminazione.

Federica Bassetti del resto – di formazione filosofica – da anni ha fatto confluire dionisiaco e psicologia in percorsi teatrali. Una filosofia esperienziale, di cui il vademecum può essere considerato il suo Caverne di Nietzsche (Edizioni Efesto, 2021), una disamina filosofica tradotta per anni in percorso teatrale per le scuole.

Ma veniamo al testo. Come già si intuisce dal titolo, siamo nella distopia più classica, dove il male è un incrocio tra tecnologia e potere, per un controllo totalizzante e alienante delle masse e dell’umano ad opera di un’élite a sua volta alienata e disumanizzata. Il distopico ha poi una caratteristica bizzarra rispetto alla sua parentela con i filoni nazionalpopolari e il genere avventura. Il male vince, con un effetto di coscienza catartica alla greca, tragico, e dunque precristiano rispetto ai super eroi e alle vittorie sul male che costellano avventura e fantasy.

Rispetto alla tragedia greca tuttavia vi è quel surplus di angoscia soffocante che è tipico del moderno, e il cui super archetipo è Il processo, di Kafka. 
Non sono infatti gli dei o il fato ad essere terribili, ma l’umanità stessa.

Quali sono i bersagli del potere distopico? Tutto ciò che rende l’umano tale: cultura, pensiero, informazione, libertà, natura, amore. Naturalmente soprattutto l’amore, germe primario sempre della ribellione, e pateticamente tragicamente sconfitto. Così è in Brave New World (A. Huxley, 1932); così in Nineteen Eighty-Four (G. Orwell, 1948). E così è anche nel testo in questione. Ma Bassetti vi aggiunge una nota più sognante, arte e poesia, che del sentimento sono il fiore e la radice.

La protagonista ama infatti di amore proibito un poeta. Neanche questo tuttavia è nuovo in sé, se si pensa a Fahrenheit 451 (R. Bradbury, 1953), dove i ribelli diventano ciascuno memoria vivente di un libro bruciato.

Dove sta allora la novità? Sta nella crisi del potere stesso, in una incrinatura che improvvisamente si allarga, facendo sentire al rappresentante stesso del male l’alienazione della propria condizione. Non lo redimerà, e non vi sarà lieto fine per la vittima, che alla fine non potrà che urlare il proprio ideale, recitando disperatamente la poesia dell’amato.

Il sole albeggia / sopra il tetto dell’anima / Lasciatemi l’anima / che saprà vagare in eterno. / Il sole albeggia / odo soltanto il richiamo del vento. / Se sapremo coprirci gli occhi / la notte sarà solo .. / Vieni vieni, grande risveglio

Ma per l’aguzzino si apre all’improvviso la notte del delirio, della follia, del tormento. Come Macbeth è tormentato dall’ombra di Banco, ora lo invadono gli spettri delle sue vittime. 

Cos’è? Ho visto un’ombra passare là dietro .. eccola .. l’hai vista?
Come stare al centro di un bosco .. (ride) guarda .. Sono bambini
Ridono .. Hanno gli occhi bui (che avete?!) .. non dobbiamo passare accanto a loro. Ci aggrediranno .. quello non ha più la testa .. e quello la pelle sulla faccia (con chi parlate?!) .. là seduta una donna incinta con la faccia livida .. perché mi guarda così .. cosa vuole? Te l’ho detto io di digiunare? E tu ! dovevo torturarti molto di più! questa casa è piena di ombre. Voi siete tutti morti .. non avevate fede nel sistema .. vi ho ucciso .. 
Ulas, con quel tuo stupido nome,, dovevi morire in maniera più atroce .. adesso lei è soltanto mia. Sei morto […] Chiamate un medico .. è tutto buio .. dov’è la luce .. dove sei Letizia? Ridi e salta per me ..

Solo difetto, a mio parere, è che, mentre il suo cedimento alla nostalgia della natura e dei sentimenti è per tutto il tempo sapientemente graduato, il salto nel delirante senso di colpa non appare né giustificato (non si pente) né preparato. Sembra piuttosto un fulmine a ciel sereno, per amor di tesi, come il vaiolo della Merteuil nelle Relazioni pericolose (Laclos). 
Una punizione autoriale ad usum morale del pubblico, ma che non sta nei fatti.

 

Veniamo ora ai dettagli. Il mondo disegnato è un mondo verticale, a zone, marchiate con l’alfabeto greco. In alfa gli eletti. A scendere sempre peggio. In basso lavoro schiavile, stupro, malattie, ma assenti natura e sole – questo oscurato dall’inquinamento anche in alfa – e ovunque criminalizzati arte e sentimenti. In alfa gli animali ci sono, per una buona nutrizione, e le donne sono animali da chirurgia estetica, macchine sessuali senz’anima.

Il capo del Gran consiglio decide e dirige tutto, e si occupa della persecuzione dei ribelli, soprattutto gli artisti, poi sottoposti a tortura spettacolarizzata e poi messi a morte.

La protagonista – Letizia (una ipercinetica Bassetti) – è stata selezionata da Madame (Angela Zampetti) come amante di turno del satiro di potere. Ma in realtà Madame ha trasgredito, per pietà. Letizia è si senza malattie e ben addestrata, ma nasconde un dato proibito. Non solo ha sogni e sentimenti, ma è lì per tentare di salvare il suo amore scomparso, un poeta. Il capo intuisce e poi capisce, ma è progressivamente succube del proibito: Letizia è spontanea, passionale, e addirittura gli provoca ricordi e nostalgie d’infanzia, quasi poetici (la nonna, il sole). La corteggia, le offre tutto, promettendo che il poeta non morirà, mentre invece poi si scopre che proprio per gelosia lo ha fatto uccidere.

La scena è semplice, con un baule-catafalco-tavolo, su cui sedersi, sdraiarsi, sedursi, parlare. E’ una regia da camera, tutta sul recitato, con sobri stacchi musicali.

Madame compare il giusto, sobria e professionale.

Chi spicca è Mario Borgioni, abilissimo nel calibrare freddo e sapiente cinismo e trapassi progressivi al dubbio e all’invasione stupita di fragilità ed eros. In realtà il suo rapporto con lei è il simbolo dell’impotenza del potere. Il massimo che le chiede sono massaggi contro la stanchezza, il vestirsi sexy, e al culmine che lo faccia sentire potente, ma senza usare metafore (il proibito poetico). Non è preparato alle emozioni. Perde la testa per lei, sia pure in chiave narcisistico egoistica. Ma non la capisce. Essere sua significherebbe anche qualche ritocco estetico, e partecipare con gioia allo spettacolo delle torture. Non la capisce ma capisce che gli sfugge la presa, e che lei appartiene ad un altro mondo, quello del vero amore. E questo lo fa esplodere. Da cui poi anche il salto nella crisi finale.

Certo però – se Borgioni è maestro nel modulare una crescita graduale (anche aiutato dal testo) – è più parola che corpo. Federica Bassetti invece è un animale da corpo, un’esplosione di gesti trattenuti, maschere, posture, da animale selvaggio, ferito, che ingoia e morde il freno. Si sente troppo però che parte sempre alto – in sovracuto emozionale – e vorrebbe solo esplodere nell’assunto di base, romantico, come in effetti alla fine fa.

In ogni caso un bel pezzo di musica da camera, un trio d’archi per sogno e trauma.

 

Scheda tecnica

Settore Alpha, di Federica Bassetti, regia Federica Bassetti.
Con Federica Bassetti, Mario Borgioni, Angela Zampetti. 
Luci e fonica, Clara Passi. Musiche, Giorgia Passi

 

 

 

 

 

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