Abbiamo 313 visitatori online
Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.
Fogli e Parole d'Arte
non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'articolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".
- Nuova informativa sui cookie -
2001: A Space Odyssey
di Stanley Kubrick
con Keir Dullea
Gary Lokwood, William Sylvester
Se si ha un poco di pazienza e di curiosità insieme, la ricerca in rete di classifiche più o meno specializzate per i migliori film di tutti i tempi può fornirci risultati interessanti. Forse, il titolo più ricorrente è The Godfather di Francis Coppola, ma anche The Shawshank Redemption di Frank Darabont, The Dark Knight di Christopher Nolan, Apocalypse Now ancora di Coppola e Psycho di Alfred Hitchcock hanno una presenza quasi costante tra i primi dieci. Se la stessa ricerca si fosse potuta fare molti anni fa, probabilmente Stagecoach di John Ford e Modern Times di Charlie Chaplin sarebbero apparsi tra i primissimi, magari insieme a Citizen Kane di Orson Welles, a Casablanca di Michael Curtiz e a Gone with the wind di Victor Fleming.
[I titoli originali sono stati molto spesso reinventati dalle distribuzioni italiane; Le ali della Libertà, Ombre Rosse e Quarto Potere sono casi fortunati di nuovi titoli perlomeno invitanti]
Personalmente la mia classifica, perché tutti abbiamo la debolezza di stilarla, vede al primo posto a pari merito due film di fantascienza, Blade Runner di Ridley Scott e 2001 A Space Odyssey di Stanley Kubrick. Quest'ultimo è il film che ho visto più volte in vita mia, anche e soprattutto perché mi ero fatto obbligo, durante gli oltre trent'anni in cui ho insegnato nei licei, di farlo vedere alle mie classi quarte, vale a dire a giovani tra i 17 e i 18 anni. Accolto con molta diffidenza e qualche sospiro finale, il film lasciava sempre interdetti i ragazzi che – magari senza averlo apprezzato molto – lo ricordavano poi a distanza di anni come qualcosa di sorprendente e straniante.
Questo trailer, disponibile su YouTube, racconta il film 50 anni dopo la sua produzione.
Tale è 2001, sorprendente e straniante. Uscito nelle sale nel 1968, quindi 55 anni fa, possiede ancora ottime qualità nei trucchi e nei montaggi avveniristici, che del resto sono stati copiati all'infinito negli anni successivi. Ma nessuno davvero ha saputo copiarne lo stile enigmatico, elusivo, fatto di scene che sembrano inutili e di episodi-chiave che non ci vengono mostrati ma solo fatti intuire. Per non parlare della inimitabile qualità e originalità della colonna sonora.
La trama del film è ricordata da molti spettatori come incomprensibile, se non volutamente lasciata in sospeso, a rimarcarne un qualche nascosto aspetto spirituale o metafisico. Eppure, Kubrick e Arthur Clarke, che scrissero la sceneggiatura, ne hanno ampiamente spiegato i punti oscuri, non lasciando ambiguità.
Una civiltà extraterrestre condiziona la storia dell'umanità. E' in grado di trasformare l'intelligenza animale in umana (l'uomo scimmia impara a usare un osso come arma letale) e la forma umana in super-umana (l'astronauta David Bowman muore e rinasce come creatura in grado di spostarsi nello spazio cosmico). La civiltà extraterrestre pone sulla Terra un monolito che impregna gli uomini scimmia in lotta per la sopravvivenza e dona loro l'intelligenza. Poi, un secondo monolito (o lo stesso monolito? Kubrick non è chiaro a riguardo) viene collocato sulla Luna, ampiamente sotterrato, per essere trovato dagli uomini e guidarli tramite un segnale radio verso un satellite di Giove. Raggiunto Giove dall'astronauta David Bowman, un terzo monolito lo risucchia in una sorta di viaggio interstellare e infine un quarto monolito trasforma Bowman, nell'ultima sequenza straordinaria e apparentemente assurda del film, in un nuovo essere vivente.
Se la trama è complessa, la struttura del film è originale e spiazzante e incorpora un protagonista non-umano, il super computer Hal 9000, destinato ad apparire e a scomparire senza una evidente coerenza con la trama principale.
Diviso in tre parti indicate da un titolo, The Dawn of Man, Jupiter Mission, Jupiter and Beyond the Infinite, il film si apre con un breve episodio in cui assistiamo alla scoperta da parte di un gruppo di ominidi del monolito, qualche milione di anni fa. Gli ominidi o uomini-scimmia hanno appena perduto l'accesso a una pozza d'acqua per la superiore forza dimostrata da un altro gruppo; al mattino, il loro capo scopre il monolito e dopo molte esitazioni lo tocca. In successione, vediamo l'ominide perplesso, poi curioso delle ossa di alcuni animali uccisi, e infine in grado di impugnare un osso molto grande e trasformarlo in un bastone, massiccio e devastante, che subito dopo userà, insieme ai suoi compagni, per sconfiggere il gruppo rivale e rimpossessarsi della pozza d'acqua.
Alcune sequenze, compresa la sigla iniziale, sono sottolineate dall'incipit di una sinfonia celebre, Also sprach Zarathustra, di Richard Strauss, brano musicale di estrema potenza, che anche nel titolo non a caso richiama il superominismo di Nietzsche. L'allineamento del monolito con i pianeti del sistema solare suggerisce la capacità degli extraterrestri di utilizzare peculiari coincidenze astronomiche.
Nell'episodio ci sono due momenti citati all'infinito in altri film, in manifesti, in copertine; il primo inquadra l'ominide intento a maneggiare l'osso-bastone, per poi comprenderne la possibilità che si trasformi in un'arma. Poco dopo, il secondo epico momento ci mostra il passaggio dagli uomini-scimmia all'anno 1999, raccontato da Kubrick con una sequenza cinematografica capolavoro, ancora oggi in grado di emozionare: l'osso lanciato trionfalmente in aria dall'ominide si trasforma di colpo in una delle astronavi che volano tra la Terra e una stazione spaziale. A bordo di uno shuttle simile a quelli che verranno poi costruiti dalla Nasa, c'è un unico passeggero.
Per capire cosa accade nel 1999 e perché un uomo chiaramente importante si stia recando dapprima su una stazione spaziale, poi su una base lunare e infine in un cratere, ci vuole ora pazienza e attenzione. Heywood Floyd, capo dell'agenzia spaziale americana, in gran segretezza deve verificare cosa è stato trovato sepolto in un determinato punto della Luna. Per comunicarci questi pochi dati Kubrick impiega molti minuti, mostrandoci e facendoci viaggiare nello shuttle, nella base spaziale intorno alla Terra, in un Moonbus e su un modulo lunare che Floyd utilizza per giungere a destinazione. I personaggi parlano pochissimo, e la comunicazione stampa che Floyd gestisce è quanto di meno esplicito si possa immaginare.
Il monolito è stato discavato e intorno gli è stata creata una struttura protettiva. Quando Floyd e altri arrivano per vederlo da vicino, e stanno facendosi una foto-ricordo, il monolito emette un sibilo assordante e (ma lo sappiamo dopo) un segnale radio. Qui finisce la prima parte che, dopo gli ominidi, ha presentato altre immagini memorabili: lo shuttle che si avvicina alla base spaziale sulle note del Danubio Blu, l'interno della base spaziale utilizzata anche dai sovietici con un arredo postmodern, la stewardess che si rovescia nell'assenza di gravità, il viaggio superveloce del Moonbus, alcuni astronauti a spasso sul suolo lunare e la fotografia di Floyd e gli altri davanti al monolito.
La seconda parte, Jupiter Mission, è aperta dal silenzioso movimento nel vuoto spaziale dell'astronave costruita per raggiungere Giove, la Discovery One, dotata di un grande corpo sferico e di una lunga coda che probabilmente contiene gli elementi necessari alla propulsione. Ruotando, la sfera produce una gravità artificiale e si ripete quindi un interno circolare con i pavimenti curvi, come nella base spaziale. Siamo nel 2001, a bordo ci sono cinque astronauti e un supercomputer che gestisce la missione e che – lo capiremo meglio – è anche l'unico a conoscerne i dettagli. Il supercomputer viene chiamato Hal e non è dotato di parti robotiche; è tuttavia in grado di parlare e di dialogare e possiede degli obiettivi con i quali può osservare tutti gli interni dell'astronave. Hal e i suoi gemelli sulla Terra sono i computer più potenti mai costruiti, la cui sigla completa è HAL 9000. Dei cinque astronauti, due sono attivi, il comandante David Bowman e il suo vice Frank Poole, mentre gli altri tre sono chiusi dentro cuccette simili a sarcofagi, in ibernazione temporanea allo scopo di risparmiare cibo e aria durante il viaggio. Li vediamo sfilare, e possiamo leggerne i nomi sulle targhette esterne, lungo il pavimento curvo dove Frank si tiene in forma correndo. Li vediamo anche in qualche schizzo di Bowman, che per passare il tempo si diletta di disegno.
Va detto a questo punto che – come sempre purtroppo – le traduzioni e il doppiaggio del film sono scadenti, in questo caso con l'incredibile aggravante della pronuncia all'italiana dei nomi dei due astronauti, David e Frank, e la scelta di una curiosa e melliflua voce per il computer, che nell'originale ha ben poche intonazioni. Come diceva bene Italo Calvino, la pretesa di doppiare un film è qualcosa di assurdo, mettere voci italiane a un film giapponese (secondo il suo esempio) è in partenza un delitto. Ma lo è comunque per qualunque lingua. 2001 va visto in originale.
Accade ora l'episodio meno spiegato di tutto il film, e cioè l'imprevisto errore di Hal, che ritiene guasto un componente della nave, lo fa prelevare all'esterno da Frank, e giudica strano che in realtà quel pezzo non sia né guasto né difettoso. Da qui la scelta dei due astronauti di disattivare Hal nel caso in cui fosse sicuro che ha commesso un errore, A seguito di questa scelta, che i due uomini non riescono a tenere nascosta al computer, Hal uccide sia Frank sia i tre in ibernazione e tenta di assassinare anche David. Hal ha capito che sarà disattivato e difende la propria esistenza a tutti i costi. Ma sarà David ad averla vinta, anche se al prezzo di ritrovarsi completamente solo sulla nave. Come in altri momenti del film, l'attenzione di Kubrick è sui dettagli e sulle inquadrature, con alcune invenzioni visive e sonore rimaste nella storia del cinema: il respiro dentro il casco degli astronauti come colonna sonora, le bocche di David e Frank osservate da Hal che riesce a capire quello che i due si stanno dicendo, il rientro di David nell'astronave da un portellone di sicurezza, e soprattutto – improvvisa – la scena dello spegnimento di Hal da parte di David, entrato nella CPU del computer (grande come una stanza, non certo la schedina dei PC di oggi), con la voce di Hal che si spegne lentamente e in chiusura canta “Daisy Daisy”, il suo primo esercizio sonoro.
La fine della seconda parte è determinata dall'apparizione, registrata su uno schermo, di Floyd, che spiega il motivo della missione, non sapendo ovviamente che ad ascoltarlo c'è il solo comandante Bowman.
Cosa accada al povero David da solo per mesi sull'enorme Discovery One non ci viene né detto né mostrato, perché la terza parte Jupiter and Beyond the Infinite, priva di dialoghi, si risolve interamente in immagini straordinarie e in inquietanti sottofondi sonori.
La meta del viaggio è stata raggiunta e lo possiamo capire vedendo uno dei piccoli moduli esterni (gli stessi usati durante le uscite nello spazio dell'episodio precedente) che si allontana dall'astronave. Con un improvviso salto di immagine, ora ci troviamo a guardare, come se fossimo insieme a David, dal finestrino del modulo. E ora guardiamo fuori, ora vediamo il volto frastornato di David, perché accade qualcosa di incredibile, un viaggio in luoghi, pianeti, cieli, dimensioni extraumane e extraterrestri, paesaggi dai colori imprevisti, esplosioni, oggetti in volo, e quanto altro possa apparire impossibile su un satellite di Giove. La spiegazione è che il modulo attraversa tempo e spazio e viene guidato dagli alieni perché possa mostrare all'essere umano che ha a bordo ciò che c'è al di fuori della Terra. La sequenza è straordinaria e ha fatto parlare di un viaggio lisergico, anche se probabilmente questo non era nelle intenzioni dei suoi creatori.
L'occhio incredulo di David ora vede un esterno fisso, perché il modulo si è fermato in una stanza! Noi spettatori non riusciamo a crederci, la stanza è assurda, ha il pavimento luminoso e ci sono mobili di antiquariato. Se si sta attenti, non vediamo mai David scendere dal modulo ma vediamo la sua figura dentro la stanza, ancora in tuta ma dal volto invecchiato, poi in giro in quello che di fatto è un appartamento, una stanza da letto vuota, poi una sala da pranzo dove un uomo sta mangiando, quell'uomo è David ormai anziano, entra nella stanza da letto dove c'è una figura distesa che è sempre David moribondo, davanti al quale appare il monolito nero e, come l'uomo scimmia e come gli astronauti sulla luna, David alza una mano per toccarlo.
Interpretata da molti come qualcosa di metafisico o irrazionale, la scena è invece dettata da una precisa logica: David viene accolto in uno spazio artificiale creato dagli alieni a somiglianza del mondo degli uomini, e qui avviene la sua trasformazione che comporta la totale fine della sua esistenza e poi la rinascita. Nel letto, infatti, scomparso il David moribondo, appare ora un feto che ha sempre il volto ben riconoscibile dell'astronauta e che subito dopo, nell'inquadratura finale, fluttua liberamente nello spazio verso il pianeta Terra.
Così Kubrick ha spiegato la fine del film: “He is reborn, an enhanced being, a star child, an angel, a superman, if you like, and returns to earth prepared for the next leap forward of man’s evolutionary destiny.” (E' rinato, una creatura migliorata, un figlio delle stelle, un angelo, un superuomo se volete, e ritorna alla Terra pronto per il successivo salto nell'evoluzione dell'uomo). Nessun mistero quindi, è fantascienza.
Ma certamente, e qui sta la grandezza del film, le spiegazioni vagamente razionali sono scavalcate dalla potenza delle immagini e dalla loro capacità di evocare altro, di evocare l'estrema solitudine ad esempio, o la bellezza dell'universo, o le straordinarie conquiste della tecnica. Non si può chiudere la visione del film senza sentirsi in qualche modo diversi, più votati alla riflessione, più dubbiosi sulla realtà delle cose del mondo.
2001 si spiega in ogni suo risvolto narrativo, ma non si spiega nella struttura filmica, articolata secondo un sistema obliquo che chiede la massima attenzione allo spettatore, anche quando lo culla sulle note del Danubio Blu o lo frastorna nelle vibrazioni visive del viaggio di Bowman sul satellite di Giove.
Non ci sono alieni visibili nel film. Ci sono pochissimi personaggi e anche i dialoghi nel complesso sono ridottissimi e per buona parte inutili. Le musiche e le immagini sono protagoniste. 2001 è quello che ben pochi altri film sono in grado di essere, cinema allo stato puro.
Manifesti e locandine del film
Merita un'appendice la moltitudine di immagini connesse con il film, tra cui varie locandine di annate diverse e diverse distribuzioni. Ne utilizzo qualcuna per mostrare con le figure quello che a parole è difficile da descrivere.


Fotogrammi: l'ominide impara a usare l'osso come arma e
la stewardess capavolta nel veicolo spaziale

Questa locandina mostra Floyd e gli altri davanti al monolito sulla Luna

Il disegno della locandina mette insieme alcune scene sulla Luna

Le due locandine evidenziano il misterioso allineamento dei pianeti

Il protagonista di questa locandina è l'occhio di Hal




Queste locandine, anche grafiche, propongono l'astronauta David Bowman in alcuni passaggi del film