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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Manhattan, di Woody Allen

 


Manhattan

di Woody Allen


con Woody Allen, Mariel Hemingway,
Diane Keaton, Michael Murphy,
Anne Byrne Hoffman, Meryl Streep

 

Le sequenze in bianco e nero di New York aprono Manhattan, il film di Woody Allen del 1979, sottolineate dalla colonna sonora di George Gershwin e accompagnate dalla voce di Isaac Davis (Woody Allen), soprannominato “Ike”, uno scrittore che sta scrivendo un libro. Ike legge allo spettatore vari possibili incipit per il suo nuovo romanzo, ma non lo soddisfano; infine, trova l’incipit giusto: “New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”.

 

L’azione si sposta al locale Elaine’s, a Manhattan, dove il 42enne Ike va a cena insieme a Tracy (Mariel Hemingway), una ragazza di 17 anni con cui Ike ha un flirt, il suo amico Yale e la compagna di Yale, Emily (Anne Byrne Hoffman). Ike rivela ai suoi amici che la sua seconda ex moglie, Jill (Meryl Streep), sta scrivendo un libro sul loro matrimonio, che metterà in risalto tutte le fobie e idiosincrasie di Ike; è un fatto che preoccupa molto Ike. Dopo cena, Ike e Yale passeggiano per strada, e Yale confida a Ike di avere una relazione con una donna, una giornalista. Yale è affascinato da questa donna, ma anche spaventato da questa nuova relazione.

Ike porta Tracy a una galleria d’arte, nella quale incontrano Yale e la giornalista con cui ha una relazione, Mary Wilke (Diane Keaton). I quattro personaggi conversano mentre passeggiano per strada; Mary manifesta delle posizioni molto rigide e critiche su argomenti culturali. Mary e Yale hanno inventato “l’accademia dei sopravvalutati”, una categoria di scrittori, artisti e registi, che, a loro giudizio, hanno avuto dei riconoscimenti sproporzionati rispetto al loro reale valore. Nominano, tra gli appartenenti a questa categoria, Francis Scott Fitzgerald, Gustav Mahler, Heinrich Boll, Norman Mailer, Ingmar Bergman e altri. Ike è fortemente indignato e a disagio: tronca la conversazione e la passeggiata. Separatisi da Yale e Mary, Ike si sfoga con Tracy e le esprime la sua profonda avversione nei confronti di Mary, trovandola troppo cerebrale e arrogante.

Ike incontra Mary a un evento mondano, e questa volta tra loro si instaura una forte simpatia; passeggiano di notte, lei gli confida di essere seguita da un analista, gli racconta del suo ex marito Jeremiah. Vanno in un locale, dopodiché vanno a sedersi su una panchina vicino al Queensboro Bridge, dove restano fino alle prime luci dell’alba.

Ike e Tracy vanno insieme in un ristorante; lei gli rivela la sua decisione di andare a Londra, a frequentare l’accademia di musica e arte drammatica. Manifesta il desiderio di andare a Londra insieme a lui, ma Ike rifiuta, dicendole che deve andarci da sola: tra loro c’è troppa differenza d’età e per lei sarà comunque un’esperienza fantastica, avrà altre relazioni sentimentali e crescerà come persona.

In quel periodo, mentre sono in un locale, Tracy regala a Ike una fisarmonica; Ike le rivela di amare un’altra persona, con profondo dispiacere di Tracy.

Ike comunica a Yale e Emily che la casa editrice che pubblicherà il romanzo a cui sta lavorando è entusiasta dei primi capitoli. Ike, Mary, Yale e Emily fanno un giro con la nuova macchina di Yale: attraversano allegri in macchina un ponte di Manhattan, i capelli scompigliati dal vento. Vanno in un porto che si affaccia sull’oceano, e nella vetrina di una libreria scorgono il romanzo di Jill, in cui definisce Ike misantropo, farisaico, narcisista.

Ike va da Jill a protestare con forza, ma lei è irremovibile e gli manifesta la volontà di cedere i diritti cinematografici per l’adattamento del romanzo. Mary rivela a Ike di amare ancora Yale e avere ricominciato a vederlo. La reazione di Ike è un profondo sgomento. Ike va nella scuola dove Yale insegna, lo costringe a interrompere la lezione ed esplodono accuse, gelosie e rancori.

Ike, da solo, a casa sua, sdraiato sul divano parla a un microfono collegato a un registratore e esprime le sue idee su un libro sulla gente di Manhattan, che si pone continuamente problemi inutili e nevrotici che impediscono loro di affrontare i terrificanti problemi universali. Ike elenca le cose per cui vale la pena vivere, tra le quali Groucho Marx, Louis Armstrong, l’Educazione sentimentale di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, il viso di Tracy. Si alza dal divano, prende in mano la fisarmonica che gli ha regalato Tracy, finché, preso da un impulso irresistibile, esce di casa e corre verso l’aeroporto, per raggiungere Tracy prima che voli per Londra.

La raggiunge mentre si sta preparando a imbarcarsi sull’aereo. Le chiede se stia con qualcuno; risponde di no. Anche lui le rivela di avere lasciato la donna con cui stava. Ike si scusa per averla fatta stare male, e cerca di convincerla a non partire per Londra. Tracy gli spiega che è solo per sei mesi, poi tornerà a Manhattan. Ike è sgomento, sostiene che sei mesi sono troppi e a contatto con tanti attori e registi diventerà una persona diversa. Lei risponde: “Cosa sono sei mesi se noi ci amiamo ancora? Non tutti cambiano. Bisogna avere un po’ di fiducia nella gente.” Ike è perplesso, poi piano piano un sorriso appare sul suo volto. Un’ultima sequenza di immagini di Manhattan, tra le quali una che mostra lo skyline sotto un tramonto circondato da nuvole e un’altra, che la immortala di sera, chiudono il film.

 

Le sequenze di immagini di New York, oltre a essere fortemente evocative, simboliche e iconiche, ci ricordano quale sia uno dei compiti primari dello scrittore e del regista: condensare la grande quantità di personaggi, luoghi, fatti, emozioni di una storia in una sintesi. Dalla sintesi si può manifestare la grandezza di un artista. Le sequenze finali sono la conclusione di un’esperienza che lo spettatore ha compiuto insieme ai personaggi, con i loro tic, le loro fobie, le loro emozioni, le loro pulsioni, il loro sguardo sul mondo e sulla vita. Woody Allen si congeda dallo spettatore attraverso queste sequenze; finito il film, la storia comincia a ramificarsi nella coscienza dello spettatore, e a lui spetta la scelta se continuare ad avere nella propria vita questi personaggi come compagni di viaggio.

Il rapporto tra Ike e Tracy è tra un uomo maturo e una ragazza poco più che adolescente; è un delicato equilibrio tra l’esperienza e, a volte, il disincanto di lui e la spensieratezza e l’entusiasmo, spesso ingenuo, di lei. L’immagine che raffigura Ike e Mary, di spalle, seduti sulla panchina vicino al Queensboro bridge, alle prime luci dell’alba, è altamente iconica; è la più rappresentativa della filmografia di Allen. Coglie il momento di svolta nel loro rapporto, quando, dopo la diffidenza iniziale di lui per l’esasperato e presuntuoso intellettualismo manifestato da lei durante la visita alla galleria d’arte, imparano a conoscersi e apprezzarsi reciprocamente. È un’immagine contemplativa e, allo stesso tempo, intimista e romantica; esprime con forza la fascinazione di Ike verso la Grande Mela, in modo struggente, delicato e poetico.

L’atteggiamento di Ike verso la sua città è ambivalente: nella sequenza iniziale afferma di amarla “nonostante sia una metafora della decadenza della cultura”: tende ad avere verso di essa un approccio nostalgico e mitico, pur essendo consapevole delle sue innumerevoli contraddizioni, che sono inevitabilmente legate al suo essere una enorme e affollata metropoli moderna.

Il regista ci mostra la variegata umanità metropolitana di New York, colta nella sua quotidianità; gran parte delle persone rappresentate sono persone comuni, mostrate durante gli svolgimenti dei loro lavori. Ike è portatore dei valori dell’intelligenza, della conoscenza, della profondità, della sensibilità; l’uso dell’ironia, pur non togliendo nulla a questi valori, lo riporta a una dimensione umana che, molto spesso, riesce nel delicato scopo di instaurare un’empatia tra lui e lo spettatore.

La scena del ricevimento al quale Ike incontra Mary ci mostra una società che ha raggiunto un elevato livello di sofisticazione. Lo spettatore che si è appassionato alla storia e osserva la scena in cui Ike, Tracy, Yale e Mary passeggiano insieme lungo un marciapiede di Manhattan, dopo la visita alla galleria d’arte, è preso dal desiderio di entrare nello schermo, nel mondo di finzione dei personaggi e conversare con loro di letteratura, arte, filosofia, amore, vita, morte, tutto quello che passa loro per la testa. Senza alcuna meta, semplicemente conversare e passeggiare per Manhattan, prendendosi con calma tutto il tempo disponibile. Potrebbero osservare l’Empire State Building e commentarne l’altezza, sorseggiare un drink seduti ai tavolini all’aperto di un locale sulla Fifth Avenue, concedersi un momento di riposo su una panchina di Central Park, perdersi nel turbinio di insegne luminose di Times Square.

Questo balzo dell’immaginazione (l’incontro con i personaggi), che il lettore o lo spettatore compiono mentre leggono un libro o vedono un film, molto spesso, è solo un’operazione mentale assolutamente avulsa dalla realtà. In certi casi, tuttavia, può essere non solo una proiezione dei suoi desideri più profondi, ma anche un modo di porsi verso il film, dal quale si può tentare di capire perché per lui questa narrazione è così importante, quale è il suo valore, e quali effetti concreti può avere nella sua vita. In conclusione, Manhattan è legittimamente considerato il capolavoro di Woody Allen; dimostra una piena maturità nell’affrontare temi vari, profondi e impegnativi e, inoltre, una consapevolezza dei mezzi e delle potenzialità che il cinema mette a disposizione.

 



 

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