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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Bros, di Romeo Castellucci

 

 

Difficile e forse anche inutile trovare una definizione esauriente ed esaustiva di BROS, l’ultimo lavoro di Romeo Castellucci, presentato al Teatro Argentina di Roma. La sua poetica, sin dai tempi della Sociètas Raffaello Sanzio, mira alla progressiva sottrazione della rappresentazione del già esistente e del potere del linguaggio di raffigurare una verità astratta o anche un semplice oggetto. Il suo è un teatro fortemente visionario, plastico e sensoriale e quindi fortemente evocativo. Tutte queste caratteristiche vengono spinte all’estremo in BROS che fa esplodere in scena tutta la violenza e anche la stupidità del Potere.

Ci sono solo tre attori in scena (Valer Dellakeza, Luca Nava e Sergio Scarlatella), ma appaiono ventiquattro persone vestite da poliziotto. Sono uomini comuni reclutati attraverso un annuncio in ogni città della tournée.

Dopo aver firmato un contratto in cui si impegnano a rispettare tutte le regole imposte dal regista, vanno in scena un paio di giorni dopo senza aver fatto prove. Uno per uno vengono guidati da un auricolare senza fili da cui ricevono comandi singoli o anche di gruppo. La loro umanità viene azzerata e, quando sono tutti insieme, formano una massa compatta, perfetta nei movimenti imposti ed eseguiti in tempo reale. Indossano divise tutte uguali che fanno pensare al cinema americano, berretto con la visiera, pistola alla cintura e manganello in mano.



Poco prima che inizi lo spettacolo, spiccano, sul palcoscenico avvolto dal fumo, grandi macchine tecnologiche che girano su se stesse, puntando un fascio di luce ora sul palco ora sulla platea. Sono mostruose, fortemente inquietanti e creano uno stato di allerta, amplificato dai rumori stridenti, ossessivi e disturbanti di Scott Gibbon . I soliti ritardatari e quelli che non si rassegnano a spegnere i cellulari, non si accorgono che stanno per entrare in un inferno che riguarda anche loro, vittime di poteri più o meno occulti di vario genere.

La luce si spegne lentamente fin quando un buio pesto fa emergere la presenza in scena di un anziano barbuto vestito di bianco, con un sottile tronco di albero in mano. E’ l’unico a parlare ma parla rumeno e tutto ciò che dice si perderebbe nel nulla se non avessimo un foglietto esplicativo consegnatoci all’ingresso. E’ la figura biblica di Geremia, testimone diretto della distruzione di Gerusalemme. Si accascia al suolo, inveisce contro il cielo, si dispera e balbetta lamentazioni contro l’idolatria, contro il potere dei forti sui più deboli, contro la pratica impropria e poco curata dei rituali. Il poeta delle Sacre Scritture muore e viene disteso su un letto. Il calore umano che emanava attraverso la sua voce si disperde nel buio.

I poliziotti invadono la scena, si schierano in file compatte, a volte frontali, sparano a più non posso, compiono azioni violente e sottopongono i loro simili a sevizie di ogni genere. Fanno ridere quando si fanno scattare una foto di gruppo e la loro stupidità infila note decisamente comiche nel tessuto drammatico della loro violenza insensata. In particolare si scagliano contro il corpo nudo di un uomo a terra che viene picchiato e bastonato ripetutamente con i manganelli. Le botte sono amplificate e producono un senso di ripulsa. Questi poliziotti eseguono gli ordini in modo ineccepibile e sorprende come un insieme di sconosciuti si trasformi in un corpo unico, organico e completamente spersonalizzato. Alcuni probabilmente non capiscono lo scopo di quello che viene loro ordinato di fare ... Ma lo fanno con precisione, anche perché hanno firmato un indice comportamentale dove si può leggere “Eseguirò gli ordini con freddezza sacerdotale, anche se non capisco questa frase”. E sono molti gli ordini che prevedono che una frase non possa essere capita.

La squadra speciale della polizia in genere si muove in blocco, ma a volte alcuni si staccano per imbavagliare o per legare una vittima, per costringere un loro simile al suolo, per cospargersi il volto di un liquido rosso sangue. Compiono ogni tipo di crudeltà e lo fanno con una spontaneità che fa pensare che la violenza sia un linguaggio naturale, atavicamente ben piantato nella natura dell’uomo.



I richiami al Terzo Reich sono molto chiari. In particolare nella scena in cui i poliziotti idolatrano un pupazzetto bianco che si muove a scatti ma che, tuttavia, sembra in grado di imporre un ordine al quale è impossibile non assoggettarsi.

Sono pericolosi e imprevedibili questi poliziotti telecomandati. Trascinano in scena immagini di ogni tipo: quella di Beckett, di un babbuino, di una zampa d’oca, di una ragazza o di un tempio greco. Ogni immagine produce una reazione diversa, tra un disinteresse totale e una inspiegabile adorazione. A volte si dimenano come folli, oppure trascinano davanti all’immagine un cadavere infilato in un grande sacco nero per la spazzatura, altri si impegnano in ulteriori torture. Un gruppo scende in platea per far capire agli spettatori chi è che comanda.

Alla fine lavano le loro armi in una bacinella, poi lavano tutto con acqua abbondante per cancellare anche la minima parvenza di una qualsiasi emozione o di un sentimento umano.

L’azione scenica termina con l’arrivo di un bambino vestito di bianco come Geremia che lo accompagna. Ma il suo non è un chiarore di speranza. Il corpicino scompare presto tra le gambe dei poliziotti e i loro manganelli.

Operazione teatrale sconvolgente che colpisce profondamente lo spettatore per la sua assordante violenza ma anche per la sua estrema fascinazione visiva. Si esce appagati da questo ossimoro teatrale, ma anche con i nervi a fior di pelle. Una volta a casa, basta accendere la tv per vedere corpi martoriati e città distrutte da guerre combattute in Europa e anche altrove. Bros, che è la forma abbreviata dell’inglese brothers, non rappresenta il potere che disumanizza gli uomini. Bros è, in un certo senso, quel potere stesso.

 

Scheda tecnica

Bros,
concezione e regia: Romeo Castellucci, dramaturg: Piersandra Di Matteo, motti: Claudia Castellucci. 
Con gli agenti Valer Dellakeza, Luca Nava, Sergio Scarlatella e con uomini della strada.
Musica: Scott Gibbons. Sculture di scena e automazioni: Plastikart Studio. Realizzazione costumi: Grazia Bagnaresi. Assistente alla regia: Filippo Ferraresi. Foto di Francesco Raffaelli, Jean Michel Blasco. Produzione: Socìetas.

In coproduzione con LAC Lugano Arte, Kunsten Festival des Arts Brussels, Printemps des Comédiens Montpellier 2021, Mallon Théatre de Strasbourg- Scéne Européenne, Temporada Alta 2021, Manège –Maubeuge Scène nationale, Le Phénix Scène nationale européen de création Valenciennes, MC93 Maison de la Culture de Seine-Saint –Denis, Ruhrfestspiele Recklinghausen, ERT Emilia Romagna Teatro Italia, Holland Festival Amsterdam, V-A-C Fondazione, Triennale Milano Teatro, National Taichung Teater-Taiwan.

Prima assoluta al Lac, 10 ottobre 2021.

Visto al Teatro Argentina di Roma l’11 marzo 2023.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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