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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Hedvig, di e con Federica Santoro

  

 

In scena di recente al Teatro India di Roma, Hedvig è il quadro finale di un dittico performativo liberamente ispirato a L’anitra selvatica di Ibsen, Il primo, Isommersi, che vedeva in scena, insieme a Federica Santoro e al musicista Luca Tilli, anche Gabriele Portoghese, si riferiva, più o meno, ai primi tre atti del dramma. Hedvig si concentra sui terribili movimenti che portano al suicidio la giovane del titolo, vittima dei fasulli principi etici della borghesia di allora e di oggi.

Il progetto dedicato a Ibsen è il risultato di una lunga e profonda ricerca teatrale antinarrativa che estrae parole dal testo letterario per restituirne i significati più chiaroscurali e più reconditi attraverso un’ardita commistione di linguaggi, musicali, gestuali, verbali e visivi. I dialoghi del testo originale vengono in larga parte espunti o, al contrario, messi in risalto dalla sola voce performativa di Federica Santoro. I nessi sintattici saltano in aria e le parole si comprimono in tirate spesso atonali, dove il significato delle frasi viene portato in superficie da incredibili acrobatismi vocali che privilegiano la sonorità mutevole delle parole. Parole che non spiegano, non raccontano, ma evocano gli stati d’animo dei personaggi, le loro fragilità, la loro incapacità di sottrarsi al moralismo bieco delle classi dominanti. Le parole, a volte, possono anche permettersi il lusso di non essere capite nei meandri dei lunghi flussi vocali mozzafiato. Parole che vengono ripetute oppure troncate, sillabate con insistenza o con esitazione dalla superlativa Federica Santoro.

Hedvig è tutto sulle sue spalle, anzi sulle sue corde vocali che trovano tregua in significativi silenzi e quando Luca Tilli, suo collaboratore di lunga data, suona il violoncello all’inizio e nel mezzo dello spettacolo.

La scena è quasi vuota, un lungo tavolo di legno con sopra bottiglia e bicchiere, una poltroncina dietro e uno sgabello di cartone sulla sinistra.

Deduciamo di essere in casa Ekdal, Hjalmar è fuggito perché l’amico Gregor Werle gli ha detto che Hedvig probabilmente non è figlia sua, a causa di una segreta relazione di sua moglie Gina con l’industriale Werle.

La serenità della sua famiglia si basava dunque sulla menzogna. Werle elargiva denaro a Gina per permettere una vita dignitosa agli Ekdal e per pagare gli studi di Hedvig, che sta anche perdendo la vista.

Tutto questo diviene polifonia vocale in scena che comunica una forte tensione in sala. Prima che le parole vengano pronunciate, Luca Tilli arpeggia il suo violoncello e Federica Santoro cammina avanti e indietro sulla scena. A tratti si ferma e guarda il pubblico, poi ricomincia a spostarsi a destra e a sinistra come a voler preludere le inquietudini che si faranno voce. Il suo abbigliamento è neutro, ciabatte da casa, calzini blu, pantaloni scuri, maglietta gialla e giacca a fiori. La sua persona, del resto, dà forma a tutti i personaggi e la sua voce riverbera gli accadimenti in scena. Straziante il dialogo inscenato in piedi tra Hedvig e il padre. L’affetto della ragazza viene respinto ferocemente da Hjalmar che non vuole più vederla, che non sente più niente per lei e che se infischia che oggi sia il suo compleanno. Hedvig è disposta a tutto pur di riconquistare l’amore del padre. Anche a sacrificare il suo animale più amato per dar prova della sua devozione. Con la pistola in mano va nel solaio del nonno dove vive insieme ad altri animali, la sua adorata anatra selvatica e, dietro il suggerimento di Gregor, le spara colpendo se stessa. Non resta che il silenzio, mentre un quadro di Ettore Frani scende dall’alto. Buio.

Performance di altissimo livello, che si assume il coraggio di restituire a Ibsen i significati più profondi del suo dramma attraverso linguaggi nuovi e inusuali.

 

Scheda tecnica

Hedvig, da L’anitra selvatica di Henrick Ibsen, di e con Federica Santoro e Luca Tilli. 
Adattamento drammaturgico di Federica Santoro. Musiche di Luca Tilli. Disegno luci di Dario Salvagnini. I quadri in scena sono del pittore Ettore Frani.
Immagine Ettore Frani Rivolta 2021, olio su tavola laccata, Foto Paola Feraiorni.
Produzione Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee.
Foto di scena di Maria Teresa Tenaglia per gentile concessione di Federica Santoro.
Visto al Teatro India di Roma il 26 novembre 2022.

 

 

 

 

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