Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
5029835

Abbiamo 662 visitatori online

Cerca nel sito

Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'a
rticolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".

 

 - Nuova informativa sui cookie -

 


Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Diario licenzioso di una cameriera, per la regia di Gianni De Feo

 



E’ andato in scena nell’accogliente Teatrosophia di Roma un prezioso adattamento di Diario licenzioso di una cameriera di Mario Moretti a opera di Gianni de Feo, che ne cura anche la regia. Il dramma è, a sua volta, tratto dal romanzo omonimo di Octave Mirbeau.

Protagonista assoluta della scena è Célestine, la cameriera arguta e scaltra del titolo, interpretata da una superlativa Giovanna Lombardi che racconta la storia di lei anche attraverso i suoi occhi ipnotici e luminosi. La sua veloce gestualità e le imitazioni che fa delle voci di altri personaggi lasciano immaginare i suoi interlocutori al punto che, a tratti, ci si dimentica di assistere a un monologo.

La femme de chambre di Mirbeau è una donna assolutamente moderna , libera e spregiudicata. La storia è ambientata nella Belle Époque e il punto di vista della cameriera offre uno spaccato impietoso della società del suo tempo che, nella sostanza, è anche il tempo di oggi. Lo ha ben compreso De Feo che snellisce il racconto, approfondisce la complessa psicologia del personaggio e le fa indossare abiti decisamente più moderni. La scena di Roberto Rinaldi, che ha disegnato anche i costumi, è una stanzetta che richiama il passato con i suoi piccoli mobili antichi e un separè decorato con fiori, ma la si potrebbe trovare nella casa di qualsiasi benestante di oggi.

Célestine parte da Parigi con il treno (del quale rimbombano gli sbuffi nel buio dell’inizio) per raggiungere Villa la Priora dove va a servizio da Madame e Monsieur Lallaire. Trova estremamente noiosa la vita in provincia e detesta i nuovi padroni borghesi che la comandano a bacchetta. Soprattutto Madame, una donna frigida, che pretende che tutto sia perfettamente in ordine. Célestine abbozza ed evita prudentemente le insistite avance del marito che passa il tempo andando a caccia. La cameriera è sempre gentile e non esprime mai giudizi moralistici. Ama il sesso e la libertà, ma non sopporta l’ipocrisia dei ricchi. La sua diagnosi lucida e realistica dei risvolti più laidi del tessuto sociale, serve a evidenziare la sporcizia e il fetore delle classi agiate e, più in generale, a riflettere sulla comicità e sulla tristezza delle miserie umane.

La sua denuncia , quasi sempre velenosa e ironica, non assume un carattere politico. Célestine non vuole cambiare la società. Si limita a smascherarla. La serva non si sente migliore dei suoi padroni , anzi, sotto sotto, vorrebbe stare, per alcuni versi, al posto loro.

Il racconto si muove su due tempi. Quello del presente a Villa la Priora e quello dei ricordi. Célestine ha lavorato presso diverse famiglie e ne ha viste di cotte e di crude. Quando racconta le sue memorie, la donna di sevizio manifesta i suoi lati interiori più intimi e anche le sue contraddizioni.



Ai limiti della farsa è il suo padrone feticista che le compra un paio di stivaletti rossi per tenerli a letto con sé tutta la notte. Célestine , curiosa e maliziosa, sta al gioco senza vittimizzarsi e senza sentirsi in colpa . Piuttosto manifesta una divertita attrazione per la perversione del suo padrone . Quando l’uomo viene trovato morto sul letto, tutto nudo e con uno stivaletto in mano, la serva non si sente vendicata dell’abuso e taglia corto passando ad altro.

La dettagliata descrizione dello svestimento di una padrona spilorcia ma generosa di cuore è atrocemente realistica. Slacciati i busti, tolti i pizzi, le sete e i merletti, non c’è che un corpo nudo, flaccido e indifeso. La cameriera racconta tutti i particolari con un certo compiacimento, ma i suoi occhi tradiscono anche un senso di pena.

Per molti versi poetico è il racconto del suo fugace incontro con il giovane Georges , malato di tubercolosi . E’ follemente innamorato di lei, che sfida la morte baciandolo e poi lasciandosi andare completamente a lui. Un rapporto sessuale appagante perché consumato con il sapore della morte di lui in bocca. L’amore di lui è vero, quello di lei difficile da definire. Turbata da un assalto di necrofilia, sembra provare compassione nei confronti di lui e, a giudicare dai suoi sguardi , anche un po’ di amore.



Ma in realtà, Célestine ama la brutalità e la canaglieria. Preferisce abbracciare uomini rozzi e violenti. Si innamora della volgarità e dell’aggressività di Josep, il giardiniere di Villa la Priora che vuole aprire un caffè sul porto di Cherbourg, in Normandia. Negli anni ha messo da parte un po’ di soldi e adesso gli serve una donna per realizzare il suo sogno. Decide di sposare Célestine di cui è innamorato. Lei accetta anche perché in questo modo può diventare abbiente e padrona. Ma restano altri motivi . Joseph è antisemita e patriota, ma lei non ci bada più di tanto. La sua attrazione nei confronti di questa specie di orco aumenta quando lo sospetta responsabile dello stupro e dell’uccisione di una ragazzina. Viene da pensare che anche lei abbia subito un abuso da piccola e che ora si innamori del doppio del suo primo aguzzino. Probabile, ma difficile da stabilire.

Una volta alla cassa del caffè, Célestine sfoggia un abito rosso fuoco contro la volontà del marito, che la voleva con indosso il costume tradizionale. Célestine ha capovolto la sua situazione. Ora è padrona come quelle che ha servito, una padrona che sa il fatto suo e che tiene in pugno il marito.

Il ritmo registico dello spettacolo è molto agile e attento ai passaggi di scene, accompagnati da stacchi musicali che variano da Chopin a un pezzo della meravigliosa colonna sonora del film In the mood for love (2000) diretto da Wong Kar-wai.

Spettacolo da vedere più volte.

 Foto di Emanuela Giusto. 

 

Scheda tecnica

Mario Moretti. Diario licenzioso di una cameriera. Liberamente elaborato dal romanzo Journal d’une femme de chambre di Octave Mirbeau. 
Con Giovanna Lombardi.
Scene e costumi di Ronerto Rinaldi. Adattamento e regia di Gianni De Feo. Aiuto Regia di Donatella Busini. Ufficio Stampa: Andrea Cavazzini e Francesca Siciliano. Foto di Emanuela Giusto. 

Visto al Teatrosophia di Roma l’11 novembre 2022.

 

 

 

 

abbiamo aggiornato l'informativa sui cookie