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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il buio che avvolge il piccolo palcoscenico del Teatro Porta Portese di Roma è appena schiarito dalla luce di una torcia che avanza verso il pubblico. Poi si rivolge verso destra, dove si intravede appena una caffettiera issata su un palo, poi a sinistra, dove appare una pentola e, infine, verso il fondo dove spicca una specie di scudo dorato. Sono i tre punti cardinali dello spazio simbolico dove vive una donna senza nome. Quando le luci si accendono la vediamo con indosso la crinolina di un costume d’opera (in passato cantava) e con in testa un copricapo di plastica bianco trasparente sormontato da un cappello che rimanda alla foggia del costume. Sulle prime, parla come un robot e fa pensare a un alieno desideroso di spaziare in altri cieli. Ma è una donna che tenta di fare i conti con la sua esistenza, vissuta in gran parte in solitudine e con l’aiuto di gocce prescritte dal suo medico. Non sappiamo in che misura, ma è malata di mente e vaga nel suo mondo interiore fuori dal Tempo e dallo Spazio.
Scritto e interpretato dalla bravissima Irma Ciaramella, Conta che passa la pazza è un monologo molto variegato e volutamente frammentario. Il racconto vola verso un passato immaginato al tempo degli antichi Egizi o della Grecia delle origini. La donna allude, in seguito, al suo passato di moglie infelice intrecciato al suo presente fatto di dolore, un dolore provocato dal suo isolamento dagli altri, dalla sua incapacità di ricordare se sia stata mai amata e dal terrore di perdere completamente la memoria e la parola in un futuro incerto. Dice e disdice, alterna momenti di amnesia a improvvisi sprazzi di lucidità. L’attrice usa un linguaggio semplice e colloquiale, insaporito da cadenze e frasi in dialetto napoletano. E’ veramente incredibile la spontaneità e la naturalezza con le quali passa da uno stato d’animo all’altro. La drammaticità è spesso condita da ironia e, a volte, da schietta comicità. Dopo aver lamentato di non avere figli, ad esempio, se ne esce dicendo di vederlo, suo figlio Kevin, che a scuola era un ciuccio. Prima corrugato, il suo volto diventa quello di una madre fortemente indispettita.
Drammaticamente ironiche sono anche le sue chiacchierate con la caffettiera, la pentola e lo scudo dorato. Questi oggetti inanimati hanno tutti un nome proprio e fanno, a loro volta, rumore. E’ la sua immaginazione che l’aiuta a colmare il suo vuoto e il silenzio che cerca di combattere anche con il canto. La sua esecuzione della famosissima canzone di Salvatore Di Giacomo 'E spingule francese è accompagnata dalla spiegazione sommaria del suo contenuto, che manifesta la sua impellente necessità di comunicare. Le sue parole facevano commuovere il suo uomo che adesso non c’è più e l’aria Una furtiva lagrima da L'elisir d’amore di Donizetti ci conferma che in passato fosse una cantante lirica. La donna è una persona sensibile, un’artista malata e per questo lasciata in disparte.
La regia di Francesco Maria Cordella, molto attenta al ritmo, ai tempi e alle brevi pause di questo monologo interiore, pone l’accento sulla perdita della Memoria, che caratterizza l’intera società di oggi, priva di valori e di principi morali. Una società che affossa la bellezza e la cultura e glorifica il successo e il denaro. Un panorama desolato che disorienta ed emargina i più deboli.
Scheda tecnica
Conta che passa la pazza, di e con Irma Ciaramella.
Scena e costumi: ACTSTHEATER
Regia, luci e musica di Francesco Maria Cordella. Assistenti alla regia: Assunta Pariante, Ottavia Orticello.
Visto al Teatro Porta Portese di Roma il 5 novembre 2022.