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il 23 ottobre 2007.
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E' andato in scena al Teatro Argentina di Roma, nell'ambito di Romaeuropa Festival 22, il terzo dramma del trittico del regista e scrittore britannico Alexander Zeldin. Si tratta di una trilogia dedicata alle ingiustizie sociali e al disastro provocato dai drastici tagli a tutti gli enti assistenziali in questi ultimi anni di austerità nel Regno Unito.
Il primo, Beyond Caring (2015), rappresenta le disumane condizioni dei lavoratori di una industria per la lavorazione delle carni. Love (2016) indaga le umiliazioni dei senzatetto. Faith, Hope and Charity parla di una comunità di affamati che si riunisce in un centro d'accoglienza fatiscente per consumare un pasto caldo. La volontaria benefattrice è Hazel (Cecilia Noble), un donnone di colore che, oltre a cucinare, trova sempre una buona parola per alleviare le sofferenze dei suoi ospiti. Al suo fianco, Mason (Nick Holder), appena uscito di galera, si improvvisa maestro di coro nella speranza di trasmettere un po' di gioia e un senso di libertà ai poveri affamati.

Lo spettacolo è caratterizzato da uno spiccato realismo che ha fatto paragonare il teatro di Zeldin al cinema di Ken Loach, ma Zeitin, diversamente da Loach, non punta il dito contro un sistema sociale che premia i ricchi. Lo spettacolo non contiene aperte denunce politiche. Il regista si limita a mostrare situazioni che il pubblico non vorrebbe conoscere. E, nel far questo, scava nell'intimo dei personaggi per mettere in rilievo la resilienza di chi soffre, e la loro capacità di aiutarsi reciprocamente.
La scena di Natasha Jenkins mostra uno stanzone spoglio, separato dall'esterno da mura cadenti e finestre dai vetri sporchi. Al centro la piccola cucina dove lavora Hazel. Una porta anodizzata per uscire dall'edificio sulla destra, e, a sinistra, porte finestra che si affacciano su una specie di cortile dove alcuni vanno a fumare. Il colore delle pareti trasmette un senso di umidità. Ovunque sedie e tavoli impilati che Mason sistema a dovere per permettere ai poveri di mangiare seduti.
Sono un bel po', di età diverse e appartenenti a diverse culture. Di alcuni non ci è dato sapere neanche il nome, figuriamoci le storie personali.
Il dramma non è sostenuto da una trama e l'azione è scandita dalla ripetizione dei soliti riti. Pasti e canti corali. Il pranzo di Natale è il più colorato ma l'allegria trova sempre qualche intoppo. Proprio in questa occasione devono firmare una petizione affinché il Comune non venda il loro rifugio.

Alcuni personaggi sono piatti, quasi caricature, come il vecchio Bernard (Allan Williams), fissato con la sua incapacità di cantare e di non ricordare le parole delle canzoni. L'unico personaggio sviluppato quasi a tuttotondo è Beth, la donna ansiosa e a dir poco nevrotica, che deve affrontare un processo per riavere la figlia Faith, in affido presso un centro sociale. Il dolore di lei si manifesta attraverso attacchi di rabbia, conati di vomito e crisi di pianto. Susan Lynch, che la interpreta magistralmente, trasmette con forza la disperazione di questa donna disposta a tutto pur di poter riabbracciare sua figlia.
Anche lei da bambina era in affido perché la madre era andata in overdose. Ha bisogno di essere accudita e si bacia con Mason per poi scappare via.
Convince poco l'idea di illuminare la platea e di invitare i personaggi principali a sedersi in mezzo al pubblico. E' la straordinaria bravura di tutti gli attori a farceli sentire vicini. L'intenzione di Zeldin di mettere insieme, almeno a teatro, disperati e benestanti non regge.
Il passaggio del tempo è scandito da momenti di buio assoluto durante i quali si scatenano temporali. Alla fine la casa deve essere abbandonata perché resa inagibile dalla furia delle piogge. Hazel incarta le cose e Mason porta via i pacchi. La donna stacca da un pannello di sughero un disegno del figlio. Ora è in prigione e per questo motivo la donna non ha potuto prendere in affido Faith.
La penuria di storie e il mancato sviluppo di alcuni personaggi danneggiano la qualità drammaturgica dello spettacolo. La mancanza di approfondimenti, anche rapidi, sulla situazione dei poveri e sul degrado degli enti assistenziali avrebbe giovato alla pièce che si dilunga per due ore e venti senza colpire nel segno.
Scheda tecnica
FAITH; HOPE AND CHARITY, testo e messa in scena di Alexander Zeldin.
Scenografia e costumi: Natasha Jenkins. Luci: Marc Williams. Suono: Josh Anio Grigg. Movimenti: Marcin Rudy. Musiche: Laurie Blundell. Assistente alla messa in scena: Jash Seymour. Collaborazione alle luci: Breandon Ansdell.
Con Nathan Armarkwei-Laryea, Nick Holder, Dayo Kolesho, Susan Lynch, Cecilia Noble, Corey Peterson, Bobby Stallwood, Hind Swareidahab, Alan Williams.
Visto al Teatro Argentina di Roma il 4 novembre 2022.