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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

L'opera da tre soldi del Berliner Ensemble diretta da Barrie Kosky

 

Spettacolo di assoluta bellezza e intelligenza interpretativa, L'opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper) diretta da Barrie Kosky al teatro Argentina di Roma, nell'ambito di Romaeuropa Festival 2022. Del resto, il Berliner Ensemble fu fondato dallo stesso Brecht che lo diresse per anni e vi rappresentò Die Dreigroschenoper nel 1928. Non è difficile immaginare quanto l'energia e l'iconoclastia anti-borghese scorra nel sangue degli attori che lavorano in questo teatro di fama internazionale. Sono tutti di altissimo livello, uno più bravo dell'altro. Dizione perfetta, tanto che per chi conosce il tedesco è un piacere in più ascoltare l'estrema chiarezza del parlato. Variazioni tonali, agilità vocale e gestuale, doti canore straordinarie, i songs, i terzetti e i cori di Kurt Weill sembrano cantati per la prima volta, nonostante siano piuttosto famosi.

Il merito va anche a Barrie Kosky che, oltre ad aver diretto il Komische Oper Berlin per dieci anni, è anche regista d'opera di chiara fama. Kosky afferma di aver curato soprattutto la parte musicale, ma la sua lettura attenta del libretto di Brecht gli ha permesso di coglierne nodi più trascurati da regie precedenti.

Die Dreigroschenoper è un dramma musicale tratto dall'adattamento e dalla traduzione di Elisabeth Hauptann de L'opera del Mendicante di John Gay (1728). E' una ballad opera satirica in tre atti con le musiche di Johann Cristoph Pepusch che, oltre a sovvertire i valori della società di allora, fa la parodia dell'opera lirica italiana,

Die Dreigroschenoper eredita solo in parte lo spirito satirico e parodistico della fonte, soprattutto nel libretto. Weill crea una musica nuova in netta contrapposizione con l'opera di Wagner. Secondo Kosky la musica di Weill combina la musica religiosa ebraica con la musica sacra protestante e il Jazz delle grandi città moderne. La sua musica - sempre secondo Kosky - “riguarda le persone, i loro sentimenti e i loro problemi”. E' una musica ricca di allusioni, di critiche sottili, amara e gioiosa allo stesso tempo.

Kosky porta in sala una piccola orchestra diretta da Adam Benzwi al piano, Il direttore interagisce con gli attori permettendo loro di cambiare il tempo a loro piacimento. La musica sembra respirare insieme a loro e scorre libera e naturale. Anche gli attori si prendono qualche licenza nei confronti degli orchestrali, durante le sue nozze con Polly (una convincente Cynthia Micas) in una stalla, il bandito Mackie Messer (un eccellente Nico Holonics) corre verso l'orchestra e ruba (tanto per cambiare) lo spartito a un musicista, lo straccia e lo brucia in un secchio di alluminio. Intuizione geniale di Kosky che accentua fortemente la natura metateatrale e quindi straniante del testo di Brecht. Musica e testo interagiscono anche per una teoria teatrale di Brecht che molti dimenticano. Il drammaturgo, che era anche regista e uomo di teatro a tutto tondo, cercava elementi di intrattenimento perché solo attraverso una giusta dose di divertimento il pubblico poteva in seguito ragionare con calma sugli insegnamenti politici e sociali della rappresentazione.

Il testo brechtiano viene un po' alleggerito attraverso tagli (soprattutto nei primo atto), eliminazione di personaggi (il reverendo Kimball, per esempio), azzeramento di riferimenti alla Repubblica di Weimar, e sottrazione di alcuni ragguagli politici. Ne risulta uno spettacolo universale e contemporaneo, non soltanto per l'accusa al capitalismo e alle classi sociali abbienti, ma anche per la denuncia della violenza e della mancanza assoluta di amore. Quando Mackie Messer va in galera per la prima volta, la sua prima preoccupazione è che la moglie Polly si prenda cura dei conti relativi alla sua azienda malavitosa. Per non parlare poi degli amori scaturiti in carcere tra il gangster narciso e le prostitute.

La storia si svolge a Londra nel primo Novecento, ma l'apparato scenografico di Rebecca Ringst, trasforma il luogo in una struttura fortemente metateatrale non riferibile ad alcun paese o città.

Si tratta di una gigantesca impalcatura modulare, fatta di scale e praticabili dove gli attori stanziano per poco tempo, dopo essersi inerpicati e prima di spostarsi in alto e in basso, a desta e sinistra sottoponendosi a non facili acrobazie, Sul retro, il fondale appare scuro o aranciato a seconda delle situazioni. Il sipario in avanscena è fatto di fili argentei pieni di paillettes. Tra questi fili compare il volto di Der Mond über Soho (Josefin Platt), un personaggio aggiunto da Kosky, che canta il famoso Moritat. Seguono le scene che presentano i misfatti dei personaggi e che si concedono alcune ripetizioni in ossequio al teatro epico. Mackie Messner va in prigione due volte e viene tradito da prostitute diverse, Jenny delle Spelonche prima e Suky Tawdry poi. Anche se diversi, Mackie Mesner e Jonathan J. Peachum (un proteiforme Tilo Nest) in un certo senso si assomigliano, sono due borghesi malavitosi che fanno fortuna sfruttando i poveri. Il primo assolda i suoi scagnozzi per ammazzare la gente, il secondo è a capo di una associazione di mendicanti e ha una bottega dove vende moncherini e stracci vari ai poveracci che sperano di raggranellare un'elemosina per strada.

Peachum è sempre elegantissimo, tiene la Bibbia sul comodino, e vuole passare per una brava persona, poi sbatte la frusta come un domatore di leoni quando comanda i suoi mendicanti. La moglie Celia Peachum (una bravissima Costanze Becker) indossa una pelliccia di castoro ma non esita a mostrare le sue gambe nude. La sua sensualità in certi punti è davvero sfacciata. Il matrimonio della loro Polly con Mackie Messner è il vero motore di quel poco di azione che si sviluppa. Peachum teme che questa unione faccia crollare il suo impero e lo fa arrestare elargendo i soldi del genero alle prostitute. Tra una cella e l'altra compare il capo della polizia Tiger Brown, interpretato da una donna (la talentuosa Kathrin Wehlisch), che con le sue mossette alla Charlot fa capire di essere amico del gangster che gli rifila parte dei suoi bottini. Insomma sono tutti criminali o comunque tutti complici di un sistema sociale assolutamente ingiusto e che deve essere combattuto. L'unica a ribellarsi veramente a questo stato delle cose è Jenny delle Spelonche che, non a caso, è l'unica a indossare abiti umili.

Alla fine Mackie Messner viene condannato a morte ma risparmiato dalla Regina, Kosky invece lo fa morire e risuscitare come a voler sottolineare l'assurdità di questo lieto fine. Molto divertente l'ingresso di un gigantesco LOVE ME con i caratteri al neon. Una esplicita richiesta del gangster senza scrupoli che ama solo se stesso e i soldi.

Spettacolo indimenticabile.

 

Scheda tecnica

L'opera da tre soldi (Die Dreigroschenoper), di Bertolt Brecht e Kurt Weill. 
Regia di Barrie Kosky.  
Direzione musicale: Adam Benzwi. Progetto Illuminotecnico: Ulrich Eh. Palcoscenico: Rebecca Ringst. Drammaturgia: Sybille Bashung. Costumi: Dinah Ehm.

Con: Nico Holonics, Cynthia Micas, Tilo Nest, Constanze Becker, Sonja Beißwenger, Kathrin Wehlisch, Laura Balzer, Bettina Hoppe, Josefin Platt, Julia Berger, Julie Wolff, Dennis Jancowiak, Timo Stacey.

Orchestra: Adam Banzwi, Doris Decker, Stephan Genze, Lorenz Jansky, James Scannell, Ralf Templin, Otwin Zipp.

Foto dell'ufficio stampa.

Visto in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma, l'11 ottobre 2022.

 

 

 

 

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