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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Una bella esperienza - al contempo intelligente e leggera - lo spettacolo andato in scena, all’aperto, nella suggestiva cornice del Parco Villa De Sanctis (Roma, 12-13 luglio 2022), come parte della rassegna Sempre più fuori.
Si tratta di uno dei tre atti unici – Il bagno – della trilogia scritta da Tiziana Tomasulo. Un testo melanconico e amaro, ma girato al comico, e direi con una attorialità che ricorda lo stile attonito di Angela Finocchiaro.
Il testo è sottilmente tessuto di assurdi ioneschiani, sia per l’uso a breve giro delle contraddizioni,
“Come faccio ad essere sicura che tu sia innamorato di me? / Perché
stiamo bene insieme / Tu stai bene con me / No / Perché? / Perché
sei noiosa
sia per il senso del ripetersi ciclico del quotidiano come lo possiamo vedere nella Cantatrice calva. Non solo infatti per quasi tutto il tempo che si svolge la querimonia coniugale, lui sta accovacciato a sturare un water, ma uno dei tormentoni della lite (c’è una macchia sulla parete, no non c’è, perché non c’è la parete) viene ripetuto tre volte, sempre più accelerato, gridato, demenziale. E va da sé che altamente simbolico e assurdo è che la lite sia su qualcosa che sembra non esistere.

La regia della Iacozzilli – oltre che abile nella direzione degli attori – è minimalista ed efficace, con un’impostazione tra il pop trash ironico e un sottofondo simbolico. I due stanno su un telo, sotto un albero, di cui alle spalle è stato calato un ramo, poi riempito di mele. E a un certo punto una mela viene a cadere in scena. L’Eden sognato? Il paradiso perduto? Certo Adamo nella Bibbia chiede una compagna per lenire la solitudine. E solitudine e dipendenza sono l’inferno circolare di questa coppia. Tutto esplode e nulla si chiude, perché si necessitano a vicenda, non sapendo essere per se stessi. Allora anche qui viene bene il simbolismo comico principale.
Lei siede alle spalle di lui, vestita da Biancaneve, mentre lui – principe azzurro sprincipato – sta accovacciato tutto il tempo a sturare un water, col mantello azzurro, ma in shorts e canottiera; e come si apprenderà poi, è un rivoluzionario sfigato e velleitario, e dunque anche eroe maschile carnevalizzato.
E’ lei a iniziare la polemica, alla quale lui per quasi tutto il tempo risponde poco, con evitamento, malvolentieri – chiuso nel silenzio di sturacessi – salvo scatenarsi alla fine in un breve capovolgimento di controaccuse. Lei lo incalza sul parlare di qualcosa, per dare senso allo stare insieme.
Ma lui risponde – terrificante verità di molte coppie, anche se qui comica – “Stiamo insieme zitti”. Poi lei spiega il proprio nervosismo con la paura di perderlo, salvo poi lanciarsi in una fantasia sulla morte di lui. Se lo perdesse da vivo si sentirebbe in colpa. Se morisse invece sarebbe una star del dolore (lui attonito), e poi potrebbe fare quello che vuole, libera dall’idea di dovergli piacere.
A questo punto – quando sembrano d’accordo sul lasciarsi – lei ribalta, facendosi ridicole fantasie eroiche che porterebbero lui a desiderarla.
Il ciclo sembra chiuso, ma solo per riaprirsi. La lite raggiunge il climax ripetitivo sul nulla della macchia sul muro, dove il divorzio sembra sigillarsi filosoficamente quando entrambi sospirano”Se sapessi vedere con i miei occhi!”
Ma la coscienza della reciproca chiusura svanisce subito quando lui conclude aggressivamente “Non litighiamo per cose serie perché sei superficiale e stupida”.
A questo punto parte la controfantasia di lui, rivelandone la altrettanto inconfessata insicurezza di ruolo. Farà lo scrittore. Così lei capirà che è intelligente, e più di lei. O morirà nella rivoluzione, e lei si sentirà colpevole. Oppure resterà paralitico, e tutti vorranno accudirlo.
Dunque?
Anche lui crede che lei lo veda stupido, incapace, e lo desideri poco
Il finale comunque – femministicamente – è di lei. Mentre lui è in bagno lei non osa muoversi, fare nulla, per paura – confessa – di perdersi una occasione con lui.
E poi chiude amaramente sul centro del problema, più femminile, storicamente, ma in realtà di entrambi.
“E’ questo l’amore? Questo mio vivere la vita in funzione dell’altro, riuscire ad amarmi solo attraverso l’altro?!”
Certo, alla fine si cede un po’ all’ansia di spiegare, ma resta un bel testo, e come dicevo all’inizio, bravi entrambi gli attori che, alla Finocchiaro, oscillano tra una attonita immobilità comica ed improvvise maree di gridato o tristezza.
Il pubblico comunque privilegia il registro comico, e si sganascia a più riprese in interminabili risate.
Scheda tecnica
Il bagno, testo di Tiziana Tomasulo, atto unico dalla trilogia Da soli non si è cattivi, regia Fabiana Iacozzilli.
Con Francesca Farcomeni e Francesco Zecca.
Aiuto regia Francesco Meloni, assistenti alla regia Federico Spinelli, Silvia Corona, Gianmarco Vettori, Francesca Sansone, scene Fiammetta Mandich, costumi Gian Maria Sposito, Davide Zanotti, trucco Simona Ruggeri, Laura Alessandri, disegno luci Valerio Geroldi, collaborazione artistica Riccardo Morucci, Alberto Bellandi, Giada Parlanti