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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Denso, magmatico e profondamente letterario il testo di Koltès (Premio Ubu), scritto tre anni prima della sua prematura morte per HIV (1986), La solitudine dei campi di cotone è un testo politico, con la sua diretta accusa al capitalismo, filosofico, per le continue riflessioni sul senso dell'agire e dell'essere umano. Due personaggi soltanto, il dealer e il cliente che si perdono in una estenuante trattativa di compravendita di un oggetto di cui non si saprà mai il nome.
Un'opera difficile da mettere in scena anche per i dialoghi torrenziali che verrebbe da chiamare monologhi dialogati. Koltès, del resto, era un accanito oppositore della supremazia della scrittura scenica su quella drammaturgica. Nel suo teatro il linguaggio prevale sull'azione e, in assenza di uno specifico indirizzo teatrale, la regia diventa più libera nella scelta di ogni interpretazione.
Andrea De Rosa ha riletto il testo durante il lockdown, quando i teatri erano chiusi, forzatamente abbandonati a se stessi, senza pubblico e senza attori. Sembra che questa immagine deprimente lo abbia indotto a decidere che l'oscuro oggetto del desiderio dei due personaggi fosse il teatro stesso. Ha scelto due attori di livello come Federica Rosellini nella parte del dealer e Lino Musella in quella del cliente e ha puntato il suo disegno registico sulla quasi completa nudità della scena e sul sapiente movimento centripeto dei chiaroscuro curati da Pasquale Mari.
Il profondissimo palcoscenico del Teatro India di Roma, dove lo spettacolo è andato in scena nella seconda metà di maggio, esaspera il senso di vuoto che circonda l'azione. Privato di quinte, fondale e sipario, viene come diviso a metà da un drappo rosso sulla sinistra mente, più in avanti torreggiano due grandi fari accesi, Lo spazio scenico è desolante e seducente allo stesso tempo. Un non-luogo sospeso nel non-tempo dove, per dirla con Koltès, "si trasfigura la vita vera, nella sua evidente e selvaggia brutalità".
Il percorso lungo il quale avanzano o retrocedono gli attori è una linea diagonale che parte, sulla sinistra, dal drappo rosso e termina, sulla destra, nell'angolino in platea da dove entra il scena il cliente. Il dealer indossa un costume femminile settecentesco come fosse un'attrice rimasta chiusa in un teatro, mentre il cliente sta in maglietta e giacca jeans. Si incontrano sul far del crepuscolo, in un tempo che è quello dei rapporti brutali tra uomini e tra animali, La natura del loro incontro è basata sulla diffidenza e lo spaesamento e sull'istintiva ostilità del cliente. Il rapporto tra i due è teso sin dalle prime battute che si susseguono al suono delle Variazioni Goldberg di Bach suonate da Glenn Gould.

Lei fa di tutto accattivarsi il cliente, lui teme che lei voglia rifilargli un qualcosa di illecito.
La varietà degli stati d'animo che emergono dalla transazione di compravendita è veramente ampia e la voglia di continuare a parlarsi, nonostante i reciproci timori, si giustifica con il bisogno di entrambi di colmare l'abisso delle loro solitudini, Lei si arrabbia spesso per poi trasformare un pugno in una carezza. Lui è inquisitivo, timoroso, cauto ma, comunque, desideroso di rischiare di essere attaccato. A un certo punto non importa più cosa comprare o cosa desiderare. Quel che conta è l'istinto pre-logico e animale di mettere in pericolo una relazione, per un motivo qualsiasi, attaccandosi e difendendosi come si può, Non a caso, tra le numerose metafore che ricorrono nel testo, prevale quella che accomuna il mondo animale con le dinamiche dei rapporti umani.
Il ritmo registico è serrato e fluido anche, e forse soprattutto, grazie alla bravura dei due attori (entrambi premi Ubu). L'accattivante gioco di attrazione/repulsione è reso magistralmente dall'incisiva economia dei movimenti e dall'intensità della recitazione. Il talentuoso Lino Musella colpisce per la varietà dei suoi timbri vocali e per la capacità di scegliere quello giusto al momento giusto. La sua voce calda e avvolgente sembra arginare il diluvio di parole del testo. Tutto viene detto con assoluta semplicità, alleggerendo la ricca verbosità delle sue battute. Federica Rosellini è un dealer seducente anche se si trova a parlare di sé in termini maschili, Si destreggia tra le parole con grazia seduttiva senza cadere mai nella trappola dell'affettazione.
La profonda attenzione al mondo interiore dei personaggi e alle dinamiche del loro rapporto mettono un po' da parte le tematiche politiche e filosofiche. Ma lo spettacolo è comunque di altissima qualità,
Scheda tecnica
Nella solitudine dei campi di cotone, di Bernard-Marie Koltès.
Traduzione di Anna Barbera. Progetto sonoro: G.U.P. Alcaro. Disegno luci: Pasquale Mari. Assistente alle luci: Andrea Tocchio. Assistente alla regia: Thea Dellavalle. Assistente ai costumi Bàste.
Con Federica Rosellini, Lino Musella.
Regia di Andrea De Rosa.
Organizzazione: Paolo Broglio Montani.
Il costume di Federica è di Tirelli Costumi SpA. Produzione: Compagnia Umberto Orsini. Foto di scena di Mario Spada.
Visto al Teatro India di Roma nel maggio 2022.