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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

La Tempesta, nella versione di Alessandro Serra

 

Ammalia lo sguardo la potenza visionaria de La Tempesta, adattata, tradotta e diretta dal grande Alessandro Serra, uno tra i più talentuosi registi italiani del momento. Dopo il suo pregevole Macbettu, l'artista sardo voleva ancora inscenare i nefasti del potere e ne La Tempesta ha trovato pane per i suoi denti,

Perché l'isola dove lo spodestato Prospero è riuscito ad approdare, quest'isola sospesa nel tempo e nello spazio, è metafora del mondo dove tutti vogliono esercitare il potere e ambiscono a occupare le terre degli altri. Ed è anche metafora del teatro che svela le verità celate dalle apparenze e i sogni della cui materia siamo fatti, per dirla con Prospero,

Se sull'isola non si ammazza nessuno è perché tutto quello che vi accade è spettacolo puro, diretto dal mago regista Prospero e dal suo aiuto regista Ariel, lo spirito dell'aria che agita le onde del mare, salva i naufraghi, li sposta da una parte all'altra dell'isola, impedisce un regicidio, allestisce un falso banchetto per i nobili e tante altre cose ancora,

La scena, pensata da Serra, è semivuota e oscura, come sarebbe piaciuto a Peter Brook. Pochissimi gli oggetti e tutti carichi di valore simbolico al modo di Grotowski. Il fondale nero è costituito da due gigantesche porte scorrevoli che a un certo punto mostrano i teatranti in mezzo ai costumi nel backstage. Uno spazio dietro lo spazio dove brulicano le ansie e i desideri degli attori.

Al centro del palcoscenico c'è una pedana lignea coperta all'inizio da un telo nero sotto il quale si intravede il corpo disteso di una donna. I lembi del telo si sollevano lentamente in avanscena quasi per formare le vele della nave, i teli semitrasparenti fissati sullo sfondo scuro e nebuloso, salgono e scendono per suggerire gli scossoni subiti dalla nave ormai prossima al naufragio. Il rumore del mare è molto fragoroso e gli ordini che i marinai gridano a squarciagola nel disperato tentativo di salvarsi e le inopportune rimostranze dei nobili si diffondono anche in sala,

Magistrale l'uso delle luci, prevalentemente bianche, che nel buio della scena stagliano le figure degli attori che, tra le altre cose, riducono al massimo la loro gestualità come in un certo teatro giapponese. Tutt'intorno la meraviglia dei suoni che confondono e sbalordiscono i naufraghi e le danze di Ariel che allietano lo spettatore,

Sembra di entrare in un sogno, termine che ricorre spesso nel testo, sempre associato al teatro, perché il teatro, oltre a rispecchiare la realtà, penetra nell'inconscio di personaggi e spettatori,

Le immagini rimandano all'opera di alcuni artisti contemporanei che passano da Marina Abramovic per giungere ai belgi Jos De Gruyter e a Herald Thys, noti per le loro marionette a grandezza naturale.

Suoni e immagini prevalgono sulla parola e il testo si contrae al punto di limitare la durata dello spettacolo a centoquindici minuti. 

 

La sottrazione non sminuisce tuttavia la qualità dello spettacolo, piuttosto serve a mettere in maggior risalto i temi che stanno più a cuore a Serra. Quello della funzione del teatro nei nostri giorni e quello del potere, compreso quello coloniale.

In alcuni punti, tuttavia, alcuni personaggi perdono di spessore umano e le relazioni tra di loro vengono in parte semplificate, come ad esempio l'amore che lega Prospero al volatile Ariel e il misterioso rapporto che intrattiene con Caliban, quell'essere delle tenebre che vuole tenere con sé,

Il Prospero di Marco Sgrosso è molto più pratico e con i piedi ben piantati per terra rispetto ad altri visti in scena. Il racconto che fa a Miranda del loro tragico passato viene molto assottigliato e il dolore di venire spodestato dal proprio fratello viene semplicemente menzionato, attenuando la profonda drammaticità del personaggio. Prospero vuole vendicarsi dei suoi nemici e punta a un matrimonio dinastico della figlia con Ferdinand, il figlio del re di Napoli. Per questo la fa incontrare subito con il principe. E' invecchiato male ed è geloso della figlia, per questo taglia corto, e sottopone Ferdinand a un faticoso viaggio iniziatico che lo costringe a trasportare legna pesantissima.

Quello che viene maggiormente evidenziato è la tendenza di tutti a comandare e a minacciare il diverso da sé. Prospero, detronizzato dal suo Ducato di Milano, colonizza, a sua volta, l'isola che prima era di Caliban, ereditata dalla madre Sicorax che l'aveva tolta ad Ariel. Prospero è feroce con il mostro e lo sopporta solo perché gli serve. La dolce Miranda diventa una iena quando inveisce contro Caliban e la sua violenza inaudita nasce dal suo senso di superiorità in quanto appartenente alla razza bianca. La critica shakespeariana al nascente colonialismo di allora non fa sconti a nessuno, e Serra la mette magistralmente in evidenza. Quando Antonio e Sebastiano alludono al viaggio della nave verso Tunisi, per il matrimonio della figlia del re di Napoli con un africano, il loro tono di disprezzo profondo induce a ricordare i profughi lasciati morire nelle acque del Mediterraneo al giorno d'oggi.

Più debole appare la sottotrama comica dei marinai Stefano e Trinculo che insegnano a Caliban a bere. La scena si colora e le battute dei tre ubriaconi si caricano di scurrilità, Caliban si offre di servirli e pianifica con loro l'uccisione di Prospero. Fanno capriole e si sbellicano dalle risate. Quando dall'alto scende uno stender carico di costumi teatrali si azzuffano per accaparrarsi il migliore. Efficace il riferimento metateatrale, ma l'episodio contrasta un po' troppo con lo stile del resto dello spettacolo, E' un vero peccato perché in Shakespeare le subplot sono sempre strettamente connesse con le altre. Aggiungono un punto di vista diverso rispetto agli equivalenti episodi principali, In questo caso Caliban si comporta come Antonio che, nella trama dei nobili, cerca di convincere Sebastian a uccidere nel sonno il re di Napoli, nonostante sia suo padre.

Gli attori, tutti giovani, sono ben coesi tra loro e fanno quello che possono, ma lo fanno bene. L'unica a spiccare è Chiara Michelini nella parte di Ariel. Bravo e molto espressivo Jared McNeill nei panni di Caliban. Marco Sgrosso è un Prospero che non trasmette tante emozioni. Il regista, forse, tende all'essenzialità per timore di immettere elementi di teatro naturalista nel suo spettacolo, che intende accentuare l'elemento metateatrale già fortemente presente in Shakespeare.

L'ultimo famoso monologo di Prospero in cui abiura alla sua arte teatrale (Vi), pronunciato poco prima di perdonare i suoi nemici, allevia in parte il turbamento presente nel testo modello. L'intero quinto atto sembra puntare soprattutto sulla natura rituale e rigenerativa dello spettacolo di Prospero. Tuttavia, il Duca usurpato perdona i suoi nemici su consiglio di Ariel che umano non è, e tutto l'abuso del potere al quale si è assistito rimane in mente allo spettatore che non può non associarlo agli orrori dei nostri tempi bui.

 

 

Scheda tecnica

La Tempesta, di William Shakespeare. Traduzione e adattamento di Alessandro Serra. Scene, luci costumi,suoni di Alessandro Serra. Collaborazione alle luci: Stefano Bardelli. Collaborazione ai suoni: Alessandro Saviozzi. Collaborazione ai costumi: Francesca Novati. Maschere: Tiziano Fario.

Con (in ordine alfabetico): Fabio Barone, Andrea Castellano, Vincenzo Del Prete, Massimiliano Donato, Paolo Madonna, Jared McNeill, Chiara Michelini, Valerio Pietrovita, Massimiliano Poli, Marco Sgrosso, Bruno Stori.

Teatro Stabile di Torino-Teatro nazionale / Teatro di Roma – Teatro Nazionale / ERT- Teatro Nazionale / Sardegna Teatro.

Visto al Teatro Argentina di Roma, dove resterà in scena fino al 15 maggio.

 

 

 

 

 

 

 

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