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il 23 ottobre 2007.
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E' stato il protagonista del film comico Orecchie di Alessandro Aronadio ed è anche nel cast de L'ospite di Duccio Camerini. Tuttavia, il versatile e poliedrico attore Daniele Parisi fa esplodere il suo talento soprattutto a teatro, dove padroneggia il palcoscenico come fosse a casa sua.
Lo domina, lo riempie di sé, lo fa vibrare di energia e di vitalità. Sfonda la quarta parete per intrufolarsi simpaticamente tra il pubblico, facendo domande a molti e pregandoli di rispondere in nome della buona riuscita dello spettacolo.
E' agilissimo e incredibilmente veloce nel trasformarsi nei suoi vari personaggi. Viene in mente Fregoli, ma Parisi assomiglia soltanto a se stesso.
Io per te, come un paracarro, in scena al Teatro Basilica di Roma, è una commedia agrodolce che fa sbellicare dal ridere, anche se, di fatto, rappresenta la deriva della nostra società. Non c'è trama, nel senso tradizionale del termine, il tempo e il luogo sono sospesi nel nulla.
Sulla scena, un piccolo paravento nero dove si nasconde per cambiarsi e un attaccapanni sulla sinistra con cinque cappelli che usa per caratterizzare i diversi personaggi. Sulla destra una loop-station con cui l'attore produce la sua drammaturgia sonora.

Al centro della storia c'è una coppia che decide di partire non si sa da dove per raggiungere un posto ideale dove far crescere in pace il bimbo che la donna porta in grembo.
Bastano uno scialle in testa e un paio di occhiali da vista per dar corpo alla madre di lui che lo scongiura di non andarsene. Bastano un cappello rosso da donna e uno nero da uomo e velocissime torsioni del busto a desta e a sinistra per inscenare il battibecco, si fa per dire, tra i due nonni. La vecchia è dominante anche perché il vecchio si limita a bofonchiare e non riesce a dire la fatidica parola " pietra pomice ". Chiaro sintomo per la moglie logorroica della malattia mentale del vecchio.
Il maschile e in particolare il ruolo di pater familias, anche se in sordina, vengono comicamente messi in discussione. Basti pensare al titolo dello spettacolo dove il protagonista dovrebbe sostenere in qualche modo la moglie incinta. Invece la costringe a un viaggio assurdo lungo il quale si imbattono in situazioni incresciose e incontrano filibustieri di vario tipo. Prima fra tutti una maga con boa di piume rosso che confessa al pubblico di non saper cosa dire "a sti due piccioncini". Poi c'è l'oste che si rifiuta di dare un pezzo di pane ai due squattrinati, un ladro, i gemiti di una coppia focosa che abita al piano di sopra di un qualche scantinato dove i due vorrebbero passare una notte tranquilla. Fame e freddo si fanno sentire sempre di più. La coppia si trova a che fare con diverse persone ma nessuno vuole aiutarli. Sono tutti chiusi in se stessi e assolutamente incapaci di riconoscere l'esistenza dell'altro da sé.
Sono i figli di una società in dissoluzione, priva di valori, di scopi e prospettive. Insomma, la nostra. Ciononostante Parisi, che impersona ben nove personaggi più un cane isterico dal pelo verde , non vuole fare la morale a nessuno. In sessanta minuti di spettacolo rappresenta il suo tempo in modo grottesco e surreale. La sua straordinaria mimica facciale, la sua estrema espressività gestuale gli permettono di essere uno e tutti gli altri. Lo fa con arguzia, senza pretese intellettualistiche e con una straordinaria capacità empatica che ci trascina sulla scena. Ci diverte e ci fa pensare.
Scheda tecnica
Io per te, come un paracarro, di e con Daniele Parisi. Regia di Daniele Parisi.
Produzione Altra Scena.
Visto al Teatro Basilica il 22 marzo 2022.