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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Desta un incanto che va oltre ogni misura, l'ultimo spettacolo del Teatro del Carretto, diretto da Jonathan Bertolai e incarnato dallo straordinario Ian Gualdani.
Caligola, underdog/upset è tratto dal Caligola di Albert Camus che costò all'autore franco-algerino venti anni di rielaborazione (dal 1937 al 1958) con numerose e importanti edizioni teatrali. In esso l'imperatore mima la parte di un sovrano tirannico e feroce nel momento in cui ogni spessore di senso si è ritratto oscuramente dal mondo.
Il testo moderno sintetizza e rielabora il dramma camusiano in un monologo a più voci con battute dette fuori scena e ripetute dall'attore, come per rimarcare la doppiezza di Caligola, diviso tra una folle brama di potere e la lucida coscienza dell'assurdità della vita.

Le sofferenze del personaggio vengono raccontate dai movimenti dell'attore, introducendo in questo modo un elemento di metateatro nella pièce, dove prevale una drammaturgia visiva e performativa, arricchita dalle suggestive musiche di Hubert Westkemper.
Questo spettacolo rappresenta un mondo interiore dove tutto è già accaduto e tutto riaccade adesso. La scena è occupata da un piedistallo bianco verso la destra, un grande schermo al centro e, ai lati e sullo sfondo, due coppie di televisori di dimensioni diverse, sistemati uno affianco all'altro. Una fila di bambolotti bianchi occupa l'avanscena. Tubi di luce al neon si alternano sulle tre pareti dello spazio scenico. Le luci di Orlando Bolognesi passano da una oscurità inquietante a un biancore raggelante, con incursioni di rosso ematico quando vengono nominati spargimenti di sangue.
All'inizio appare di spalle il corpo del giovane Caligola, protetto da tutori bianchi per gomiti e ginocchia. Un corpo statuario che tiene disteso sulle braccia aperte una sorta di lungo velo bianco. E' l'immagine dell'Imperatore che tiene in braccio il cadavere di Drusilla, la sorella di cui è incestuosamente innamorato. Dopo la morte di lei, amata con passione vorace, la vita comincia a perdere senso. "Come si può restare con le mani vuote, quando prima stringevo l'intera speranza delmondo?”. Dopo questa scena breve ma struggente, Caligola cade dal piedistallo e si avvolge alla meglio dentro un telo di plastica. E' la tomba e il feto dal quale si libera per rinascere e tentare di mettere ordine nella sua mente frammentata. Cammina male, come un bambino sul punto di cadere. Agguanta i bambolotti e li decapita uno dopo l'altro, nel corso della pièce. Distrugge il ricordo della sua infanzia con la stessa violenza con cui uccide l'altro da sé. "Lui vuole toglierci la vita" si sente dire da una voce fuori scena. Ma Caligola, pur nel pieno dei suoi poteri, si strascina per terra appoggiando le braccia su piccole stampelle. Questa è il fulcro della sua personalità bipolare.
Dice di fare "le veci della peste" ma, allo stesso tempo, è fragile. Desidera la luna che appare in tutta la sua pienezza sullo schermo al centro. La luna è l'impossibile, un qualcosa "che non sia di questomondo", privo di scopi e di motivi per abitarlo.

Gradualmente il corpo dell'attore riprende forza e si contorce in una sorta di coreografia di movimenti violenti, acrobatici e più o meno veloci, che danno forma scenica ai suoi dissidi interiori. Le luci amplificano la bellezza del corpo agilissimo e flessuoso del performer, ne demarcano i contorni, ne esaltano il pallore che contrasta con tagli di luce più scuri. I video moltiplicano le immagini delle espressioni facciali dell'attore mentre si impegna in una rapsodia di dialoghi con se stesso o con i senatori che, ovviamente, compaiono solo nella sua mente.
Caligola viene presentato anche come amante del bello. Alcune fonti, del resto, parlano della sua passione per il teatro.
A un certo punto invita tutti a una "conferenza artistica" e promette la decapitazione a coloro che non la seguiranno. Ed ecco che sugli schermi appare una rosa, simbolo della bellezza. Una bellezza che tuttavia non basta a lenire il suo dolore e le sue infinite sofferenze. E' un uomo molto solo che quando sta con gli altri, si sente circondato dal vuoto. "Io non sto bene checon i miei morti".
Quello di Gualdani/Caligola è un rito sacrificale laico che intende comunicare al pubblico non soltanto l'assenza di valori e l'assurdità di un mondo dove gli esseri umani corrono appresso a una tecnologia che rischia di azzerare il pensiero critico, ma anche la difficoltà degli artisti e, soprattutto, dei teatranti di riemergere da una stasi causata non soltanto dalla pandemia.
Scheda tecnica
Caligola, underdog/upset, regia e drammaturgia di Jonathan Bertolai.
Suono: Hubert Westkemper. Luci: Orlando Bolognesi. Elementi scenici:Rosanna Monti. Scenotecnica: Giacomo Pecchia. Riprese video: Diego Granzetti e Giovanni Adorni. Foto e grafica: Emanuela Giusto.
Con Ian Gualdani.
Visto al Teatro Quarticciolo di Roma il 6 febbraio 2022.