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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Finalmente in scena anche a Roma, al Teatro Argentina fino al 23 gennaio, il capolavoro assoluto del grande drammaturgo austriaco.Piazza degli Eroi, potente e feroce lascito testamentario di Thomas Bernhard, viene rappresentato in Italia per la prima volta. Scritto nel 1988, un anno prima della sua morte e cinquant'anni dopo l'Anschluss dell'Austria alla Germania nazista, il dramma non si limita a condannare l'antisemitismo ancora dilagante in Austria alla fine degli Anni Ottanta. Piuttosto denuncia la brutalità e l'ignoranza dei suoi contemporanei, la corruzione della politica, la farsa dei socialisti che dietro la maschera di un falso populismo aspirano a un ritorno del fascismo. Non solo in Austria, ma anche in tutta Europa, dove nessuno pensa alla catastrofe ambientale già in atto e che diventerà irreversibile in un prossimo futuro.
Lo spettacolo provocò uno scandalo oltraggioso che lo portò a disporre, prima della sua morte, il divieto assoluto di pubblicare e rappresentare le sue opere in Austria.
Si tratta insomma di un opera molto attuale che Andò ha rappresentato in modo un po' troppo tradizionale e soprattutto troppo poco dinamico e agile per i temi trattati. Andò ha rispettato alla lettera il testo tradotto da Roberto Menin , ha curato con dovizia ogni singolo particolare, ma ha portato all'eccesso la lentezza e la staticità delle scene.
Il protagonista fantasma della pièce è il professore Josef Schuster, intellettuale ebreo costretto a emigrare in Inghilterra per sfuggire i Nazisti. Al suo rientro con la moglie in patria, va a vivere proprio a Piazza degli Eroi, dove Hitler aveva annunciato l'Anschluss a una folla festante. La moglie sente spesso quelle grida e viene più volte spedita in manicomio. Il professore trova il suo paese "molto peggio di cinquant'anni fa " e decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra che si affaccia su Piazza degli Eroi.
All'inizio dello spettacolo tutto questo è già accaduto e le tre parti di cui si sostanzia servono a dar voce a chi è rimasto. Non c'è trama, nel senso tradizionale del termine, ma un coro di voci che si accavallano sui fatti accaduti e su quello che accadrà nella scena successiva.
La prima scena è ambientata all'interno della casa del professore. Il salone borghese di Gianni Carluccio è oberato di mobili, di oggetti e di valigie. Come se non bastasse Andò ha suggerito allo scenografo di riempire l'avanscena di numerose paia di scarpe che restano lì anche durante le altre due scene. E' vero che il professore possedeva tante scarpe che solo lui poteva pulire, ma si spera che abbiano anche un significato simbolico. Potrebbero rimandare ai tanti ebrei costretti a mettersi in cammino per evitare la furia nazista. Chissà.
La signorina Zittel, interpretata dall'insuperabile Anna Villa offre il suo punto di vista sul professore, metodico, preciso, puntiglioso, maniaco dell'ordine, una vera mente matematica. L'altra domestica , Helda di Valeria Lucchetti, è come paralizzata dal dolore e piange alla finestra. Una vera eccezione nel teatro di Bernhard, dove i personaggi appaiono sempre come raggelati, incapaci di esternare la minima emozione. La Zittel è molto distaccata sebbene affezionata al professore. La sua unica preoccupazione è quella di fare i bagagli in tempo per partire per il villaggio in campagna di Neuhaus. Il riferimento a Il giardino dei ciliegi di Checov è più che palese.


La seconda scena ha luogo in un giardino con due panchine e alcuni alberi spogli sradicati e agganciati in alto intorno alla scena. Con molta lentezza entra il fratello del professore, Robert Schuster, interpretato da un Renato Carpentieri al massimo delle sue doti attoriali. Anche lui era professore, ma di filosofia, diversamente dal fratello, impegnato a insegnare matematica. Il funerale è appena concluso e le figlie del defunto, Anna ( Silvia Ajelli ) e Olga ( Francesca Cutolo) raggiungono lo zio. Anna, per niente commossa, come gli altri del resto, chiede allo vecchio zio di scrivere una lettera di protesta per impedire che si costruisca una strada che attraversi il giardino della loro tenuta a Neuhaus. La ragazza è molto volitiva e insiste sul da farsi. Ma questo serve solo a spingere l'uomo, malato di reumatismi, ma anche di passività, a infierire contro il sindaco in particolare, e, più in generale, contro la politica. Il suo monologo è una lunga invettiva contro i loro tempi, marci e saturi di corruttela. Diversamente dal fratello si lascia vivere sperando di non rinascere un'altra volta. Apprendiamo da lui l'amore che il professore nutriva per la poesia e per la musica, che lo aiutavano a sopportare un'esistenza difficile e dolorosa. Robert soffre, ma lascia correre e vivacchia come può in campagna, in attesa della morte che per lui è un conforto. Olga, che non parla quasi mai, ha subito un oltraggio intollerabile. Uno sputo in faccia lanciato da uno dei tanti nuovi antisemiti. Ma se lo tiene senza protestare. A che servirebbe ? L'antisemitismo e il razzismo dilagano in modo inarrestabile e sembra che non ci sia nessuno pronto a tentare di contenerli.
Il dramma si conclude con la terza scena in cui tutti i familiari di Josef, compresi suo figlio Lukas (Paolo Cresta ) e sua madre Hedwig (Betti Predazzi). La tavola imbandita è sfarzosa e tutti chiacchierano a cuor leggero. A un certo punto il bla-bla dei commensali viene interrotto dalle urla provenienti dalla piazza che solo Hedwig sente, per morirne all'istante.
Lo spettacolo è ben fatto. Raffinati i costumi di Daniela Camigliano, ricca, ma forse troppo opulenta la scenografia di Gianni Carluccio. Tempi e ritmi troppo rallentati. Andò introduce anche una sorta di servo di scena (Vincenzo Pasquariello), che ogni tanto suona Beethoven e a volte compare in scena per spostare una posata o per osservare i personaggi.
Un testo di questa portata ha bisogno di lasciare più libere le parole da distrattori visivi.e lentezze ingiustificate. Comunque è da vedere.
Scheda tecnica
Piazza degli eroi, di Thomas Bernhard. Traduzione di Roberto Menin. Scene luci: Gianni Carluccio. Costumi: Daniela Cernigliaro. Suono: Hubert Westkemper.
Con: Renato Carpentieri, Imma Villa, Betti Pedrazzi, Silvia Ajelli, Paolo Cresta, Francesca Cutolo, Stefano Jotti, Valeria Lucchetti, Vincenzo Pasquariello, Enzo Salomone.
Regia di Roberto Andò.
Aiuto regia: Luca Bargagna. Assistente alle scene: Sebastiana di Gesù. Assistente ai costumi: Pina Sorrentino. Amministratrice di compagnia: Angela Carrano. Foto di scena: Lia Pasqualino.
Diritti di rappresentazione Suhrkamp Verag- Berlino rappresentata in Italia da Zachar International-Milano. Produzione Teatro di Napoli, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro della Toscana- Teatro Nazionale.
Visto al Teatro Argentina di Roma il14 gennaio 2022.