Statistiche dal 2010

Visite agli articoli
5029833

Abbiamo 662 visitatori online

Cerca nel sito

Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

non ha scopo di lucro, non propone alcuna pubblicità e ha come unico interesse la diffusione della cultura.
Pertanto, le immagini pubblicate si attengono all'a
rticolo 70, comma 1bis della legge sul diritto d’autore, dove si afferma che è possibile la "libera pubblicazione attraverso la rete Internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro".

 

 - Nuova informativa sui cookie -

 


Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Don't look up

 

 

Don’t look up

Regia di Adam McKay

 

 

 

Con Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence,
Rob Morgan, Meryl Streep

Distribuzione Netflix

 

 

Uscito in non molti cinema americani ed europei all’inizio di dicembre, e a Natale su  Netflix che lo ha prodotto, Don’t look up è secondo me uno dei film più indovinati degli ultimi anni. Se guardiamo al passato recente, sono ben poche le pellicole in grado di essere, come Don’t look up, lo specchio di un’epoca.

Tuttavia, la critica cinematografica americana non è stata troppo benevola, quasi sicuramente per colpa del regista che non è lo Stanley Kubrik del Dottor Stranamore, il Ridley Scott di Thelma e Louise, il Peter Weir di Truman Show, lo Zemeckis di Forrest Gump, ma soltanto Adam McKay, ex-attore comico che aveva già diretto film di successo (The big Short, Vice), tuttavia non certo a questo livello. Si è voluta notare qualche lentezza, qualche contraddizione tra i toni ora comici ora drammatici, anche se su questi argomenti pesa troppo il gusto personale. Di sicuro, invece, il film a mio parere centra in modo strepitoso il bersaglio degli attuali politici aggrappati e rimbambiti dai media televisivi e telematici, e anche di tutti gli altri che vivono in una dimensione interconnessa e condivisa da cui è difficile sfuggire.  


 

Quando si vorrà, speriamo presto, ricostruire e psicoanalizzare gli anni decadenti che stiamo vivendo, quelli in cui ad esempio i cittadini di nazioni civilizzate come Italia e USA hanno legittimamente scelto di essere guidati da personaggi incredibili come Berlusconi e Trump, la visione di Don’t look up fornirà un utile commento visivo.

Cosa racconta questo film? La trama è la stessa di vari altri romanzi e film di fantascienza, tra i quali in particolare dell’ottimo Armageddon di Michael Bay con Bruce Willis: si scopre una cometa diretta verso la Terra e si cerca di evitarne l’impatto catastrofico. Ma se gli altri romanzi o film raccontano gli sforzi titanici per scampare al pericolo, McKay affronta il tema sotto prospettive diverse: quella dei politici che prima di agire riflettono sui contraccolpi in termini di popolarità, quella dei talkshow che trasformano qualunque notizia in barzelletta e spettacolo, quella della gente comune che invece di preoccuparsi si abbandona a risibili parodie utilizzando i social media.

Il film alterna momenti di suspense, di tensione e di dramma a momenti carichi di ironia e sarcasmo, che fanno molto ridere loro malgrado. Il primo incontro degli astronomi Mindy e Dibiasky, interpretati dai bravissimi Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence, con la presidente degli Stati Uniti, una sorta di Trump donna costruita magnificamente da Meryl Streep, è esilarante ma talmente realistico da far venire i brividi. La presidente Orlean è ignorante, arrogante, vanesia, preoccupata solo da eventuali cali di gradimento; e il suo capo di staff, che è anche suo figlio, appare un imbecille completo.

 

Lo stesso carattere ibrido tra idiozia e comprensione si ritrova negli incontri dei due scienziati con la televisione, nei quali progressivamente si manifesta una divergenza tra il più anziano Mindy, sedotto dalla giornalista Evantee (Cate Blanchett) e trasformato dai media nell’astronomo più sexy d’America, e la giovane Dibiasky, intransigente e determinata, ma subito vittima della pesante maleducazione dei social.

La storia prosegue poi secondo binari adeguati, perché alla fine il potere comprende il pericolo incombente e la Nasa decide di intervenire per salvare il mondo. Ma ora si mette in mezzo il bislacco miliardario Isherwell (Mark Rylance), riuscito miscuglio di Bill Gates, Jeff Bezos, Marc Zuckerberg e Steve Jobs, che vuole impossessarsi della cometa facendola cadere sulla Terra in frammenti e recuperando i metalli rari che la compongono. Il miliardario, nessuna sorpresa, è tra quanti hanno fatto eleggere la Orlean e dispone quindi anche di un potere politico.

Ci sono trovate tragiche e spassose alla fine del film, che prevedibilmente si conclude con il cataclisma, ma non per tutti. Il destino di alcuni super-ricchi e super-potenti ci viene mostrato negli ultimi fotogrammi, dopo i titoli di coda.

McKay ha messo dentro Don’t look Up tutta la nostra società (occidentale) e l’ha sbeffeggiata; davanti a un gigantesco problema, nessuno lo prende sul serio e infila la testa in un buco per non vederlo. Solo quando la cometa diventa visibile a tutti se ne intuisce il pericolo, ma è troppo tardi.

La metafora è chiara: il gigantesco problema è il cambiamento climatico in corso, di cui ci sono prove scientifiche palesi e inequivocabili, eppure molti si ostinano a non intervenire o a ridicolizzare l’argomento. Nel mentre che i ghiacciai si sciolgono, si discute e si perde tempo dietro a questioni marginali: quando al Polo Nord fioriranno i limoni sarà sempre troppo tardi per l’umanità.     

 

       

abbiamo aggiornato l'informativa sui cookie