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il 23 ottobre 2007.
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FUORI …
Fuori di testa, fuori dalla pazza folla, fuori da ogni schema, fuori dalla vita sociale ? Uscire fuori, finalmente? E verrebbe da dire, perché non F.U.O.R.I, Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano (1971).
Il testo - scritto diretto e interpretato da Nella Tirante (Teatro Tordinona, 8-12 dicembre 2021, Roma), e vincitore di diversi premi - già nel titolo mostra ricchezza, ed allude alle strade che percorrerà il discorso.
L’assunto è semplice, sentimentale, e nel filone dell’istant book. Si tratta di dar voce, come molti stanno facendo, al disagio sottile e quotidiano che in tempi di lockdown covidico corrode le fondamenta del vivere quotidiano, destrutturando le identità. Se negli adolescenti questo infatti ingigantisce a psicosi di vita rubata, a derealizzazione depressiva spesso al confine con la suicidarietà, in altro modo, ma non meno insidiosamente, destruttura le identità adulte. Ma con un surplus di protesta e presa di coscienza. E fatta la tara al lamento e alla retorica impliciti nella centralità del teatro, come sacrario dell’arte di relazione, resta la nudità dell’individuo recluso, degli spostamenti psichici progressivi che il confinamento e lo smontaggio del quotidiano in tutti prima o poi hanno indotto. Certo un testo intimo e corale, senza ampliamenti politici teoricamente, salvo una parte di attacco al maschilismo domestico.
Il pregio del testo tuttavia, nella semplicità della cornice, sta nel montaggio e nella progressione, sia nella scrittura che nella scrittura scenica dell’attrice, dove secondo la buona regola del teatro che si debba sempre andare a crescere, l’onda monta per cerchi concentrici – oscillando tra gag comiche e sceneggiate, nostalgia e angoscia, agnizioni e recuperi esistenziali, per culminare nell’urlo, vuoi di protesta vuoi di vitalità reclamata – preceduto da una struggente e patetica performance muta, dove l’attrice muove in alto, appese ad un filo, delle struggenti marionette di legnetti (opera sua). Lei ora è di lato, e le marionette presentificano silenti la fragilità che tutti abbiamo reincontrato.
Lo spettacolo, dal punto di vista tematico segue alcuni filoni.
Da un lato il silenzio della vita reclusa, violato ed invaso dai canti e dai riti del vicinato di condomino, fatto di invadenza, canti, commenti intrusivi.
Dall’altro l’ossessione nevrotizzante delle routine covid (i protocolli per uscire a fare la spesa), a cui si alterna la polemica crescente con il maschio non collaborante (lui lavora, lui dorme, lui si isola al computer).



Ed infine – come recupero di senso – nel rapporto con la figlia piccola, il recupero per flashback della sé bambina, e della madre sudamericana e vitalistica, che si fondono a dare alla madre di ora una nuova identità triplicata, per identificazione a strati, fatta di ritrovati orgoglio e gioia vitalistici, culminanti nell’urlo.. fuori.. fuori. Ora sono pronta ad uscire!
Ma quando trionfante ed elegiaca avanza verso il proscenio tenendosi davanti un vestito rosso fiamma (che però non indossa.. e non è un caso), simbolo di ritrovata vita, tutto si gela. Una voce microfonata e impersonale annuncia il nuovo lockdown.
Una musica triste accompagna.
La protesta e l’identità non andranno persi, ma la felicità deve attendere.
Per quanto riguarda lo stile performativo, le idee sceniche, l’uso di voce e corpo, anche qui vale quanto detto.. nudità e recursività, e crescenti onde concentriche.
In scena solo una sedia, su cui siederà nei momenti di sconforto, con sorriso ebete nevrotico, buttando qua e là formine di plastica, come un espressionistico carillon rotto.
A lato una valigia rossa.. da smontare, aprire, richiudere, simbolo della volontà di andarsene.
Queste le due metafore della recursività imprigionante.
Da questi pilastri ritmici poi escono di volta in volta performance in crescendo. Telefonate comiche coi parenti. Polemiche e canti col vicinato.
I flashback sentimentali. Le polemiche col marito.
E Nella entra ed esce con virtuosismo vocale e gestuale, e con furore mimico, da vari ruoli, con buon ritmo, facendo tutte le voci e tutti i personaggi, e cambiando più volte vestito.
Particolarmente riusciti tra tutti questi fotogrammi sono il tormentone della vestizione per uscire, con continui rientri tragico nevrotici per qualcosa di scordato, dove il tormento slitta quasi a comica; e quando incarna la madre, spagnoleggiando, tangando, sermoneggiando vitalisticamente.
Insomma un canovaccio patetico retorico che si trasfigura in arte per virtù ritmico performative. E dal pubblico calore e acclamazione.
Scheda tecnica
Fuori, scritto, diretto e interpretato da Nella Tirante