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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Un eroe, di Asghar Farhadi

 

 

Un eroe

(titolo originale: A Hero)

Regia di Asghar Farhadi

 

 

Con Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh,
Fereshteh Sadrorafaii, Sahar Goldoust,
Maryam Shahdaie, Ali Reza Jahandideh,
Sarina Farhadi

Distribuzione: Lucky Red

 

 

 

Shiraz, già capitale della Persia nel XVIII secolo, è una città meravigliosa, nota perlopiù per i tappeti, il vino e le ricche vestigia storiche che ne fanno uno dei luoghi più visitati dell’Iran. E il regista Asghar Farhadi afferma di averla scelta, stavolta, in alternativa a Teheran, come ambientazione della sua ultima opera, Un eroe, Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2021 - e concorrente agli Oscar - specialmente per il suo carattere rilassato, e per la gentilezza dei suoi abitanti. L’incipit della storia ci presenta la suggestiva necropoli di Naqsh-e Rostam, dove si trovano le magnifiche sculture, i bassorilievi e le tombe rupestri dei grandi re del passato, tra i quali Dario e Serse, a pochi chilometri da Persepolis, l’antica capitale (patrimonio dell’UNESCO) dell’impero persiano, e dalla stessa Shiraz.

 
Il regista a Roma per l'anteprima del film

Nella conferenza stampa seguita alla proiezione del film presso il Cinema Quattro Fontane di Roma, Farhadi ha ringraziato l’Italia, che sta finanziando gli scavi e il restauro del sito archeologico appena citato. Dicevamo allora che la vicenda prende avvio da questo luogo, dove Rahim Soltani (Amir Jadidi), un quarantenne di bell’aspetto, sempre sorridente e gioviale, incontra il cognato Hossein, che lavora proprio lì, sulle alte impalcature, e lo accompagna a casa, un’abitazione semplice in cui vive con la famiglia della sorella e suo figlio Siavash, un ragazzino di 10 anni affetto da balbuzie, affidatogli dopo la separazione dalla moglie.

Recluso nel carcere di Shiraz per un debito non onorato, contratto in seguito al fallimento di una piccola impresa, Rahim usufruisce di una licenza premio di due giorni durante la quale fa visita ai familiari e alla sua compagna Farkhondeh, che sposerà una volta terminata la detenzione. La donna, che ha trovato una borsa contenente 17 monete d’oro, conta di venderle a un gioielliere al fine di risarcire in buona parte il debito di Rahim nei confronti di Bahram, il fratello della ex moglie, il quale, però, reclama il versamento dell’intera somma senza ulteriori dilazioni. Ma Rahim, dopo qualche tentennamento, si convince che l’oro vada restituito al legittimo proprietario, così si adopera per rintracciarlo affiggendo fogli informativi e biglietti nella zona dove la borsa era stata smarrita.

Dell’azione è informata anche la direzione del penitenziario, che plaude all’onestà del proprio detenuto modello, ancor più dopo la riconsegna delle monete alla donna che le aveva perdute. Difatti, anche per un evidente tornaconto mediatico (alcuni suicidi in carcere avevano minato la reputazione dell’amministrazione della casa di pena), l’episodio viene segnalato ai media locali, e Rahim, intervistato dalla tv, e osannato dai social, diventa in brevissimo tempo un eroe locale. “In una società - come ha rammentato Farhadi - c’è sempre la necessità di creare degli eroi. Ma può bastare una buona azione come questa per fare un eroe?”.

Perfino un’associazione umanitaria si occupa del caso dell’uomo, che dovrà ritornare dietro le sbarre nelle prossime ore se il suo inflessibile creditore non ritirerà la denuncia. Non basta infatti una cospicua raccolta di fondi e l’emissione di assegni a garanzia, dato che qualcuno, nel frattempo ha organizzato una campagna diffamatoria che insinua il dubbio che questo atto di generosità non sia mai avvenuto, gettando fango su Rahim e i suoi cari, e pubblicando, inoltre, un video che mostra l’aggressione a Bahram da parte di Rahim, ormai esasperato dall’atteggiamento dell’ex cognato e della figlia di costui, Nazanin, interpretata da Sarina Farhadi (Orso d’argento a Berlino come migliore attrice in Una separazione), primogenita del regista …

Lasciamo alle immagini il compito di completare la storia che gli spettatori potranno apprezzare personalmente sul grande schermo a partire dal 3 gennaio 2022. Non mancheranno ancora motivi di suspense e ulteriori colpi di scena in questa sceneggiatura precisa e avvincente, elaborata dallo stesso regista di About Elly, Una separazione e Il cliente, titoli che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali e ben due statuette dorate. Dopo un paio di esperienze non particolarmente significative in Francia (Il passato, con Berenice Bejo) e Spagna (Tutti lo sanno, con Penelope Cruz e Javier Bardem), ecco Un eroe, che torna a mostrarci l’Iran del nostro tempo, un paese che si avvia alla modernità, ma che è ancora rallentato dai retaggi di un passato che tarda a farsi da parte.

Si tratta, evidentemente, di un terreno assai congeniale all’autore iraniano, il quale, si muove con destrezza tra Zavattini e Dostoevskij, tra i sentimenti di una società anch’essa condizionata, come in Occidente, dai media e dai social network; con altrettanta perizia descrive le storture e l’inumanità della burocrazia, nella cui palude di paradossi e contraddizioni è destinato a finire Rahim, che si ritrova a percorrere - suo malgrado - un itinerario circolare, una sorta di labirinto da cui procede quasi per inerzia, senza vie d’uscita. È la piccola borghesia, sotto i riflettori, qui impersonata da un uomo semplice alla ricerca di un’impossibile redenzione.

Seppur sorretto da una solida fibra morale, e mosso da nobili intenti, Rahim e il suo sorriso, verranno comunque stritolati nell’ingranaggio mediatico dalle menzogne degli individui, dalle diffidenze della collettività, dal cinismo di un pubblico così rapido a regalare onori e gloria, ma altrettanto veloce a demolirli. Ne scaturisce una messinscena in cui vizi e virtù si confondono, così come buoni e cattivi, verità e finzione, bene e male, al punto da indurre il recettore a mettere perfino in discussione la propria adesione-identificazione con l’eroe protagonista. Pure la macchina da presa è spietata: lo pedina, ne evidenzia le fragilità, anche indugiando sulle condizioni di disagio che riguardano il figlio balbuziente, per indurre, magari, qualche momento di commozione, oppure per aumentare il livello di empatia per il personaggio principale.

Abilissimo nella direzione degli attori, molti dei quali “presi dalla strada”, come insegna il neorealismo, e addirittura vicino alla perfezione quando mostra le dinamiche familiari e le scene corali, il quarantanovenne Asghar Farhadi ritrae l’odierna società iraniana, basata sul sospetto e la delazione, sulla corruzione, sull’incertezza del diritto e sulla gogna mediatica, senza intervenire o prendere posizione alcuna, ma lasciando allo spettatore il compito di districarsi tra le varie ambiguità dei personaggi e delle loro azioni. “Io sono solo uno che fa film”, ha precisato, alimentando così in molti, in patria e fuori, i dubbi di una sua presunta vicinanza ai governi attuali, espressione del regime islamico, che negli anni passati non ha consentito ad altri autori iraniani la stessa libertà espressiva. Dubbi che ha in parte dissipato ribadendo in sala la propria indipendenza dal sistema politico, confermata da una lettera pubblicata su Instagram in lingua farsi (il persiano) nella quale paventava anche l’eventuale ritiro di A Hero dalla candidatura agli Oscar per il miglior film straniero in rappresentanza dell’Iran.

E in conclusione, ai molti che gli chiedevano come fosse scaturita l'idea del film, il regista così ha replicato: «Mi è capitato spesso di leggere nei giornali storie come questa. Storie di persone comuni diventate improvvisamente famose per aver compiuto un gesto altruistico. Queste vicende hanno tutte qualcosa in comune. Il film non trae spunto da uno specifico fatto di cronaca, ma quando l’ho scritto avevo in mente questo genere di storie».

 

 

 

 

 

 

 

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