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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Scolpire il tempo. La storia di una lacrima

 

 

Vorrei parlare di un’opera pluripremiata, soprattutto all’estero, ma ormai anche in Italia. Un’opera che spiazza per il suo essere a cavallo tra teatro, performance, cinema, arti visive. 
Histoire d’une larme (Roma, ottobre 2021, Cinema Farnese), del regista Giovanni Coda. Sperimentale, di nicchia? Se volete.

Coda, regista cinematografico, autore, sceneggiatore e fotografo, è una star in ascesa del cinema in senso lato ‘diverso’, per temi e linguaggi. In tal senso forse il suo più famoso è il lungometraggio Il rosa nudo (2013), sull’omosessuale diciassettenne morto nei lager, Pierre Seel (27 selezioni ufficiali in festival internazionali e 11 premi).

Histoire d’une larme, dunque … Noioso, statico? 
Diciamo un Tarkovskij a cui sia stato tolto anche il pretesto dell’azione. Ma certo, con intensità, realizzazione di quella che il maestro indicava come uno dei compiti del cinema: scolpire il tempo. 
Ma, se è ovvio che l’arte per eccellenza del tempo è la musica, è qui il caso di parlare di cosa: ritmo, armonia, melodia? O, per dirla coi formalisti russi, quale tipo di montaggio? Be', direi che sul basso continuo di una melodia di fondo straziante e dolce di musica-immagine, prevale la dimensione armonica, per accordi e sovrapposizioni. 
Ha la circolarità e la sospensione dei preludi e delle polacche di Chopin.

Teatro. Cinema, performance? 
Ma intanto, di cosa parla? E’ un omaggio a Piergiorgio Welby (Roma, 1945 – 2006) attivista, giornalista, politico, poeta e pittore italiano, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico in Italia e per il diritto all'eutanasia. Affetto da distrofia muscolare progressiva, lottò a lungo perché gli interrompessero le cure, cosa che ottenne solo a 61 anni, tutte cose di cui parla lui stesso nel suo libro Lasciatemi morire
Lasciatemi morire’ … 
Ma sarà un caso che il titolo riecheggi famose arie d’opera, legate al dolore d’amore? 
Primo fra tutti Monteverdi, nel suo celeberrimo Lamento di Arianna’ (Arianna, scena VII)  

“e che volete voi, che mi conforte / in così dura sorte, / in così gran martire? / Lasciatemi morire”

Ma poi anche Bellini, ne I puritani

“O rendetemi la speme, / O lasciate, lasciatemi morir!”

Dunque il diritto a vivere la vita come eros, e il diritto a rifiutare una vita di morte per una serena accettazione della morte. 
E l’eros come filo conduttore del film e dell’immagine. L’eros come ‘croce e delizia’. 
Teatro, cinema, performance? Musica? Che importa! 
Certo scultura del tempo, in senso michelangiolesco, arte del togliere per evidenziare ciò che solo della vita è anima. Scolpire la vita perché resti incisa nell’ultimo atto della morte come supremo atto di vita nell’amore. 
Sì, questo film, breve ma densamente lungo altro non è che una cerimonia sacra … un corteo corale di danze della memoria.

Un lucido congedo dalla vita tramite un inno alla vita. dove sulla nostalgia sembra prevalere lo srotolarsi di quell'eterno presente che sono i pochi fotogrammi fulminanti e lenti insieme che la felicità ha saputo incidere sulla carne quando la vita era presenza. 
La vita è tutta qui. Depurata dalla micro cronaca e ingigantita nella sonata per accordi e variazioni di quel poco di tutto me che mi invade, confermandomi come l’unico me che in me vive ed è valso vivesse. 
Una cerimonia sacra? Una danza sacra e immobile, per fotogrammi, per quadri viventi, a cui il protagonista ci invita col primo piano lento ieratico della sua vestizione - dalla nudità della vecchiaia, con dignità, all’indossare l’abito sacro del travestimento, trucco e abiti femminili. Un invito che inscena la danza del vero sé, dei due corni del vero sé: la nudità e la maschera. Dove è improprio voler parteggiare per l’uno o per l’altro, compresenti, ed entrambi carne della carne del mio essere.

E dopo la lunga danza inneggiante alla vita? 
La maschera del protagonista si disfa in un sapiente lento straziante super primo piano bergmaniano. 
Via il trucco dal volto, ed accettazione che il volto si deformi lentamente e con sofferenza, ruga per ruga stravolgendosi e devastandosi in infinito consapevole accettante straziante silente rimpianto. 
Addio vita addio, da chi potrebbe dire con Neruda: ”Ebbene, lo confesso, ho vissuto!”

Cinema poesia, certo, come minimo. E non per tutti, anche se resta da chiedersi se una educazione del pubblico non lo porterebbe anche qui, oltre che nel cinema di intrattenimento. 
I particolari? Non tutto ricordo, nel flusso. Romantiche danze al rallentatore, mimi d’amore, canzoni struggentemente romantiche, atmosfere decadenti e floreali. Bianco, rosso, nero …
Ma due mi sono rimaste impresse, entrambe giocate tra il protagonista, Sergio Anro, ed il deuteragonista, l’attore teatrale Bruno Petrosino. 
In una siamo insolitamente fuori dal chiuso che fa da cornice al resto. Cielo, luce, mare, un mare fellinianamente svagato e creativo, un luogo dell’anima, fatto di sguardo all’infinito e sogno. Anro/Welby seduto accoglie sorridente e con dolcezza un elegante Petrosino in bombetta nera, che lo corteggia lo abbraccia e coccola facendosi coccolare e proteggere, e gli porge dei grandi girasoli abbaglianti. 


I girasoli di Van Gogh? Un urlo di vita-morte? Un funerale da vivi? 
La scena torna più volte, come un leitmotiv. 
E ha la leggerezza beffarda della corteo finale dei morti, sulla cresta del monte, nel Settimo sigillo di Bergman. 
Sì, come in Bergman, morte leggerezza e sorriso. Dolcezza.

E poi c’è il ‘prima’, quello che chiamerei il corpo dolente del durante il rapporto. Qui i due protagonisti si mischiano seminudi o nudi, in controluce, frontali e di schiena, nella danza bella e dolorosa della carne tatuata. Ora faccia al muro, ancheggiando e tremando, ora crocefissi, ora avvinti. Ora in un replay della pietà michelangiolesca. 
E bravi tutti sempre. Anro nello scolpire il viso; Petrosino nella immobilità innocente del viso, e nella sapienza gestuale del corpo. Entrambi a loro modo ieratici.

Ma … Che c’entra tutto ciò con Welby? 
Certo. Vita e morte. Amare la vita. 
Ma l’erotismo decadente e il travestitismo? 
Semplicemente Coda, che da sempre si muove nell’universo LGBT+ come protagonista e cantore, ne approfitta per mettere due frecce al suo arco, e sommare denuncia a denuncia: contro il moralismo cattolico, che della vita fa un recinto di false difese e di divieti, qui la libertà laica riafferma la vita a tutto campo, come eros contro la morte. Ogni tipo di eros, con pari e anche maggiore dignità.

 

Scheda tecnica

Histoire d’une larme / La storia di una lacrima 
Scritto e diretto da Giovanni Coda. 
Ispirato a Ocean terminal, libro sulla vita di Welby. 
Con Sergio Anrò, Bruno Petrosino e Gianni Dettori.

Teaser

https://www.cagliaripad.it/

 

Troupe

Aiuto regista, Marco Oppo. Fotografia, Tore Manca. Montaggio, Andrea Lotta. Sound designer, Vincenzo Maria Boi. Camera car, Maurizio Abis. 
Musica di Cosimo Morleo, Annalisa Mameli e Corrado Aragoni, Alessia Desogus, Veronica Maccioni e Ottavio Farci, Irma Toudjian, Les Stick Fluò. 
Script Editor (French version), Sergio Anrò; script Editor (English version), Massimo Spiga; script Editor, Giovanna Zappu.
Intervento Poetico, Cataldo Dino Meo. 
Coreografie, Donatella Deidda. 
Make Up, Antonello Foddis. 
Still Photographer, Giorgio Russo.

 

Premi ricevuti

- Best Documentary al New Renaissance Film Festival (London – UK)

- miglior film sperimentale al Mannheim Arts and Film Festival (Berlino)

- selezionato come lungometraggio in concorso al Florence Queer festival

- in finale a Syracuse (New York – USA), San Antonio (Texas – USA)

 

Tournée

- ottobre 2021 - prima mondiale al Social Justice Film Festival di Seattle (USA)

- ottobre 2021 – Roma / Cinema Farnese

- 23 novembre - Cagliari / prima regionale / Cinema Odissea

- 24-26 novembre - Cagliari / Teatro Intrepidi Monelli

- 8 dicembre - Roma / Rassegna “Fuorinorma”

- fine dicembre - Napoli / Omovies Film Festival

 

 

 

 

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