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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il di più e il di meno

 

Ci sono casi, non rari, dove il dispendio di doti tutte ricche produce un cortocircuito, e dove la somma diventa sottrazione.

E’ il caso dello spettacolo Tvatt, di Morra (qui regista e attore) e compagni, andato in scena al Teatro Palladium (Roma, novembre 2021), dopo una serie di successi di pubblico e critica che lo accompagnano dall’esordio nel 2015. Già il titolo, nella sua architettura denuncia questa volontà di mettere troppo.

Tvatt, così è intitolato, è infatti sia l’acronimo di Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali, sia una espressione meridionale che significa ti batto, ti picchio.

Ma cominciamo dal positivo.

L’intenzione sembrerebbe essere quella di muoversi da un inizio comico - intrecciato a sceneggiate di meta-teatro e a stilemi da sforamento nel coinvolgimento del pubblico – ad un crescendo tragico.

In tal senso vanno alcune belle idee. Intanto il classico passaggio dalla dizione a voce nuda al microfonato dark ad alto volume. Poi il passaggio dal piena luce ad ombra e semibuio, con il raddoppiamento del tragico dato da un gruppo musicale a fondo scena (piano, violoncello, batteria), che sottolinea il pathos con crescendo ora battenti ora assordanti, e talora tacendo all’improvviso con effetti di contro luce e silenzio mesto.

V’è poi abbondante uso di raddoppiamenti cinematografici … I monologhi racconto degli episodi di violenza quotidiana sono infatti sempre accompagnati dalla proiezione a fondo scena dell’ombra ingigantita del parlante, e ad un certo punto cala dall’alto fino a mezza scena uno schermo cinematografico gigante, in bianco, che rende la scena al vivo bassa e tagliata, claustrofobica. Lo stesso schermo su cui poi si proietterà in seguito un raddoppiamento straniato del racconto e dei suoi narratori, con una bella teoria di primi piani danzanti dei loro volti, alternata a scene più comico-prosaiche. Infine lo schermo su dissolverà, risalendo, ma resterà per un po’ il raddoppiamento proiettivo, con la sovrimpressione sulle pareti nere del mare, che vira così al grigio.. grigio come il cocciuto idealismo moraleggiante del vecchio che loda e idealizza i tempi suoi, mentre cammina in riva al mare raccogliendo telline.

Bene. E bravi tutti gli attori, nel parlato, e nella gestualità della sciatta noncuranza popolaresca, che prevale, con l’intento di smorzare e minimizzare il tragico in banale, con ironia napoletana.

Qualcosa però non funziona.

Due sono infatti i fili che si intrecciano, come ipotetici causa ed effetto.

Da un lato c’è il borborigmo in veloce bassavoce napoletano, registrato in playback ossessivo, dei discorsi ripetitivi, tra tradizione e repressione, dei famigliari dei protagonisti. Dall’altro emerge il racconto delle violenze dell’ambiente circostante, e di riflesso della loro, con la cronaca di scontri tra bande e relativi incidenti ( per es il naso rotto ), che dovrebbe far virare dalle cause al tragico che ne segue, sia pure come triste e sofferta normalità.

E’ interessante l’idea del sottofondo moraleggiante ossessivo e imprigionante, una prigione a cui reagiscono senza mai poter evadere, come una condanna incisa nella pelle, una seconda pelle che non ti lascia. Purtroppo però Morra non si accontenta. Vuole inserirci il triplo salto mortale del metateatro. E la tira in lungo con comiche ripetitive che - se erano un buon trampolino come controluce ad un crescendo tragico – insistite sfibrano e stancano, nonostante il pubblico sembri apprezzare, con ripetute risate (ma è un risultato facile).

Qualcosa non va …

Lo spettacolo comincia con gli attori rumorosamente szoccolanti in scena, e che ogni tanto scendono in platea, mentre il borborigmo li accompagna. Poi vengono presi due del pubblico, portati in scena e sottoposti a comiche maltrattanti lezioni di teatro. Devono mimare quello che sentono nel borborigmo, e poi schiaffi ricevuti. Uno è impacciato, l’altro più vivace, e il contrasto aiuta le comiche, aumentato dal fatto che l’attore che li guida (in modo un po’ televisivo) gli fa ripetutamente da modello mimico, poi guardandoli perplesso e disapprovante, con pause comiche.

Metateatro? Ok … Ma alla lunga …

Poi arriva lo stacco tragico, al buio, e un attore (forse il più bravo) recita il monologo racconto del naso rotto.

Bene. Sta crescendo?

Ma Morra non rinuncia al meta teatro, e al birignao (tra terzo teatro e avanspettacolo) del contatto col pubblico, che apostrofa così Piaciuto il pezzo di Pascà? – Il pubblico fa coro … Sì! - Ma lui non si accontenta, e prosegue ….. “ Sta zitto! Vattinne! A la casa! Devi stare zitto.. tu e tu e tu … a la casa E qui casca, perché ovviamente nessuno ci crede, benché insista, e ovviamente nessuno se ne va.

Un abbassamento wagneriano per poter poi ricrescere nel tragico, dopo un culmine? Non pare.

Il tono si alza e si abbassa continuamente, e il tragico resta un racconto – tenuto a bada – mai vissuto con collasso tragico emotivo. Sembra si voglia dire che loro ci sono abituati. La vita è così. D’accordo.. Ma troppo tenuto a bada, e le continue uscite non sono né brechtiano straniamento che volga alla riflessione politica, né un crescere che sfori in comicità assurda o demenziale. Si resta nel basso da sceneggiata.

Così i due registri si tarpano le ali a vicenda, in un intelligente ma freddo montaggio a tavolino. E non serve – puramente dichiarato – che sul finire l’attore legga al leggio dal testo che ispira lo spettacolo, per poi spiegare che preferisce interrompere, e ridelegare l’energia a scena e musica.

Anche se è vero che la musica – una delle idee migliori, ma troppo un appoggio – fa subito risalire la temperatura scenica.

 

 

Scheda tecnica

TVATT – Teorie Violente Aprioristiche Temporali e Territoriali, liberamente ispirato a EAST e WEST di Steven Berkoff, drammaturgia e regia Luigi Morra,
con Luigi Morra, Eduardo Ricciardelli, Pasquale Passaretti
musiche e suono Camera
luci e video Domenico Catano

produzione Etérnit e Teatraltro in collaborazione con Lunarte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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