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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Tragicomico burattinesco, ma non troppo

 

Calpestare le orme dei tanti Pinocchi andati in scena, tra cinema teatro e cartoon, è sempre un azzardo, e quindi si può considerare un generoso atto di coraggio quello di Giorgia Filanti ( ‘Le avventure di Pinocchio’, Teatro Marconi, Roma, 28-29.10.2021 ) che ci si è misurata, virando ad una colorita ‘opera rock’, come lei stessa ama definire il suo spettacolo.

La base è il testo, fedelmente seguito secondo il copione dai più selezionato (mancano come sempre il morso di Pinocchio che stacca lo zampetto del gatto, il tribunale del paese dei citrulli, il serpente che muore dalle risate). E questo fa sì che il pubblico si possa rilassare a seguire le variazioni di tono e stile.

Ma tono e stile fanno la musica, e la musica, insieme a gesto e colore sono il leitmotiv dello spettacolo, opera rock sì, orientativamente, ma in realtà un meticcio tra teatro dell’arte, sceneggiata napoletana, vaudeville, varietà, che nei suoi momenti più alti ricorda ora la ‘Gatta cenerentola’ di De Simone, ora sfumature tragico melanconiche da ‘Opera da tre soldi’, senza tuttavia che questo registro sia portato fino alla critica politica brechtiana, virando piuttosto ad una mestizia luttuosa meridionale, sottolineata da alcuni canti tristi  in lingua ispanica.

Tragicomico insomma, come è il testo di Collodi, di cui per fortuna vengono mitigati gli eccessi insopportabili di pedagogico moralismo.

Viene infatti limitata la presenza di Geppetto, la cui monodimensionalità è attenuata da un abbassamento popolaresco (in giacca e mutande, quando torna dal Pinocchio coi piedi bruciati, appare ubriaco, anche se non tanto convincente l’attore nel mimarlo), e la fatina diventa un po’ trait d’union e cornice musicale, comparendo quasi ad ogni stacco scena, ed inaugurando il tutto come presentatrice. Poco sviluppata come personaggio, ma alta e immobile in un vaporoso bianco abito coloniale, l’attrice è però superba cantante nei suoi intermezzi musicali, ora rap soul pop, ora mestamente litanianti, in lingua ispanica, su tristezze d’amore.
Il vero collante tuttavia sono Pinocchio (Serena Borrelli) e il focoso multiruolo omaccione Roberto Fazioli, pirotecnico nel variare gestualità, toni di voce, parlate (francioso, siciliano, romanesco, veneto). Intorno ruotano gli altri – anche loro in più ruoli – ora con fantasiosi abiti multicolori, meridionali o orientaleggianti, ora a torso nudo; talora con maschere dell’arte (rossa e nasuta per uno dei medici della fatina; da lupi nella surreale danza macabra intorno al promesso morituro burattino che rifiuta la medicina).

Divertente poi la caratterizzazione ironica del grillo, con grandi occhiali tondi ed una lunga giacca nera da ciambellano, a cui stanno appesi – forse in omaggio allo stralunato mondo carrolliano – una serie di orologi. Insomma, un grillo studentello, forse non tanto convinto della propria pedagogia.

 


Ma veniamo ai due pilastri.

Serena Borrelli (Pinocchio) compare all’inizio in piedi a braccia alzate, avvolta in un telo beige (il tronchetto). Trema e freme. Sta nel suo. Gestuale.
Poi esce.
Ma qui un po’ cala.
Nella prima parte del suo Pinocchio è abbastanza statica.
Poca gestualità e poco lavoro su voce e parlato, un po’ tradizionali.

Cresce invece decisamente quando il burattino si fa contraddizione tra capriccio dubbi pentimenti e momenti di ansia paura tragedia. Allora scatta la gestualità tremante ed elettrica tipica della Borrelli, e si alza il tono interpretativo vocale, tra veloce ossessivo ansiotico e piangente, in più di un monologo dove sta sola in solitaria, ma in generale in tutte le scene.

Fazioli invece è la colonna del comico, il trasformista, anche se in alcuni momenti – puramente corporei – sa virare ad un lento tra il mesto e il tragico. Ma in generale è abile nel caratterizzare in modo preciso ogni sua incarnazione.

Quando è Mangiafuoco incarna il tono burbero con rigidità corporea da tronco, e mima l’arrivo dei dubbi come un tronco prossimo a cadere , battendo in tremito una sola gamba. E costretto a non bruciare i burattini, e al cibo crudo, vira allo sconcio, con una battuta a Colombina sul cosciotto crudo da farle assaggiare.

E’ poi il gendarme con Geppetto, e (idea sua o della Filanti?), portando nella scena l’assurdo del paese dei citrulli, cazzia Geppetto invece che Pinocchio, ma con una calata da ottuso carabiniere siculo che non si lascia contraddire e non accetta spiegazioni.

Sarà poi il pescatore che ripesca Pinocchio caduto in mare – deluso che non sia un pesce – virando qui al popolaresco veneto, ma sempre con un sottofondo di bonaria volgarità domestica.

Dicevo tuttavia dei ‘lenti’.


Ci sono in vari momenti di transizione, solo coreografici, dove Pinocchio viene trasportato qua e là.

Uno però è culminante, e porta al finale.
Quando Pinocchio è prossimo alla trasformazione in bambino, lo è perché, per portare in salvo in mare il padre, è quasi morto.
Viene dunque sollevato in piedi da Geppetto - mentre sta inerte a braccia a crocefisso – e posto a sedere su una sedia.
Qui lentamente, da dietro, gli operano una svestizione, dal tono sacrale. Via tutto, e rivestito con foulard berretto giacca. Da ragazzo, insomma.
A questo punto, con infinita lentezza, pensosa, avanza Fazioli, e si inginocchia a capo chino, fronte al pubblico, davanti alla sedia, per poi prendere sulle spalle Pinocchio, di nuovo a braccia a croce.
E tutti escono … In processione?
Fazioli, in ginocchio, per la possanza del fisico e aiutato dal viso arcaico e scultoreo (barba e lunghi capelli) appare quasi come il Mosè michelangiolesco.
Come dire che come Mosè porta gli Ebrei alla salvezza attraverso il deserto, lui porta in processione – dopo la ‘deposizione’ – il Cristo risorto e redento? Pinocchio porta su di sé i peccati del mondo?
Chissà …
Ma la scena è suggestiva.

Applausi lunghi a questo finale, ma caratteristico della partecipazione popolare che lo stile induceva, applausi anche ad ogni stacco scena.

 

 

Scheda tecnica

Le avventure di Pinocchio (da Collodi).

Con 
Serena Borrelli, Pinocchio
Roberto Fazioli, Mangiafuoco, il medico corvo, il carabiniere, Medoro, il pescatore, lo sfruttatore del paese dei balocchi
Manuela Iarusci, Lucignolo, il gatto, la civetta, la vecchietta sulla spiaggia
Fiorentino Cioppa, Geppetto, Colombina, il ladro
Elisa Zedda, la fatina, la marionetta
Gabriele Passaro, Arlecchino, il Grillo Parlante, la Volpe

Regia Giorgia  Filanti, aiuto regista Davide M. Lo Presti, assistente alla regia Gabriele Passaro.
Alessandra Salvatori  Sound designer, Angela Di Domenico  coreografie, Marco Lausi  foto di scena e grafica

 

 

 

 

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