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il 23 ottobre 2007.
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Finalmente anche a Roma, al Teatro Argentina in apertura di stagione, l'ultimo spettacolo di Emma Dante, Misericordia. Un capolavoro assoluto che torce le budella e sconquassa la coscienza di chi lo guarda. Con la maturità artistica raggiunta in questi ultimi anni, la Dante torna ai temi e al linguaggio delle sue prime regie, da mPalermu e Carnezzeria fino a Vita mia (dal 2001al 2014). Il mistilinguismo tra dialetto e lingua, la famiglia come palcoscenico di violenza ricompaiono insieme a una recitazione che al parlato preferisce il gestuale, a una scrittura scenica essenziale che si nutre anche di silenzi, una vitalità registica che oltrepassa la perfezione.
Misericordia si svolge in un tugurio sotterraneo dove vivono tre puttane che di giorno sferruzzano e la notte vendono i loro corpi deturpati dal tempo e dagli stenti. Nuzza (Manuela Lo Sicco), Anna (Leonarda Saffi)e Bettina (Italia Carroccio), litigano e bofonchiano in un grammelot tra pugliese e palermitano per poi occuparsi di Arturo (il danzatore Simone Zambelli) un ragazzo disabile partorito da Lucia, morta subito dopo averlo messo al mondo. La donna veniva presa a botte dal suo Geppetto mentre era incinta ed è probabile che le violente percosse abbiano provocato la nascita prematura di Arturo insieme ai suoi disturbi mentali.


Le tre puttane diventano le sue madri misericordiose, piene di amore e di attenzioni per questa creatura muta e legnosa, il volto incorniciato da un eterno stupore, poco incline ad addormentarsi senza la melodia di un piccolo carillon. Ora si è fatto più grande, ma rimane sempre un po' bambino. Si lancia spesso in danze semi acrobatiche che sembrano esprimere una volontà di volar via dalla sua situazione.
Il palcoscenico è quasi vuoto per lasciargli spazio nella sua parte centrale. Sullo sfondo quattro seggioline pieghevoli separate da cavallini a dondolo, giocattoli e stracci vari. E' da questa postazione che i personaggi avanzano in avanti per recitare le loro scene. Bellissima quella dove le donne raccontano la disgrazia della loro amica Lucia e la violenza del suo compagno. Commovente anche se un po' comica, quella in cui le donne si svestono e indossano tanga per andare a prostituirsi. I corpi nudi sono tutt'altro che attraenti ma devono venderli per poter mangiare un tozzo di pane.
Lo spettacolo non è mai patetico e la denuncia sociale non viene espressa a voce alta. Tutto viene comunicato attraverso un linguaggio scenico estremamente poetico che sbatte in faccia la verità, nuda e cruda. C'è anche un elemento fiabesco che rimanda a Pinocchio. Geppetto è il nome del padre di Arturo che getta in aria i balocchi mentre sulla scena si spandono le note della colonna sonora di Fiorenzo Carpi per il Pinocchio di Luigi Comencini.


Nelle scene in cui accudiscono con amore il povero Arturo, le tre puttane agiscono come tre fatine che vogliono soltanto il suo bene. Ora si è fatto grande ed è ora di mandarlo in un istituto dove possa vivere una vita più dignitosa, mangiando tre volte al giorno e dormendo con il calorifero.
Veramente straziante la scena in cui preparano la sua valigia, mettendoci una collana di Lucia, i suoi dentini da latte, alcuni giochi e il carillon che usavano per farlo addormentare.
Arturo è impegnato ad ascoltare la musica della banda che sembra amare sopra ogni cosa. Ma subito dopo giunge il momento della separazione. Arturo che non ha mai pronunciato una parola, le saluta dicendo “mamma”. Difficile dire se andrà a stare meglio.
Scheda tecnica
Misericordia, scritto e diretto da Emma Dante.
Con Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambilli.
Luci di Cristian Zucaro. Foto di Masiar Pasquali.
Assistente di produzione: Daniela Gusmano. Coproduzione: PiccoloTeatro di Milano_Teatro d'Europa. Atto unico/ Compagnia Sud Costa Occidentale. Teatro Biondo di Palermo, Carnezzeria. Coordinamento e distribuzione: Aldo Miguel Grompone, Roma.
Visto al Teatro Argentina il 31 agosto 2021