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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Montefiascone.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il cortile, di Scimone Sframeli

 

Sono i padrini della XIX edizione di Kilowatt Festival, pazientemente organizzata in pandemia da Lucia Franchi e Luca Ricci. Si respira l'urgenza di ricominciare a fare teatro, di incontrarsi per parlarne. I due grandi artisti messinesi hanno lavorato con un gruppo di giovani attori per mettere in scena La festa, il terzo dramma della loro produzione, e hanno tenuto due incontri con il pubblico dal titolo molto esplicativo, Il teatro è ventre di madre. In un periodo in cui gli incontri e gli abbracci sono banditi e in cui i rapporti sono ostacolati, il teatro deve ribadire la sua forte carica umana. Il teatro in streaming non ha senso perché quel che conta è la relazione, direi anche quasi fisica, tra attore e pubblico, attraverso un testo che rappresenti la vita.

 


Anche in onore dei più giovani, Scimone e Sframeli hanno riproposto Il cortile (2003) che ottenne il Premio Ubu nel 2004. Con il tempo, il testo non ha perso lo smalto del suo esordio e lo spettacolo è cresciuto sotto tutti i punti di vista, dall'intensità della recitazione alla perfezione chirurgica delle pause e dei silenzi. Per non parlare poi del dosaggio equilibratissimo del comico e del tragico.

La scena è una discarica dove si tengono compagnia tre derelitti della società. Peppe (Francesco Sframeli ), Tano (Spiro Scimone ) e Uno (Gianluca Casale ). Il tempo è sospeso, il luogo connotato da un armadio sfasciato con una ruota di moto che spunta fuori dalla sua base, da una parte, e una sedia girevole tanto malandata che non si capisce come riesca a sostenere Peppe, dall'altra. Una A e una B illuminate al neon si reggono a stento su un filo di ferro, forse per alludere a Bar,il secondo testo di Scimone. La parte più centrale della scena viene attraversata avanti e indietro da Tano che ha il compito di accudire Peppe.

Non si fa riferimento ai legami che uniscono i personaggi e non si parla di quello che c'è al di fuori di questo cortile-discarica dove sopravvivono un accudente, un accudito e un "uomo verme" che vorrebbe farsi tagliare la testa per poter strisciare meglio e provocare maggior compassione agli altri due. Ma gli altri due non hanno le scarpe adatte per decapitarlo.

 

Viene subito in mente Finale di partita di Beckett, il padre assoluto del teatro del Novecento. Franco Quadri e Ettore Capriolo rinvenivano una influenza di Pinter sull'uso del linguaggio, ma in realtà i dialoghi con echi e cadenze dialettali di Scimone assomigliano soltanto a se stessi. Quella inimitabile melodia creata dall'uso frequente di anafore e il ritmo cantilenante del dialogo costituiscono il carattere distintivo del testo che, tuttavia, deve molto al Teatro dell'Assurdo.

Gli oggetti di scena hanno tutti un valore simbolico. Come il bastone che Peppe usa come fosse uno scettro per dare ordini a Tano e per scacciare i topi che gli sgranocchiano il piede malato. Un poco li invidia perché sono gli unici ad avere qualcosa da mangiare. Le dentiere che le persone hanno buttato perché si sono stufate di non avere niente da mettere in bocca. Un sacco che contiene qualche genere di prima necessità e che a poco a poco si svuota per lasciarli privi di qualsiasi mezzo di sostentamento. Tutto questo è metafora dell'indifferenza della società alle grida di aiuto dei reietti. Una metafora che oggi, nel generale impoverimento provocato dalla pandemia, assume un carattere di denuncia ancora più disperato.

I tre reietti si confortano tenendosi compagnia, aiutandosi reciprocamente come possono. Tano aiuta Peppe ad alzarsi per andare a fare pipì, gli copre i piedi malati con una coperta che gli riscalda anche il cuore. Non c'è nulla di patetico in tutto questo. Prevale infatti un grottesco che non cancella la voglia di vivere dei tre poveretti. Il cortile, associabile al luogo dove giocano i bambini, è un microcosmo desolato dove questi uomini un po' infantili si raccontano con toni a tratti divertenti. Un capolavoro assoluto interpretato da attori nel pieno della loro maturità.

 

 

Scheda tecnica

Il cortile, di Spiro Scimone.

Scena e costumi: Tina Maselli. Disegno luci: Beatrice Ficalbi. Con Spiro Scimone, Francesco Sframeli, Gianluca Cesale.

Regia di Valerio Binasco. Direttore tecnico: Santo Pinizzotto. Amministrazione: Giovanni Scimone. Produzione Compagnia Scimone Sframeli, Fondazione Orestiade Gibellina, Festival d'Automne à Paris, Kunsten Festical des Arts de Bruxelles, Téâtre Garonne de Toulouse.

Visto al Teatro Dante di Sansepolcro (AR) il 16 luglio 2021.

 

 

 

 

 

 

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