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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Macbeth, le cose nascoste, di Angela Dematté e Carmelo Rifici

 

 

Potente, complessa e densa di significati simbolici è la riscrittura del capolavoro shakespeariano giunta finalmente a Roma, al Teatro Argentina. Come già nell'Ifigenia, ispirato a Eraclito, Omero, Sofocle ed Euripide, anche in questa versione del Macbeth, Carmelo Rifici scava nel profondo del testo seicentesco per portare a galla tematiche e riflessioni legate alla contemporaneità.

Macbeth è la tragedia shakespeariana più breve e sanguinosa del canone e, a un attento esame, il termine "sangue" con tutte le sue varianti grammaticali, è quello che ricorre più spesso nel testo. Non stupisce, pertanto, che il regista sia partito da domande riguardanti la violenza e il desiderio di sopraffazione che spingono l'eroico Macbeth a trasformarsi velocemente in un villain che, verso la fine, uccide anche chi non mette a repentaglio la sua corona. Non è soltanto l'ambizione e la brama di potere a guidarlo negli abissi dell'assassinio, ma anche qualcosa di simile a una forma di schizofrenia che fin dall'inizio gli procura allucinazioni.


Il testo composto con Angelà Dematté insieme alla dramaturg Simona Gonnella si compone di tre zone tematiche e drammaturgiche.

La prima si basa sulla presa di coscienza di ogni singolo attore di quali elementi della vicenda abbiano scosso di più la loro sensibilità. La seconda dimostra come ciascun attore abbia trasferito se stesso nel personaggio. La terza, infine, scava nella tradizione arcaica rappresentata dalle Streghe," dove il brutto è bello e il bello è brutto".

L'ardita struttura drammaturgica non appesantisce lo spettacolo dove i personaggi rimasti, Macbeth, la Lady e Banquo sono interpretati a turno da tre attori e tre attrici. Soltanto Fleance, il figlio di Banquo, è interpretato dal promettente Alessandro Bandini. Tutti si mettono di volta in volta nei panni delle Streghe. E se lo spettatore non si confonde, il merito va dato ai giovani attori che passano da se stessi ai personaggi con estrema spontaneità.


 

 


Anche le scene essenziali e oscurate di Paolo Di Benedetto e le luci blu cobalto di Gianni Staropoli contribuiscono alla chiarezza e alla linearità dello spettacolo. Sul fondale c'è uno schermo dove appare lo psicoanalista Junghiano Giuseppe Lombardi che aiuta gli attori a tirare fuori " le cose nascoste" in vere e proprie sedute di analisi. Il palcoscenico è occupato da una sorta di bassissima pedana che spesso viene inondata di acqua, simbolo dell'inconscio e anche del liquido amniotico delle mancate maternità di alcune attrici e della Lady. I personaggi ci sguazzano in quell'acqua come per lavarsi delle loro colpe. L'enorme bacinella di stagno in avanscena serve agli assassini per cercare di togliere il sangue che insozza le loro mani.

Il dramma inizia dunque con una serie di sedute psicanalitiche che lasciano intuire il vissuto di ciascun attore e il rapporto tra questo e il testo shakespeariano. Molti associano Duncan, il re ucciso, alla figura paterna e c'è chi racconta la fuga dalla famiglia per riappropriarsi di se stesso. Emergono ferite legate alla rinuncia alla maternità, ai pericoli insiti nel potere della seduzione, all'uccisione simbolica del padre, al desiderio e all'ambizione, al trauma della separazione da una terra atavica dove prevalgono magie e rituali da associare al mondo primitivo delle Streghe.


Subito dopo lo spettacolo riparte, condensato al massimo nelle scene direttamente tratte dal testo modello. Sono le scene principali, quella dell'incontro di Macbeth e Banquo con le Streghe (I, iii),quella che segue l'assassinio di Duncan (II, iii), il banchetto durante il quale Macbeth vede il fantasma di Banquo (III,ii) e il memorabile monologo finale di Macbeth (V,v) in cui il re parla del passare del tempo e dell'inconsistenza della vita, "la vita è solo un'ombra che cammina ". Scene scabre e scarne, liberate dai personaggi minori e che si concentrano sugli snodi essenziali della tragedia. Sono belle e intense queste scene e permettono di osservare come ciascun attore della triade impegnata nel ruolo dello stesso personaggio, ne alteri alcune caratteristiche secondo il suo sentire. Tutto fila liscio, senza increspature e seguendo tempi registici perfetti. Le musiche di Zeno Gabaglio abbracciano le immagini, aderendo a gesti e parole in modo incantevole.

La parte finale, dedicata alla cultura arcaica, alle Streghe e alla magia, è la più spettacolare delle tre e si incentra sul tema, caro a Rifici, del sacrificio. Il bravo Tindaro Granata, di origine siciliana, racconta l'uccisione di un maiale che vide da bambino. In scena appare un corpo nudo messo a testa in giù come fosse un suino in procinto di essere squartato. E' il figlio di Macduff ucciso barbaramente da Macbeth. Lo interpreta Alessandro Bandini, già visto nella parte di Fleance, altra vittima sacrificale. Le Streghe indorano il suo corpo e lui viene trasformato in Ecate, la dea della magia, levatrice e accompagnatrice nel mondo dei morti.

Il suo monologo finale ci invita a vivere nel presente lasciandosi guidare dai nostri sogni e dai nostri desideri. Inutile razionalizzare la vita cercando dei falsi perché. Accettiamo le nostre ombre e troviamo il coraggio di guardare in faccia le "cose nascoste" dentro di noi.

Un finale visionario che chiama in causa la cultura arcaica e che ci insegna che ogni cosa nel mondo non muore mai, ma si rigenera sempre,"L'inizio è la fine, la fine è l'inizio".

Finale denso e onirico che, tuttavia, meriterebbe un uno sviluppo più completo e incisivo e un leggero aggiustamento strutturale con le prime due parti.

 

Scheda tecnica

Macbeth, le cose nascoste, tratto dall'opera di William Shakespeare, di Angela Demattè e Carmelo Rifici.

Dramaturg: Simona Gonnella. Scene:Paolo Di Benedetto. Costumi: Margherita Baldoni. Musiche: Zeno Gabaglio. Disegno luci: Gianni Staropoli. Video:Piritta Martikainen.
Con: Alessandro Bandini, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Leda Kreider, Christian La Rosa, Maria Pilar Pérez Aspa, Elena Rivoltini.

Equipe scientifica: dottore Psicoanalista Giuseppe Lombardi e dottoressa Psicoanalista Luciana Vigato.

Progetto e regia: Carmelo Rifici.

Produzione: LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Teatro Metastasio di Prato, TPE- Teatro Piemonte Europa. ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione. In collaborazione con Centro Teatrale Santacristina. Partner tecnico Lugano Center GuestHouse.

Visto al Teatro Argentina nel giugno 2021.

 

 

 

 

 

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