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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Diario di un dolore, di Francesco Alberici

 

Presentato al Mattatoio Teatro 1 nell'ambito di Romaeuropa Festival, Diario di un dolore esplora con profondità e intelligenza le possibilità di rappresentare il dolore. Francesco Alberici ne cura il progetto e interpreta la parte di se stesso insieme alla notevole Astrid Casali. Sono entrambi molto giovani ma lo spettacolo dimostra una certa maturità artistica e promette futuri sviluppi.

I giovani di oggi tendono all'infelicità, nonostante la società odierna tenda a nascondere se non, addirittura, ad eliminare questo sentimento. Francesco Alberici, al contrario, lo sviscera e si chiede quali siano le difficoltà, i limiti e i modi giusti di esporre la sofferenza sul palcoscenico.

Qualsiasi messa in racconto o in scena implica una qualche finzione, ma è proprio in questa che si celano tante verità. Ovviamente si tratta di un dolore vissuto in prima persona, proprio come quello, devastante, provato da C.S. Lewis dopo la prematura perdita della moglie. Da questo lutto incolmabile è scaturito il suo libro autobiografico Diario di un dolore (Adelphi, 2019).

  

Alberici ha preso spunto da questo testo ma non ne ha tratto un adattamento. Piuttosto lo ha utilizzato come strumento per farsi delle domande sulla propria esistenza e costruire una performance estremamente metateatrale che si interroga sulle possibilità di rappresentare un dolore personale senza sfruttarlo per semplici fini spettacolari.

Sulla scena c'è l'essenziale per la rappresentazione. Una sedia a sinistra dove siede Astrid Casali, l'ironico autoritratto che Francesco ha dipinto quando si è rotto il naso, un lungo tavolo con sopra tutto il necessario per montare la scena in cui Astrid venne a sapere della morte del padre mentre faceva i compiti a tarda sera. Era una liceale, allora, totalmente impreparata alla morte del genitore, una morte che aveva immaginato tante volte, ma che può dire sul palcoscenico solo adesso, dopo dieci anni.

In realtà se ne vede solo la preparazione perché lo spettacolo si incentra non tanto sul risultato finale quanto piuttosto sulla formazione teatrale di Astrid, sulle indicazioni di Francesco sulle prove e sulla capacità di lei di piangere in scena in modo da risultare credibile. Insomma sul farsi dello spettacolo stesso.

Francesco chiede alla giovane attrice di provare una scena sul dolore. Sulle prime è incerta ma poi si lancia a recitare un pezzo tratto da un romanzo di Auruki Murakami. Non funziona e lei non appare credibile.

Francesco reclama una storia vera e Astrid comincia a raccontare il suo apprendistato teatrale. Aveva otto anni quando recitò le sue poesie davanti ai genitori. Non sa quando abbia deciso di fare l'attrice, ma sa che non avrebbe potuto fare altro. Quando il padre era ancora vivo, si iscrisse a una scuola di recitazione che secondo il genitore l'avrebbe rovinata. Lei reagì piangendo come una bambina e Francesco le chiede di farlo ora in scena. Le lacrime scendono inaspettatamente copiose e il regista ne rimane colpito. Questo è solo un esempio di parentesi aperta nel corso del racconto principale che verte sulla messa in scena della dolorosa storia di lei. La struttura della performance è costellata di incisi, brusche interruzioni per permettere ai due protagonisti di parlare di se stessi e, ovviamente, del loro modo di fare teatro. Per Astrid il trucco per recitare bene consiste nell'essere tristi. Il padre voleva una festa dopo la sua morte durante la quale non riuscì a recitare una poesia dedicata a lui. Lo fece al cimitero, mentre calavano la bara nella terra. La sua aspirazione sarebbe recitare il pianto del padre in punto di morte ma non ci riesce.

No, non è facile recitare il dolore, soprattutto nelle sue massime espressioni. Astrid è riuscita a dialogare con una sedia vuota in modo eccelso, ma solo durante le prove. Non sono riusciti a riportare la scena nello spettacolo.

Astrid chiede al regista perché le proponga di recitare il suo dolore. La risposta potrebbe spiegare molte cose sul teatro dei giovani di oggi. " Perché ti invidio. Io non riesco a recitare il mio dolore. La mia storia non è all'altezza del mio dolore ". Queste parole rimangono impresse perché scatenano molti interrogativi sulle difficoltà di scrivere testi capaci di esprimere il male di vivere ai nostri giorni. In questi tempi dove quello che conta è il successo, l'accumulo di denaro e il trionfo dell'apparenza su qualsiasi altra cosa.

La performance è caratterizzata da un ritmo ineccepibile che rallenta solo un po' quando le battute diventano più toccanti. I due attori sono davvero bravi e, sopratutto veri e, quindi, credibili. Dispiace che la scena allestita alla fine non trovi sviluppo. Francesco taglia la luce laterale per far vedere meglio il volto di Astrid, pronta a recitare se stessa nel preciso momento in cui seppe della morte del padre. Ma la bellissima immagine viene ingoiata dal buio finale

Va bene così, fa parte del gioco. Il seguito deve rimanere nella immaginazione del pubblico perché lo spettacolo parla delle difficoltà di inscenare il dolore reale. Non può che rimanere incompiuto.

 

Scheda tecnica

DIARIO DI UN DOLORE, un progetto di Francesco Alberici. 
Con la collaborazione di Astrid Casali, Ettore Turilli, Enrico Baraldi.
In scena:Astrid Casali, Francesco Alberici.
Foto di Cosimi Trimboli
Produzione: Gli Scarti /Fuori Luogo La Spezia.
Coproduzione e residenze: Murmuris, Olinda, Lab 121.
Visto al Mattatoio Teatro 1, l'8 ottobre 2020.

 

 

 

 

 

 

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