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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Il bel teatro La Basilica di Roma ha dato l'avvio alla nuova stagione prima degli altri stabili capitolini e lo ha fatto proponendo un progetto del Gruppo della Creta che inscena un testo piuttosto complicato e tutt'altro che tradizionale di Anton Giulio Calenda. Si tratta di D.N.A. Dopo la Nuova Alba diretto da Alessandro di Murro.
Di trama vera e propria non si può certo parlare. La struttura drammaturgica fa perno su una vicenda centrale circondata da tanti episodi disparati che si accomunano in virtù della loro funzione comune. Quella di ambire a un rinnovamento del drammatico presente del nostro tempo.
La scena è occupata sul fondo da cinque pannelli mobili a due facce che vengono spostati e girati verso il pubblico ad ogni cambio di scena per mostrare i vari personaggi nonché le foto che fanno da sfondo alle loro storie. Ce ne è anche uno interamente occupato da due fantocci che parlano dei destini della cultura in un aeroporto inglese, mentre una voce fuori campo annuncia partenze e arrivi.
Il non detto prevale sul detto, e la vicende si srotolano senza seguire una linearità diacronica.
La performance si apre con l'apparizione di due maschere di bianco vestite che si limitano a guardare gli spettatori con i loro volti tristi. Sono il simbolo del teatro impegnato in una costante ricerca di sé. Le due maschere sono infatti due pellegrini che vagano per un deserto senza motivo. L'una fa da maestro e l'altra da allievo e ogni tanto si ripresentano durante il cammino.


Subito dopo compaiono due donne rinchiuse in una struttura per malati di mente. Indossano bianche camice di forza e se ne stanno accucciate in basso con le maniche allungate tirate verso l'alto. Una immagine cristologica di notevole impatto visivo. Le due internate esprimono in questo modo tutto il dolore della loro crocefissione manicomiale. Dicono poco di sé. La più giovane, interpretata magistralmente da Laura Pannia, racconta qualcosa del suo stato, mentre un medico di spalle parla con un giudice che c'è, ma non si vede. Il colloquio tra i due si alterna alle confessioni della degente che parla di abusi e molestie da parte di medici e infermieri. L 'altra donna, interpretata da una convincente Eleonora Notaro, viene chiamata "nana " ma, al di là del suo corpo minuto, è dotata di una notevole intelligenza critica. Sarà lei a convincere l'altra a fuggire dal manicomio per vendicare la sua tragica sorte.
In alternanza, appaiono altri personaggi per dimostrare le menzogne della politica e il disorientamento di una società priva di valori. Primo fra tutti il ministro Flavo Mazzoni, politico di estrema destra che ama soltanto apparire in televisione. Una nullità che educa male le sue figlie e che ha fatto internare la donna, colpevole di essersi lasciata andare dopo la morte del marito e della figlia in un incidente stradale. Poi i fantocci con teste minuscole e grandi scarpe di pelle, fanno capolino ogni tanto con il loro progetto di mettere in scena Amleto in un manicomio, senza sapere che è stato già fatto.
I due pellegrini perduti nel loro deserto che non c'è, continuano a cercare qualcosa che abbia un senso. Appare poi la nana dalla voce dolcissima che vuole vendicare i soprusi inflitti a tutte le donne fornendo all'altra degente una pistola per uccidere il ministro. Ma lei non lo farà perché tutto deve volgere al bene. Infine arrivano delle divinità con caschi scintillanti e abiti bianchi. Sembrano usciti da un film di fantascienza e sono venuti per annunciare la Nuova Alba che illuminerà un nuovo mondo.
Tutto questo per dire che il testo è molto complesso e poco chiaro in alcuni punti. La regia ha fatto miracoli e i giovani attori hanno dato il meglio di se stessi. Sono tutti bravi e lontani anni luce dal vizio del protagonismo. Sono estraniati ed estranianti e danno corpo ai loro personaggi con convinzione e attenzione ai minimi particolari.
Il ritmo delle azioni a volte viene leggermente intralciato dall'andirivieni di personaggi appartenenti a mondi lontani e diversi sulla scena. Ma questo dipende dalla complessità del testo che fa pensare a una macromolecola di D.N.A dove le diverse particelle hanno tutte lo stesso scopo ma si muovono in schemi differenti. Nonostante la buona fattura, la performance rischia, a tratti, di disorientare anche lo spettatore più scaltro.
Scheda tecnica
D.N.A. Dopo la Nuova Alba, di Anton Giulio Calenda.
Un progetto del Gruppo della Creta.
Musiche originali di Enea Chisci. Scene e costumi di Laura Giannisi.
Con: Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Maria Lomurno, Eleonora Notaro, Laura Pannia.
Regia di Alessandro Di Murro.
Ufficio stampa: Maya Amenduni.
Visto al Teatro Basilica di Roma il 30 settembre 2020.