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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Che senso di meraviglia e di stupore si prova rientrando in teatro dopo tanto, troppo tempo. Come fosse la prima volta, gli spettatori guardano i palchi e il palcoscenico a bocca aperta. Scattano foto quando la sala è ancora semivuota, magari sottobraccio ad una maschera evidentemente felice di riprendere il suo lavoro e di salutare il pubblico più affezionato. La sensazione è quella di appartenenza a un luogo che fa crescere e che contribuisce allo sviluppo del pensiero e della coscienza della vita. Un luogo di condivisione messa un po' a repentaglio dalle misure di distanziamento previste dalle normative anti-covid.
Parlo del Teatro Argentina, ma quanto detto vale, come ovvio che sia, per tutti i teatri che si rispettino.
Lo spettacolo Shadows. Memorie perdute di Chet Baker apre la piccola rassegna estiva Verso il ritorno che coinvolge anche il Teatro India e alcuni teatri di cintura. Uno spettacolo intenso e coinvolgente che porta sulla scena completamente vuota, il pianoforte di Julian Oliver Mazzariello, la tromba di Fabrizio Bosso e la voce flessuosa e polifonica di Massimo Popolizio.


Sono completamente d'accordo con Rodolfo Di Giammarco, quando afferma che più che uno spettacolo, Shadows sia un concerto a tutti gli effetti. Durante il suo corso la voce di Popolizio articola fonemi come fossero le note di uno strumento musicale. Modula timbri e tonalità, ingolla la voce o sussurra delicatamente alcune parti del racconto. I ritmi variano di continuo, le parole a volte si rincorrono veloci, vengono declinate come le voci di un verbo latino. Poi rallentano il passo o di bloccano in una pausa. Sono i tempi e le sonorità delle parole a interpretare a fondo il testo di Baker, adattato dallo stesso Popolizio.
Scoperto e pubblicato a dieci anni dalla sua morte, lo scritto ci rivela con durezza e senza assoluzioni la parte più nascosta della sua anima. Un uomo travagliato, ossessionato dalla voglia di far crescere il cool jazz da lui stesso creato, ribelle e disertore dell'esercito per ben due volte, dipendente dalle droghe più pesanti, inguaribile amante delle donne.
Al Jazz ci pensano i due musicisti, ai segreti di una vita, la voce di Popolizio che evoca il mondo interiore di Baker. A volte musicisti e attore sembrano dialogare, ma più spesso si integrano per dar sostanza ai fantasmi del grande trombettista.
Il racconto parte da ricordi di guerra e attraversa gli Anni '50 e '60. Ma non sono i fatti in sé a catturare l'interesse, quanto gli effetti degli eventi sugli stati d'animo di Baker.

Inizia a suonare quando aveva 13 anni e non ha mai smesso. Si sposta come un matto da una parte all'altra degli Usa, poi va in Europa e si ferma anche a Napoli. Non si parla tanto dei suoi collaboratori o delle band in cui suonò. Piuttosto si ricorda la prima volta che ascoltò musica moderna. Era d'estate al lago, dove incontrò la prima donna che lo fece innamorare, Gisela, spinta, come tante, dai genitori ad andare a caccia di un ufficiale per sistemarsi. La prima di una lunga lista di donne tradite, sposate, lasciate, ma tutte ben incise nella sua memoria.
I ricordi, quando vengono messi in racconto, spesso diventano arte e Popolizio mette in risalto proprio la qualità poetica delle memorie di Baker. Quando parla dell'abuso delle droghe, della detenzione in carcere e del ricovero all'ospedale neuropsichiatrico, le parole vengono sparate come proiettili e con tutta la forza distruttiva che tormentò il grande musicista a più riprese. Poi la voce abbassa il volume e si addolcisce quando parla dei più rari momenti di luce. L'alternanza di oscurità e di chiarore è continua e incalzante.
Quando andò in Inghilterra per un ruolo in un film, la sua compagna Carol partorì la notte di Natale. Ma lui si ributtò sulla droga, fu giudicato colpevole e deportato in Francia.
Questa è l'ultima immagine, fatta di luce e ombra, poi buio in sala.
La straordinaria bravura dei musicisti e di Popolizio fanno di Shadows uno spettacolo di spessore e di livello. Un ottimo avvio, come speriamo, “verso il ritorno”della nuova stagione.
Scheda tecnica
Shadows. Le memorie perdute di Chet Baker.
Con Fabrizio Bosso (tromba), Julian Oliver Mazzariello (pianoforte), Massimo Popolizio (voce recitante).
Visto al Teatro Argentina di Roma nel luglio 2020.