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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Volevo nascondermi
Regia: Giorgio Diritti
Cast: Elio Germano,
Oliver Ewy, Leonardo Carrozzo,
Piero Traldi, Orietta Notari, Fabrizio Careddu,
Andrea Gherpelli, Denis Campitelli
Distribuzione: 01 Distribution
L’interesse del cinema nei confronti degli artisti del passato è solo talvolta mosso dall’intento didascalico visto che il contesto storico e l’elemento romanzato delle biografie costituiscono già di per se un patrimonio di “soggetti” attraenti per il grande schermo. Le vite degli autori sono spesso narrate sullo sfondo di affreschi storici di grande precisione, offrono ricchi spunti a travagliate storie sentimentali, a intensi melodrammi, oppure preparano esiti drammatici, o addirittura tragici. Altre volte l’evoluzione artistica di un personaggio viene rappresentata con una tensione che assume i connotati del thriller, oppure diventa lo specchio di un'immane sofferenza interiore, di una solitudine “cosmica”.
È per questo che pittori come Andrej Rublev e Caravaggio, Goya e Van Gogh,Basquiat e Andy Warhol, in aggiunta al valore artistico della loro opera, hanno riscosso ulteriore popolarità grazie a pellicole di elevata intensità e - perché no? - successo commerciale. Anche Volevo nascondermi, l'ultima fatica di Giorgio Diritti (Il vento fa il suo giro, L'uomo che verrà...) narra la tormentata esistenza di Antonio Laccabue (1899-1965), detto Toni Ligabue e soprannominato “el matt” per le sue stranezze, o “el tedesch” per via delle sue origini svizzere. Già nel 1977 venne trasmesso dalla RAI uno sceneggiato televisivo in tre puntate - seguitissimo - intitolato proprio Ligabue, diretto daSalvatore Nocita, scritto da Cesare Zavattini e Arnaldo Bagnasco.

Ricordiamo questa riduzione per l'eccellente qualità, dovuta specialmente alla recitazione di Flavio Bucci, scomparso lo scorso febbraio, qualche giorno prima che Elio Germano ricevesse al Festival di Berlino (nomen omen) l'Orso d'argento per la migliore interpretazione maschile, per lo stesso ruolo. In effetti, il quarantenne attore romano, già intensissimo interprete di Giacomo Leopardi ne Il giovane favoloso di Mario Martone, fornisce un'ulteriore prova di maturità nei panni di uno dei più grandi pittori italiani ed europei del Novecento, certamente sottovalutato per il suo talento in quanto ritenuto autodidatta, alieno alle accademie, ed etichettato come "naif", nell'accezione di artista spontaneo e non consapevole.
Ma non era così. Ligabue trascorse la parte più felice della sua produzione artistica nella bassa emiliana prossima al Po, in provincia di Reggio Emilia, in una condizione di grave disagio economico, fisico e mentale. Le brume e i toni autunnali, le campagne perimetrate dalle infinite linee dei pioppi, il duro lavoro delle cascine, il mondo agreste e pastorale, dalle malinconiche tinte spente, magistralmente ritratto da Giorgio Diritti - tutt'altro che indifferente alla poetica di Ermanno Olmi - viene ribaltato da una raffigurazione inversamente proporzionale, che disegna paesaggi coloratissimi e saturi, una splendida serie di autoritratti, di animali domestici, e soprattutto esotici, armoniosamente policromi, che emozionano per gli arditi e violenti contrasti tonali.



La vicenda di Volevo nascondermi è narrata a partire dall'infanzia, e lungo la solitudine, la tristezza e la sofferenza dell'età adolescenziale. Morta la madre, Ligabue viene affidato a una coppia svizzero-tedesca che non riesce a gestirlo, e a stanarlo dalla sua emarginazione. Espulso dalla Svizzera, viene inviato a Gualtieri, in Emilia, luogo di cui è originario colui (Bonfiglio Laccabue) che è ufficialmente suo padre. Ai margini del grande fiume Ligabue vive svolgendo lavoretti occasionali, in contemplazione della natura, appartato, in condizioni miserevoli, schernito e additato come folle, finché lo scultore Renato Marino Mazzacurati (Piero Traldi) e sua madre (Orietta Notari) lo proteggono e lo indirizzano allo sviluppo delle sue naturali doti di pittore.
Quell'uomo rachitico, iroso e sgradevole, spesso molestato dall'autolesionismo e dalla malattia mentale, che gli fece trascorrere lunghi periodi presso istituti di carità, oppure rinchiuso in manicomio, riuscì a emergere e ad affermare la propria complessa identità attraverso le arti figurative, fino ad arrivare a Roma (1961), dove sbalordì pubblico, critici e giornalisti che lo annunciarono al mondo come il "Van Gogh italiano". Quegli anni furono prodighi di gratificazioni (Toni potè soddisfare la sua passione per le moto e le auto di lusso), ma avari dal punto di vista sentimentale. Inoltre, una paresi aggravò ancor più le sue condizioni psicofisiche, senza peraltro arrestare la sua vena compositiva. La sua fiammella si spense nel 1965.
Le sue opere, sparse tra musei e collezioni private, costituiscono il testamento umano e spirituale di un uomo che ha amato terra e animali, bramato amore e libertà, ricevendo prevalentemente solitudine e dolore. Giorgio Diritti, con la sobrietà, il rigore e la delicatezza che lo caratterizzano racconta l'universo interiore di un artista maledetto attraverso un'epica popolare dai toni fiabeschi realizzando così un biopic disperato e originale dominato ora dal silenzio, ora dai suoni selvaggi dei luoghi e del protagonista. Volevo nascondermi contiene anche un pacato richiamoall'intolleranza e all'incomprensione, male tipico del nostro tempo. Così come la pandemia che ci sta affliggendo, e che ha interrotto, l'arrivo nei cinema di questo piccolo, prezioso capolavoro...