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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Per chi squilla la cornetta

 

La voce estesa ne ‘Le cinque rose di Jennifer’

In questo contributo proviamo a definire 'Le cinque rose di Jennifer' un dramma giocato sulla 'voce estesa' con particolare riferimento alla presenza della telefonia e della radiofonia; prima di rilevare questo aspetto, prepariamo il campo facendo ricorso alle presentazioni del telefono prima, della radio poi, come occorrono in McLuhan, Understanding Media (1964), perché suscettibili di dialogo con l'impostazione metodologica del nostro contributo. Guadagneremmo la fiducia del lettore qualora i nostri riferimenti permettano di individuare in Annibale Ruccello la dimensione della voce estesa come interesse antropo/mediologico del suo teatro.

 

1. Gli squilli prima, gli applausi poi

Solitamente 'le cinque rose di Jennifer', lo spettacolo del 1980 interpretato per la prima volta dallo stesso Ruccello nei panni di Jennifer e prossimamente di scena al Teatro Bellini di Napoli, si conclude con questo singolare intreccio1 tra la solitudine del singolo squillo inappagato e la comunione dell'applauso degli intervenuti di turno. Tra loro sedevamo anche noi, qualche anno fa, presso il teatro Elicantropo in vico dei Gerolomini a Napoli: una fredda sera di febbraio riscaldata dal tepore della drammaturgia di Annibale Ruccello.

Non lo conoscevamo affatto, per noi è stato un azzardo sul venerdì sera eppure l'eco di quella scelta si riverbera nelle letture personali e nelle nostre serate a lume di teatro. Quest'anno si profilava addirittura una scorpacciata: al teatro Bellini di Napoli va in scena la sua trilogia del "Teatro da Camera", al completo:

- dal 22 ottobre al 3 novembre, al Piccolo Bellini: Notturno di donna con ospiti. Studio sulla versione versione del 1982 con Arturo Cirillo e con Massimiliano Aceti, Giulia Trippetta, Luca Tanganelli, Giulia Gallone, Simone Borrelli; voce del Padre Giovanni Ludeno; voce della Madre Antonella Romano; regia Mario Scandale; coproduzione Tieffe Teatro Milano, Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico", Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

- dal 25 ottobre al 10 novembre, Le cinque rose di Jennifer al Teatro Bellini: con Daniele Russo e un attore da definire, regia Gabriele Russo, produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini;

- dal 7 al 25 novembre, al Piccolo Bellini: Ferdinando con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio, Francesco Roccasecca; scenografia Luigi Ferrigno; costumi Carlo Poggioli; luci Nadia Baldi; regia Nadia Baldi; produzione Teatro Segreto srl. (lo spettacolo era presente anche lo scorso anno in programmazione, sempre al Piccolo Bellini);

Non poteva mancare il Teatro Stabile di Napoli: avrebbe risposto con Week End, dal 19 al 29 marzo 2020 presso il teatro San Ferdinando in piazza Eduardo De Filippo, per la regia di Enrico Maria Lamanna, con Maria Pia Calzone (cast in via di definizione), scene Massimiliano Nocente; costumi Teresa Acone; luci Stefano Pirandello; produzione Teatro Stabile Napoli – Teatro Nazionale.

Ma s’è messo di mezzo il COVID-19.

Anche lontano da Napoli Ruccello riscuote un discreto interesse: si veda la messa in scena di Anna Cappelli ad opera di Anna Mazzantini, dal 5 all'8 dicembre 2019 al teatro Brancaccio di Roma (una produzione: produzioni indipendenti); e la messa in scena di Anna Cappelli e Le Cinque Rose di Jennifer per la regia di Carmelinda Gentile, il 3 novembre 2019 all'Imperium Theater di Leiden.

Insomma, dopo alcuni anni di assenza dalle programmazioni più o meno ufficiali a Napoli, la drammaturgia di Ruccello inizia a farsi notare in cartellone: una singolare circostanza che mette in comunicazione la redazione di questo elaborato e l'interessamento delle istituzioni teatrali, specie partenopee, alla "ri-produzione" di questo autore così notevole per la spiccata singolarità della sua drammaturgia.

Di Annibale Ruccello è stato possibile ricostruire molto, non tutto: la sua prematura scomparsa riserva ai lettori l'onere della sua memoria; un primo passo è stato mosso in questa direzione grazie al lavoro d'archivio messo a disposizione dell'università degli studi di Salerno a cura di Carmela Lucia e disponibile al link http://www.teatro.unisa.it/2: si tratta di una ricerca puntuale, ben organizzata e molto utile per conoscere velocemente l'autore prima di dedicarsi ad uno studio più attento del suo arsenale scenico. Corposa anche la bibliografia di riferimento, divisa tra la produzione dello stesso autore e la critica; purtroppo, possiamo soltanto aggiungerci alla lista dei compilatori del form della caccia al libro su Fahrenheit tali sono le difficoltà per reperire i testi in esame.

 

2. Passando per gli strumenti del comunicare

Una nota di contesto: l'opera dalla quale estraiamo questi riferimenti ha proseguito l'intuizione benjaminiana che lega medium e percezione3, fornendo al lettore una valida guida alla teoria e prassi della percezione in quanto comunicazione. Così, a sfogliare già l'indice ci troviamo di fronte ad una prima parte decisiva nell'affrontare la seconda in quanto ad essa propedeutica: definizione della particolare metereologia che misura la temperatura dei media in riferimento ad una seconda parte dove la fanno da padrona le regole e le abitudini reificate negli aggeggi, i famosi 'media come traduttori', tra cui ritroviamo telefono e radio4. Lontani dall'esegesi dei capitoli in questione, segnaleremo semplicemente quei passi da cui sarà possibile estrarre delle indicazioni che anticipano i riferimenti al dramma di Ruccello che abbiamo inteso analizzare.

 

2.a Il telefono

con il telefono
si ha una estensione dell'orecchio e della voce
che è una forma di percezione extrasensoriale

 

Basterebbe questo inciso, questa scheggia depositata tra le pagine del capitolo dedicato al telefono per inspessire la ragnatela spaziale delle relazioni di Jennifer, secondo una ciclicità diffusa dovuta al telefono e alla radio nel privilegio di una situazione segnatamente aurale. Ci preme ancorare questo commento al testo teatrale ad una riflessione che coinvolga altresì una dimensione antropologica, in relazione a questo ‘ambiente scenico esteso’ dalla presenza della radio e del telefono. Il ricorso a McLuhan potrebbe altresì motivare l'allargamento su vasta scala di quella dimensione antropologica che doveva essere affine allo spirito di Annibale Ruccello: la condizione di solitudine cui questi media reagiscono (e che sarà messa alla berlina invece per la televisione nelle parole di Sonia5) interessa l'autore stabiese proprio perché capace di riempire la scena come altri media non possono. Dopo un richiamo a Finnegans Wake di Joyce (Television kills telephony in brothers broil), viene presentato il french phone, vale a dire l'unione del microfono e del ricevitore in un unico strumento, come deve ricorrere nella relazione tra Jennifer e il suo telefono6. Si tratterebbe di:

una significativa indicazione di quel collegamento che i francesi fanno con naturalezza tra sensi che gli uomini di lingua inglese hanno avuto per molto tempo la tendenza a mantenere nettamente separati. Il francese è la lingua dell'amore proprio perché unisce voce e udito in modo particolarmente intimo, come fa il telefono7. (McLuhan: 1967, p. 241)

 

Il paragrafo seguente deve pure fare al caso nostro derivando dal telefono l'apparizione della ragazza squillo, a svantaggio delle case di piacere, da cui la clamorosa innovazione dovuta alla tecnologia elettrica:

La prostituta era una specialista, la ragazza squillo non lo è [...]. La capacità del telefono di decentrare ogni operazione e di porre fine alla guerra di posizione come alla prostituzione localizzata, si è ripercossa, senza essere stata compresa, su tutte le attività del paese. (in nota, è da forse leggere con evidente anticipo della forzata logica della proposta dei call-center?)" E così continua: La ragazza squillo deve essere persona capace di una conversazione varia e deve saper stare in società, in quanto può capitarle di essere presentata alla pari in qualsiasi compagnia. (McLuhan: 1967, p. 242)

Riprendiamo i nostri riferimenti qualche pagina più avanti, dopo aver appreso dell'accidentalità delle scoperta del telefono (l'invenzione del telefono fu un episodio accidentale del grande sforzo compiuto nel secondo secolo per rendere visibile la parola), poco prima della argomentata conformità con l'organico del telefono fortemente cercata da Bell; il punto è che se «negli anni venti il telefono originò molti dialoghi umoristici che furono venduti in dischi»8, questa formula è ricercata da Ruccello stesso non per vendere dischi, ma per potenziare e depotenziare della sua carica da squillo Jennifer attraverso il telefono. In altre parole, proprio a telefono l’accortezza di dialoghi nella misura di monologhi dello stesso attore rafforza la solitudine della voce estesa, una voce che nasconde il corpo di Jennifer. Segnaliamo in conclusione di paragrafo l’esistenza di un monologo dal titolo La telefonata9 in cui poter registrare la continuità della ricerca di Ruccello con lo sguardo dell’antropologo che osserva l’ambiente linguistico che lo circonda e il suo milieu di appartenenza (lo stesso dei suoi personaggi).

 

2.b La radio 

tu piccola scatola, che ho tenuto stretto mentre fuggivo
perché le tue valvole non si spaccassero,
che ho portato dalla casa alla nave e dalla nave al treno,
perché i miei nemici potessero ancora parlarmi
accanto al mio letto, alla mia pena,
l'ultima cosa la sera, la prima la mattina,
delle loro vittorie e delle mie ansie,
promettimi di non tacere all'improvviso

 

Dopo averne presentato un olezzo diffuso in seno ai totalitarismi e la breve poesia (riportata in apertura di paragrafo) del drammaturgo tedesco Brecht, siamo richiamati in causa in occasione della trasformazione della radio da medium di svago a sistema nervoso d'informazione: «I notiziari, i segnali orari, le informazioni sul traffico e, soprattutto, i bollettini meteorologici hanno la funzione di accentuare l'originario potere di coinvolgere le persone». (McLuhan: 1967, p. 272) Dopo aver insistito sul valore che lega la radio a Hitler, McLuhan torna nuovamente sulla dimensione del sistema nervoso:

La radio, come qualunque altro medium, ha un suo manto che la rende invisibile. Ci si presenta apparentemente in una forma diretta e personale che è privata e intima, mentre per ciò che più conta è una subliminale stanza degli echi che ha il potere magico di toccare corde remote e dimenticate. Tutte le nostre estensioni tecnologiche devono essere subliminali, altrimenti non potremmo resistere alla loro suggestione. Più ancora del telegrafo o del telefono, la radio è un'estensione del sistema nervoso centrale alla quale può essere accostato soltanto il discorso umano. Non merita forse riflessione il fatto che sia particolarmente accordata su quella prima estensione del nostro sistema nervoso centrale, su quel mass medium aborigeno che è la lingua parlata10? (McLuhan: 1967, p. 272)

 

La radio garantirebbe quel primato della parola parlata, insieme alla conseguente nascita del disc-jockey in funzione del gradiente riproducibile delle forme musicali: senza dover troppo indugiare sulle fitte pagine che seguono, ci riferiremo esclusivamente agli ultimi due paragrafi del capitolo. Nelle ultime 25 righe infatti troviamo condensati due riferimenti, che disponiamo ordiniamo diversamente di seguito:

- da un lato il modello del programma radiofonico medio (come quelli in ascolto durante il dramma, tra dediche e zapping):

l'unione della radio col fonografo, che costituisce il programma radiofonico medio, crea uno schema assai più potente di quella combinazione tra radio, giornale e telegrafo che ci fornisce notiziari e bollettini meteorologici. (McLuhan: 1967, p. 276)

- dall'altro la creazione di una comunità radiofonica (nel caso di Jennifer, l'insistenza sul quartiere nella cronaca dei delitti):

questa tendenza naturale della radio a uno stretto legame con i diversi gruppi della comunità si manifesta soprattutto nel culto del disc-jockey e nell'uso del telefono come forma nobilitata dell'antica intercettazione. (McLuhan: 1967, p. 276)

 

Ed ecco che Jennifer si trova chiuso in una casa che appare quasi un bunker e per questo percepisce l’altro, come un intruso, una minaccia. Il mondo esterno viene filtrato dalla voce dei mass media, dal loro linguaggio caricaturale; le sue giornate sono scandite dal rumore di fondo di radio private, che col loro patetico parlare accompagnano i gesti meccanici della routine casalinga.11

 

3. Le Cinque rose di Jennifer

 

JENNIFER (alzando il ricevitore)
Pronto... Pronto?... Pronto?!...
Mannaggia, hanno riattaccato! (Posa la cornetta)
Chist'era sicuramente Franco, ovvì!...
E mo' chi 'o ssape se telefona n'ata vota... Uffa...

 

Annibale Ruccello 

Nel 1980 Annibale Ruccello compone e rappresenta la sua prima opera autonoma, Le cinque rose di Jennifer (debutta a Napoli, al Na Babele Theatre, il 16 dicembre). L’opera, che inaugura la scrittura scenica della “trilogia del quotidiano da camera”, rappresenta l’esigenza di rinnovare il repertorio tradizionale attraverso i temi dell’omofobia, della “non-comunicazione”, della simulazione e dell’irrazionale. Attraverso un linguaggio degradato si inscena il dramma dell’incomunicabilità e dell’identità di Jennifer, la prima delle figure “deportate”, colpite da un profondo sradicamento (è l’anno anche del terremoto che colpisce Napoli) e dalle trasformazioni culturali, che Ruccello mostra di saper cogliere con la sua sensibilità da antropologo. Il testo avrà anche una trasposizione cinematografica nel 1989 con Francesco Silvestri, già attore a teatro nella parte di Anna, la vicina di casa di Jennifer (interpretata magistralmente dallo stesso Ruccello), e successivamente sarà registrata una versione radiofonica (1994) per Radio 3 con Enzo Moscato.12

In aperto riferimento ai termini del nostro contributo, ci riferiremo da un lato alla musica di scena chiamata in causa dalla radio13, dall’altro alla voce al telefono come estensione di scena, motivando il nostro spunto con la grande attenzione da sempre dedicata da Ruccello alla resa linguistica dei propri personaggi14. Grande attenzione viene dedicata nel percorso critico di Rita Picchi al valore aggiunto della musica e delle canzoni come sottotesto:

uno dei personaggi, se così si può dire, è una radio privata locale a cui ci si rivolgere per chiedere la messa in onda di canzoni con dediche. Questo era un fenomeno di costume abbastanza recente, perché le dediche nascono appunto con l’avvento delle radio private e, specie in provincia, acquistano una loro funzione di comunicazione e antidoto contro la solitudine (Picchi: 2004, p. 28)

 

L’autrice dedica i paragrafi seguenti alle scelte di Ruccello disc-jockey che costruisce la scaletta in grado di animare le crisi emotive di Jennifer nel segno di Mina15 e Patty Pravo su tutte. A sostegno di questa indicazione possiamo riportare nuovamente una citazione dall’archivio Ruccello:

La deriva dei linguaggi, deriva di cui si faceva carico l’universo dei media della comunicazione proprio in quegli anni, emerge quindi con una perentorietà inedita nell’universo linguistico del teatro di Ruccello. È esattamente qui, in questa perdita, che l’autore affonda il suo sguardo. Per fare qualche esempio, ne Le cinque rose di Jennifer, si riproduce, attraverso quello strano “contatto” mediato dall’ascolto, lo scalcinato mondo delle radio private, reso mediante una disincantata parodia dell’uso anche strumentale delle confidenze private e della musica, con la fitta rete evocativa di canzoni che acquistano una loro allure particolare, nel processo identificativo della protagonista (Lucia: Archivio Ruccello)

 

Se molta attenzione viene dedicata insomma alla dimensione radiofonica, suscettibile ugualmente di ulteriori analisi, l’estensione della scena dovuta alla telefonia resta ancora più intermittente nel decidere le relazioni tra interno ed esterno, tra Jennifer e le voci della cornetta sospese tra scherzi telefonici, piaceri sussurrati e voci familiari: si veda a riguardo la particolare predisposizione di Jennifer alla modulazione della voce in funzione del messaggio prima che del mittente.

Jennifer non risponde alla prima chiamata, poteva essere Franco, un incipit (proposto in apertura di paragrafo) che confina il dramma nei dintorni di una attesa telefonata. Segue per due volte una chiamata ricevuta per sbaglio, dunque ancora più insistente; un tentativo vano di mantenere la trance telefonica; il zuzzuso di turno alla ricerca di cattivi pensieri; puntuale c’è l’appuntamento col commendatore Antonetti. Arriviamo quindi all’incontro tra telefonia e radiofonia: Jennifer chiama Radio Cuore Libero16 per la sua solita dedica a Franco e il telefono diventa arriva a sintetizzare il principium individuationis di Jennifer in quanto voce estesa. Il telefono torna nuovamente protagonista in occasione della visita di Anna, al cui fondo alberga nuovamente una chiamata attesa. Tocca poi a Janice, mentre è stata già azionata il conto alla rovescia: illusa dallo stesso telefono che raccoglieva le sue attese, Jennifer inizia ad avere paura, non è Franco al telefono, è il solito maniaco. L’omicidio di Rusinella17, il gatto di Anna, suona da preludio: Jennifer è da solo, in casa.

 

Il riflesso delle candele mette in una strana evidenza il telefono. Si. Telefonerà. Ma a chi? Comunque telefonerà. Alza il ricevitore. Il telefono è muto. Muto.

JENNIFER (scostandosi terrorizzato dall'apparecchio) Madonna! Senza linea!... Me piglio appaura... Me piglio appaura... Me piglio paura me piglio paura me piglio paura! Nun voglio stà sola!... Nun voglio stà sola!... Me piglio paura nun voglio stà sola!...

Forse si è sbagliato. Il telefono non gli può fare di questi scherzi. Si raccomanda a tutti i santi. Ecco, rialza il ricevitore. Muto. Jennifer ride, ride, ride, ride, ride fino al parossismo e intanto, come per gioco, prende a sbattere il ricevitore. Prima piano, poi sempre più forte. Almeno è un rumore, un suono. Anzi, proviamo con lo sgabello. Proviamo. Sempre più forte. Sempre. Per terra.

JENNIFER No!

E allora rompiamo anche le sedie. Le sedie. Le poltrone... Che rumore.

JENNIFER No!... No!…

Forse la colpa è della radio. Percuotiamo la radio. Ma la stronza, dispettosa, risponde implacabile con una stupida canzone di Orietta Berti (canzone n. 13). Jennifer crolla per terra, stracciandosi i vestiti, percuotendosi, urlando.

JENNIFER Mamma... Mamma...

No. Le rose no. Sì. Le rose. Un'eroina. Eccole. Belle. Ancora fresche. Una santa. Santa Maria Goretti con i gigli. Il rosso gli è stato sempre bene. E ora è facile. La pistola. La punta. La bocca. L’avvicina. Cazzo, sembra di fare un pompino. Buio… Torna la luce. La luce dell'abat-jour. Lui è lì. Riverso per terra. La casa in disordine, le solite cinque rose rosse sul corpo. La pistola. Indifferente squilla il telefono.

Il telefono e la radio sopravvivono a Jennifer, tra gli applausi del pubblico.

 

Conclusione

A partire da una singolare suggestione, ho rivolto la mia attenzione alla definizione di voce estesa come derivabile dall’esperienza di Jennifer: assecondando una predisposizione personale alla natura sonora del teatro di Ruccello18; ho deciso dunque di interrogare il testo del dramma segnalando quei passi la cui affinità collima con le indicazioni di McLuhan riferibili tanto alla radio quanto al telefono. Ritengo infatti che la dimensione antropologica proposta da Ruccello nella sua drammaturgia chiami in causa l’uomo nuovo ed elettrico, radicalizzando quella visione tribale occorsa nella produzione del sociologo canadese.

 

 

Bibliografia

Benjamin W. (2012), L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Roma, Donzelli;

Mastrogiacomo, A. (2018) Sulla musica meccanica a partire da John Philp Sousa in Machine Sounds, Sounds Machine. Proceedings of the XII CIM (Colloquio di Informatica Musicale), pp. 109-114;

McLuhan M. (1967), Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore;

Ruccello A. (2004), Scritti inediti. Una commedia e dieci saggi, con un percorso critico di Rita Picchi, Roma, Gremese Editore;

La telefonata, in Ruccello A. (1993), Teatro, a cura di L. Libero, Napoli, Guida;

Sabino D. (2018), Immaginari antropologici. Annibale Ruccello, Corigliano-Rossano (CS), Ferrari Editore.

 

Sitografia   ultima consultazione: 14/03/2020

http://www.teatro.unisa.it/

http://copioni.corrierespettacolo.it/

https://www.raiplayradio.it/

https://www.musicaelettronica.it/

 

Note con rimando automatico al testo 

1 Come evidenziato dal titolo del paragrafo.

2 Abbiamo preferito inserire nel corpo di testo il link perché indice stesso della ricerca. (ultima consultazione: 14/03/2020)

3 Resta opportuno indicare come medium la stessa percezione, secondo il portato benjaminiano proposto nel saggio sulla riproducibilità tecnica mentre nella vulgata viene solitamente inteso come medium il dispositivo, quasi ad estendere questa riflessione: «la modalità in cui si organizza la percezione umana – il medium in cui essa si realizza – non è condizionata solo in senso naturale, ma anche in senso storico». (Benjamin: 2012, p. 51).

4 In merito al capitolo dedicato al grammofono, altro stratega dell'auralità, si veda il percorso proposto in A. Mastrogiacomo, Sulla musica meccanica a partire da John Philip Sousa.

5 Intervenuta in trasmissione e subito riconosciuta dal nostro Jennifer, all’invito di Gloria di combattere la solitudine con la televisione Sonia risponde: «No, la televisione non la riesco a sopportare!... Mi sembra come una specie di simbolo, no, di questa mia atroce solitudine... Di questo deserto che è ormai la nostra esistenza... Perché capisci, Gloria, questa nostra vita ormai si è ridotta come ad un deserto in cui noi viaggiamo... Come degli ospiti.»

6 Sarebbe importante indagare i diversi telefoni impiegati nelle diverse messe in scena nel rapporto con Jennifer

7 Si registrino in seguito le diverse impostazioni della voce di Jennifer.

8 Segnaliamo a tal proposito nelle visualizzazioni degli scherzi telefonici su youtube la "stessa" forma, nonché successo.

9 La telefonata, in A. Ruccello, Teatro, a cura di L. Libero, Napoli, Guida, 1993, p. 241

10 A tal proposito si consideri il capitolo dedicato alla parola parlata che apre la seconda parte del testo: ‘La parola parlata’ in Gli strumenti del comunicare.

11 Si legga a tal proposito la voce Luoghi nell’archivio Ruccello disponibile al link  (ultima consultazione: 08/09/2019)

 

12 Disponibile al link  (ultima consultazione: 08/09/2019)

13 In nota ci permettiamo di riprendere il solco precedentemente indicato dal riferimento a McLuhan: i notiziari mandati in onda dall’emittente radiofonica privata, realizzando altresì quella comunità radiofonica di cui sopra, impreziosiscono di tinte grottesche la cronaca in atto, restringendo nel tempo e nello spazio l’esterno alla scena.

14 E che raggiunge il suo apice vernacolare in occasione di Ferdinando.

15«Con Mina poi c’era una identificazione totale tanto che Annibale-Jennifer in abito da sera (nella prima versione nero e lungo, una spalla scoperta e una sola manica) con un microfono di fortuna canta in playback i refrain con appassionata adesione (Ruccello era bravissimo in questo)». (Picchi: 2004, p. 29).

16 Nella messa in scena di Le cinque rose di Jennifer portata a Venezia presso il ridotto alla Fenice per il carnevale di quel Napoli a Venezia diretto da Maurizio Scaparro, la radio si sarebbe chaiamta Radio Enola Gay. (Sabino: 2018, p. 33)

17 In merito a Rusinella, si legga: «La gatta Rusinella rappresenta sincreticamente la gamma di superstizioni legate al gatto, che spesso culminano in un vero e proprio culto.» (Sabino: 2018, p. 37). Per questa e altre indicazioni di natura antropologica si rimanda al testo Immaginari antropologici Annibale Ruccello di Domenico Sabino.

18 Segnalo altresì uno spiccato interesse per la telefonia, una cui traccia è disponibile nel lavoro A. Mastrogiacomo (2017), Suonerie. Dalle note di copertina: "26 tracce di suono fissato ottenute modificando, ridisponendo, tagliando ed editando 726 suonerie. 26 tracce – come le lettere dell'alfabeto – ricostruiscono il materiale audio ricavato dal web. Ho reimpiegato le suonerie in quanto materiale che mostra una certa natura e storia della musica elettronica. Si tratta di un'opera aperta, in quanto ogni materiale può essere, da un lato ridisposto in maniera diversa, dall'altro non esaurisce la collezione di suonerie esistenti. Come un oggetto che si posiziona, vi propongo questo lavoro sull'inconscio acustico." Un progetto ironico che si emancipa da accademismi, caratterizzato dalla forma di cut up sonoro in una dimensione Low Fi. Il lavoro mira ad indagare l'inconscio acustico e la fruibilità della musica. Grazie alla sua versatilità la musica può essere concepita come un oggetto concreto: un'immagine dialettica come un quadro che ha una posizione nello spazio. Il valore più importante di questa composizione è la riflessione e lo stimolo che propone riguardo il panorama sonoro quotidiano in cui siamo immersi. Un estratto è disponibile al link 

 

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