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1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Cattive acque
Regia: Todd Haynes
Cast:
Mark Ruffalo,
Anne Hathaway, Tim Robbins,
Bill Camp, Victor Garber, Mare Winningham, Bill Pullman, William Jackson Harper, Louisa Krause
Distribuzione: Eagle Pictures
L’attore attivista del Wisconsin, Mark Ruffalo, dopo Foxcatcher di Bennett Miller torna ad occuparsi dei DuPont, una delle famiglie di industriali più potenti e spregiudicate d’America. In Cattive Acque - titolo originale Dark Waters- interpreta Robert Bilott, l’avvocato ambientalista che ha ingaggiato una battaglia legale senza precedenti contro il colosso chimico DuPont. Un uomo tenace e combattivo che ha il merito di aver rappresentato in una class action i 70mila cittadini dell'Ohio e della Virginia che hanno bevuto acqua contaminata dal PFOA (acido perfluoroottanoico), alla base del noto Teflon.
Ci sono voluti 19 anni per dimostrare in aula la connessione tra questa sostanza e lo svilupparsi di gravi malattie, e per ottenere cospicui risarcimenti seppur insignificanti rispetto alla severità dei danni.
La pellicola diretta da Todd Haynes, racconta una vicenda realmente accaduta, portata all’attenzione internazionale dall’articolo di Nathaniel Rich “The lawyer who became DuPont’s worst nightmare”, pubblicato sulle pagine del New York Times il 6 gennaio 2016.
L'efferatezza di uno scellerato atto criminale ai danni del prossimo e la risposta di chi non si è mai arreso nella lotta per la verità, sono i cardini di una storia di grande impegno civile supportata da volti noti, Anne Hathaway, Tim Robbins e Bill Pullman.
I Tennant sono una famiglia della West Virginia che lavora sulla stessa proprietà agricola da generazioni. In modo allarmante e improvviso il loro bestiame si ammala. Gli animali, prima docili, diventano improvvisamente aggressivi, la loro pelle si ricopre di orribili piaghe, gli occhi rosso sangue affondano nel cranio, una bava bianca cola tra i denti inspiegabilmente marci. Uno scenario raccapricciante degno del miglior Stephen King.
Fermamente convinto che la causa della sua sciagura sia la vicina discarica dove riversa i liquami l’impianto locale della DuPont, l’allevatore Wilbur Tennant per anni si accanisce senza nessun risultato nella ricerca di possibili conferme alla sua ipotesi. Oramai in preda alla disperazione si rivolge all’avvocato Robert Bilott, fino ad allora rampante difensore degli interessi di importanti aziende chimiche. Inizialmente il legale è riluttante, vorrebbe rifiutare, ma la visita all’anziana nonna proprio a Parkersburg dove si svolgono i fatti, lo spinge a legare indissolubilmente il suo destino alla sfortunata vicenda dei Tennant.
Sembrava pura routine, un gioco da ragazzi per chi come lui è del mestiere e in ottimi rapporti con la DuPont, ma si rivela un vero e proprio incubo. Dopo un lungo braccio di ferro riesce ad entrare in possesso dei documenti che di lì a poco lo porteranno ad un’inquietante scoperta: dal 1990 nella discarica di Dry Run viene riversato un fiume di acido perfluoroottanoico, una sostanza non regolamentata ma scopertagià nel 1951 e mai passata sotto la lente della futura Agenzia di Protezione Ambientale. La DuPont, seppur consapevole che la componente chimica alla base della produzione del suo Teflon, e quindi il Teflon stesso, potesse avere effetti di ampio raggio anche letali, continuò indisturbata per quarant’anni a introdurre il PFOA nelle case di milioni di ignari americani, impregnando i loro tappeti e ricoprendo le loro padelle antiaderenti.
Quella che si presentava come una contaminazione ristretta a una dimensione regionale, con il progredire inesorabile dell’indagine assume via via il volto raggelante di un disastro dalle proporzioni globali, una minaccia per tutti gli esseri viventi interconnessi dall’egemonia americana. Il risultato? La pellicola ci consegna un dato inquietante che appare in basso sullo schermo, nel buio della sala, poco prima dei titoli di coda: il 99% della popolazione mondiale porta dentro di sé, anche solo in minima parte, una traccia indelebile di questa sostanza eterna, cancerogena, impossibile da eliminare.
Per Cattive Acque Mark Ruffalo si unisce ai produttori di Green Book e Il Caso Spotlight. Letto l’articolo del New York Times, è stato impossibile per lui non farne una questione personale, un’occasione unica per coniugare vocazione attoriale e impegno ambientalista e regalarci così un’interpretazione incisiva ed estremamente sincera.
Glielo consente anche una sceneggiatura che ha il pregio di riuscire a digerire un enorme ammontare d’informazioni tecniche e legali, comprimendo un caso dalle molte sfaccettature in poco più di due ore senza snaturarlo, anzi riuscendo a mantenerlo vivo nella sua crescente drammaticità. Di grande impatto sono i filmati che Wilbur stesso ha girato nella sua fattoria, il cervo morto, i pesci marci, il vitello morente. Uno spettacolo atroce e doloroso quanto indispensabile.
Cattive Acque, sulla scia dell’Erin Brockovich - Forte come la verità di Soderbergh, con un Ruffalo entusiasta nel raccogliere il testimone della Roberts, si inserisce a gamba tesa nel dibattito sulla questione ambientale. Un film necessario, ma soprattutto urgente, volto a sensibilizzare proprio gli States dove nelle grandi corporazioni viene riposta tanta, troppa fiducia.
Robert Bilott è la voce fuori dal coro capace di scalfire il muro di omertà e scuotere il potere filisteo. Davide contro Golia. Un invito a battersi con coraggio e determinazione per un cambiamento che sembra impossibile, una presa di coscienza e una scelta non facili ma inderogabili, ammonisce l’avvocato: “Noi dobbiamo proteggerci da soli, nessun altro lo fa. Non lo fanno le imprese nè gli scienziati e non lo fa il governo.”
Trailer ufficiale del film