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il 23 ottobre 2007.
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Assolutamente da non perdere La Locandiera in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 2 febbraio. Diretta da Andrea Chiodi e interpretata dalla giovane e talentuosa compagnia Proxima Res, la commedia è anche un raffinato omaggio a Carlo Goldoni e alla sua riforma del teatro. Lo spettacolo è apertamente metateatrale e, pur nel pieno rispetto del testo (a parte alcuni tagli interni), aggiunge citazioni dai Mémoires e dalla prefazione del drammaturgo alla commedia (1753).
Chiodi sottolinea il passaggio dalle maschere della Commedia dell'Arte al teatro scritto con personaggi a tutto tondo che a volte sfuggono di mano allo stesso autore. Come nel caso del Cavaliere che Goldoni "diffidava quasi a principio di vederlo innamorato" ma poi riuscì "a darlo vinto alla fine". All'inizio dello spettacolo, tutti gli attori si tolgono la maschera dal viso e ognuno di loro diventa uno e trino: attore, personaggio e il suo piccolo doppio costituito da un puppet con cui confrontarsi. L'idea nasce dai Mémoires, dove Goldoni racconta che da bambino amava giocare con delle marionette mentre scriveva i suoi primi testi teatrali.
La scena e i costumi di Margherita Baldoni evocano un'ambientazione settecentesca che sa anche di contemporaneo. Il palcoscenico semivuoto è occupato da un enorme tavolo bianco praticabile. Nella parte di sotto i personaggi rivelano i loro piccoli segreti mostrandosi per quel che sono, sopra fingono di essere diversi da se stessi. La Locandiera, del resto, è tutta incentrata anche sul tema della finzione. Il Marchese di Forlipopoli non ha un soldo, ma fa credere di essere ricco. Il Conte D'Albafiorita si vanta di essere nobile ma la sua contea se l'è comprata, le due comiche si fingono dame, il Cavaliere di Ripafratta nega perfino a se stesso di essere innamorato di Mirandolina, Fabrizio finge perché non può dire la sua. Mirandolina è un'attrice nata che tiene in mano i fili dell'azione, manovrando e manipolando un po' tutti e non c'è personaggio che non sia spinto prima o poi a fingere almeno una volta.



Anche gli altri temi vendono toccati ma in subordine al meccanismo teatrale in se stesso. Ecco dunque che i cinque attori vengono impegnati a interpretarne otto. Si doppiano e, all'occorrenza, si cambiano di costume scegliendolo tra i tanti sistemati su appendiabiti disposti in bella mostra in scena. A dispetto della verosimiglianza le attrici si accollano parti maschili. Ciascun attore, tra una scena e l'altra, indossa panni da schermitore e recita la parte dell'autore che legge brani dai Mémoires. Tutti sono sempre in scena, magari sistemati da una parte quando non è il loro turno
La struttura, i tempi e i modi del testo performativo sono perfetti e curati nei minimi dettagli. Il ritmo dell'azione scenica scorre rapido e brioso e la comicità non scivola mai nel macchiettismo.
Gli attori sono generosi, spigliati e danno il massimo di se stessi. La Mirandolina della brava Mariangela Granelli ha una forte personalità e una buona dose di cinismo e spavalderia. Tra una canzone degli anni Trenta e l'altra, la sentiamo canticchiare arie del Don Giovanni di Mozart, da Là ci darem la mano a l'aria del Catalogo. Insomma Mirandolina è un alter ego del grande libertino e questo la dice lunga sui suoi desideri e anche sulla sua solitudine prima che il buio oscuri la sala. Nell'ultima scena c'è un richiamo al Commendatore che getta un'ombra fosca sulla commedia e il monologo finale della Mirandolina pacificata viene pronunciato, non a caso, dal suo sposo Fabrizio.
Il grande Tindaro Granata colpisce per la sua esuberanza istrionica e la sua capacità di scolpire il Marchese di Forlimpopoli con attenta dovizia di particolari. Emiliano Masala è un Ripafratta triste e e un po' amareggiato, Caterina Carpio e Francesca Porrini danno vita agli altri personaggi con grande maestria, costrette come sono a recitare più parti.
Uno spettacolo ben costruito, elegante, colto e piacevole.
Scheda tecnica
La Locandiera di Carlo Goldoni.
Scene e costumi: Margherita Baldoni. Disegno luci: Marco Grisa. Musiche: Daniele D'Angelo.
Con: Caterina Carpio, Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Emiliano Masala, Francesca Porrini.
Regia di Andrea Chiodi.
Al Teatro Vascello di Roma dal 28 gennaio al 2 febbraio.