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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Il dolore di Marguerite Duras, secondo Elena Arvigo

 

 

 

In uno stato assoluto di grazia, Elena Arvigo inscena il suo vibrante monologo Il dolore: diari della guerra,di cui firma anche la drammaturgia e la regia. Il testo si incentra su Il dolore, romanzo autobiografico di Marguerite Duras pubblicato postumo nel 1985, ma si arricchisce anche di riferimenti a Quaderni della guerra e altri testi,sempre della Duras, e a L'istruttoria di Peter Weiss.

Esile nel suo abitino blu e con il viso immalinconito dal uno sguardo assorto ma mai rassegnato, la donna ricorda la straziante attesa del ritorno di suo marito Robert dai campi di concentramento di Dachau.

Per forza di cose si trova ad interpretare il personaggio di Marguerite Duras, ma la sua recitazione si carica di una sofferenza così assoluta e di una umanità così istintiva e vera da trasformarla in tutte le donne che nel 1945 si trovarono a cercare tracce dei loro compagni deportati. Dopo la guerra combattuta dagli uomini, ne seguì un'altra, quella delle donne impegnate a ritrovare la vita tra le macerie di un atroce conflitto. Sia il testo che la sua performance puntano il dito anche su questa battaglia di cui non si parla mai abbastanza.

La scena è oberata di mobili, valigie, cappelliere, lampade e oggetti d'epoca. L'ambiente è trascurato e visibilmente impolverato. La protagonista si muove continuamente tra gli arredi in un andirivieni inquieto che rispecchia il suo malessere interiore. Con le mani piccole e affusolate, crea una lieve coreografia, dove ogni minimo gesto rafforza il senso delle parole.

La casa è la sua stanza della memoria, dove anche l'oggetto più insignificante è legato ad un ricordo. Il suo frugare nervoso nelle valige, o il suo spaccare i due piatti con cui voleva apparecchiare per due, sono un tutt'uno con ciò che sente e con ciò che dice. Ricordare è un atto creativo che attraverso l'immaginazione può amplificare il fatto realmente vissuto. Ricordare l'attesa è come non vivere più.

 

 

"Accadono più cose nella nostra testa che sulle strade tedesche", dice a se stessa, consapevole di come il pensiero possa trasformare la nostra mente in un inferno. Con lei c'è Dyonis, l'amante, che non appare mai in scena, ma che nel suo incessante parlare a più voci serve a darle sostegno. Fondamentalmente è sola nel guscio della sua casa. I rapporti con l'esterno avvengono attraverso il telefono e nonostante si metta e si tolga il soprabito di continuo, di fatto rimane sempre dentro. Le sue uscite, come tutto il resto, appartengono esclusivamente alla sfera del ricordo di inutili visite al Centro d'Orsay, dove cerca di consultare il giornale " Libres" da lei stessa creato e dove appaiono notizie su deportati e prigionieri. Ma il giornale non è un Servizio ufficiale e lei viene regolarmente cacciata.

Le numerose telefonate accendono ogni volta una labile speranza, annunciando la liberazione di qualche campo o il ritrovamento di un amico di Robert. Immobile nella sua convinzione che il marito sia morto, la donna fatica ad imporsi anche un briciolo di razionalità. La chiama perfino il giovane Mitterrand per dirle che Robert è vivo. Ma lei è sempre incredula e la raffica di notizie rendono l'attesa ancor più estenuante.

Il ritmo dell'azione è ben cadenzato e le luci calde coinvolgono lo spettatore a rendersi partecipe della disperata attesa della donna. In sottofondo, le note di " Sag mir wo die Blumen sind" di Pete Seeger cantano un grido contro la guerra.

La Arvigo interpreta i continui cambiamenti di stati d'animo di Marguerite con straordinaria misura e intensità espressiva. Ansia, paura, disperazione non vengono mai gridate anche se il cuore della donna è una ferita aperta. Anche il ritorno di Robert, più morto che vivo, è raccontato con meticolosa calma.

Questa specie di implosione dei sentimenti mette ancora più in risalto l'entità e il peso del dolore e induce a riflettere sulla Storia con maggiore lucidità. La storia personale diventa una eloquente metafora dell'insensatezza della guerra.

La dismisura del dolore è data anche dalla decisione finale di Marguerite di divorziare dal suo Robert, mutilato per sempre nell'anima. Non potrebbe mai vivere accanto a un dolore che l'ha marchiata nei recessi più profondi della sua anima. Spettacolo di altissimo livello.

 

Fotografie di Manuela Giusto

Scheda tecnica

Diari della guerra. Il Dolore, tratto da Il dolore e Quaderni della guerrae altritesti di Marguerite Duras e da L'istruttoria di Peter Weiss.

Diretto e interpretato da Elena Arvigo. Regista collaboratrice: Virginia Franchi. Assistente alla regia: Tullia Attinà. Disegno luci:Paolo Meglio. Foto: Manuela Giusto. Produzione: SantaRita Teatro & Teatro Out Off.

Visto al Teatro Argot di Roma il 31 ottobre 2019.

 

 

 

 

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