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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

In Exitu di Giovanni Testori nella versione di Roberto Latini

 

Si è inaugurata in bellezza la stagione del Teatro Palladium di Roma con uno spettacolo destabilizzante e intenso che trascina gli spettatori negli abissi profondi di un'abiezione dolorosissima.

In exitu (1988) è l'ultima opera di Testori, la più estrema, dove la blasfemia convive con la ricerca del sacro. Un'opera narrativa di centoventotto pagine che racconta l'uscita dall'esistenza di Gino Riboldi, un marchettaro omosessuale che si prostituisce per farsi di eroina. L'io narrante a volte si riferisce a un tu che potrebbe anche essere l'autore, visto che nella rappresentazione originaria con Branciaroli alla Stazione di Milano, c'era Testori stesso a fianco del grande attore.

Il linguaggio è trivellato, spezzettato, attraversato dagli spasmi di un corpo dolorante e dalle devianze di una mente che impreca contro tutto, ma che in parte cerca aiuto e, chissà, forse anche il Dio che bestemmia. Una lingua corrotta come chi la pronuncia e che amalgama un dialetto milanese che ormai non comprende più nessuno, con frasi in Latino, parole rubate all'Inglese e al Francese.

La Compagnia Lombardi-Tiezzi, che tanto ha lavorato su Testori, non poteva scegliere attore più adatto a questa messinscena di Roberto Latini che ne cura l'adattamento e anche la regia. L'attore da sempre ricerca strategie performative che fondino insieme corpo e parola. Non è tanto la trama che interessa a Latini, quanto la trasformazione delle parole in acrobatismi vocali e in movimenti del corpo ad essi correlati. Non scivola mai, Latini, nell'artificiosità, ma incarna il linguaggio con un rigore e un controllo che trasmettono puntualmente gli stati d'animo del reietto. Il testo diviene un monologo a più voci che a tratti si rivolge a un tu che qui sembra essere il pubblico, anche se alcune ombre sul fondale potrebbero far pensare ad altro.

Lo spazio scenico è bianco, con materassi laceri a terra e teli di stoffa a mo' di fondale e pareti laterali che si muovono come fossero lambiti dal vento. Una rete da tennis scende lentamente dal soffitto e si nasconde dietro un binario monco posto in avanscena. I pantaloni neri e la maglia violacea indossati da Latini costituiscono l'unica macchia cromatica nella candida scena illuminata da Max Mugnai. Le musiche di Gianluca Misiti accompagnano l'attore nelle sue contorsioni vocali e fisiche.

Latini entra in scena armato di un microfono che si regge su un'asta senza piedistallo. Lo usa come fosse un bastone mentre cammina insicuro sui materassi. Il microfono amplifica anche il minimo sussulto della sua voce polifonica che grida, balbetta, bofonchia, sussurra, storpia e ingola le parole, sposta gli accenti, gioca con i fonemi. A volte non si capisce cosa dica, ma non importa perché il suo linguaggio è un tutt'uno con il personaggio. Il linguaggio, frantumato e visionario, è la sua via crucis verso la morte imminente per overdose. Latini-Rimboldi si trascina faticosamente da una parte all'altra del palcoscenico, a volte zoppica, altre volte si accascia a terra, e vomita i ricordi di una tragica vita. Il monologo è un terrificante flashback che ripercorre le stazioni del suo disfacimento. Ritorna il ricordo della madre Madonna che lo ha partorito in un cesso, la dolorosa morte del padre, i rimproveri rabbiosi di una maestra bigotta e autoritaria, la scoperta di essere diverso, i possibili commenti di chi passa indifferente. Presta a tutti la voce adattandone i toni e gli echi al carattere di ognuno. Poi l'ossessione del sesso mercenario subito negli angoli oscuri della Stazione di Milano. Il degrado per una dose di eroina. L'autodistruzione. Una pioggia di banconote inonda la scena. Grida, invettive, singhiozzi, bestemmie si accavallano a un ritmo mozzafiato. La grammatica testoriana viene sfilacciata, e poi ricomposta in brandelli di linguaggio che danno corpo ad un dolore che sa di vissuto. Latini ansima, tossisce, a tratti barcolla mentre fa il giro della scena. Vittima come Rimboldi, ma anche vittima del rito sacrificale del teatro. Non si risparmia mai e verso la fine ha il fiato corto ed è madido di sudore.

Prima di morire accetta un caffè da un capotreno che lo tratta come un figlio. L'aiuto tanto cercato arriva troppo tardi. Quando muore, un'enorme palla da tennis si gonfia sul suo corpo e lo risucchia.

La palla è la sua storia che viene rilanciata al pubblico, inteso non come avversario, ma come interlocutore. Una prova d'attore suprema e assoluta.

 

 

 

Scheda tecnica

IN EXITU, dall'omonimo romanzo di Giovanni Testori.

Musica e suono: Gianluca Misiti. Luci e direzione tecnica: Max Mugnai. Adattamento, interpetrazione e regia di Roberto Latini. Produzione: Compagnia Lombardi Tiezzi.
Prima assoluta al Teatro Nuovo per Napoli Teatro Festival, 8 giugno 2019.
Visto al Tetro Palladium di Roma il 12 ottobre 2019.

 

 

 

 

 

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