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Fogli e Parole d'Arte

Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.

Fogli e Parole d'Arte è diretta da
Andrea Bonavoglia (Vitorchiano)
e distribuita on line dalla società Ergonet di Viterbo.

Fogli e Parole d'Arte

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Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Quando l'arte visuale si fonde con l'arte performativa. Maze di UnterWasser

 

Ci sono spettacoli ai quali sarebbe bene pensare a lungo prima di scriverne. Il passare del tempo permette di assaporare fino in fondo il potere delle immagini impresse nella mente e di soppesarne l'impatto emotivo.

Questo vale in particolare per il magico Maze del giovane gruppo tutto al femminile UnterWasser che sperimenta da tempo le possibili interazioni tra l' arte figurativa e il teatro. Le giovani componenti del gruppo di ricerca, Giulia De Canio, Valeria Bianchi e Aurora Buzzetti, provengono da esperienze artistiche diverse e il loro lavoro trova un punto d'incontro nella contaminazione delle esperienze di ognuna: teatro di figura, scultura e arte visuale. Il loro teatro si avvale della musica, ma non delle parole, per trasportare lo spettatore in un mondo onirico fortemente evocativo in cui perdersi per poi ritrovarsi.

Maze è stato presentato a Kilowatt Festival alla fine di luglio e il giorno successivo l'ensamble ha ottenuto il prestigioso Premio Walter Ferrara 2019, nell'ambito del Premio Radicondoli per il Teatro, per l'originale uso di nuove tecnologie e per la ricchezza poetica del loro lavoro.


Maze si sviluppa su due piani, quello visivo del film di figura e quello performativo. Le immagini sono assolutamente predominati, ma l'occhio dello spettatore è attratto anche dalle performer che agiscono in scena per creare le sequenze, montate in modo cinematografico, che scorrono contestualmente sul grande schermo posto sul fondo. In avanscena sono sparpagliati i loro strumenti di lavoro. Una miriade di oggetti visibile prima che lo spettacolo abbia inizio e che, inevitabilmente, stimola tante curiosità nell'osservatore attento. Ci sono tante luci al led con gelatine azzurre o trasparenti, alberelli, figurine umane realizzate in fil di ferro, una corona con tanti profili umani che si stagliano sul bordo, una struttura con base lignea sormontata da grate di ferro, due aste con piccoli pezzi di ramo pendenti che rimandano volutamente a Alexander Calder.

Grazie a un sapiente uso di luci e ombre, l'atto creativo è visibile nel suo farsi, divenendo in questo modo parte integrante dell'opera d'arte in se stessa. Dunque, le figurine in fil di ferro mosse dalle performer sotto le fonti luminose utilizzate come telecamere, divengono contemporaneamente protagoniste della storia frammentaria raccontata sullo schermo. E' compito dello spettatore colmare i vuoti, interpretare le immagini secondo il suo sentire, rintracciare relazioni nei movimenti delle figure. E' una lunga soggettiva che associa immagini di vita, dal concepimento al primo amore e alla vita adulta di una eterna bambina. Il punto di vista non è solo femminile, come si potrebbe pensare, ma è profondamente umano e ci riguarda tutti.

Scorrono velocemente volti di donna, interni di stanze dell'infanzia, rondini che sfrecciano nel cielo, una bimba che va in altalena, una giostra che gira su se stessa e poi, bellissimi, gli aquiloni che volano in alto. Poi una sala operatoria evocata da volti protetti da mascherine da chirurgo. Folle anonime in una città alienante e poi l'acqua, le vele, i gabbiani con tutto il loro portato simbolico. Tante altre immagini ancora, e alla fine, proprio come all'inizio, le ombre dei rametti che fanno pensare al concepimento di una nuova vita.

Il filmato è fortemente poetico e fa venire in mente i versi di Emily Dickinson, di Wislawa Szymborsa, di Mariangela Gualtieri e di altre ancora. Le sonorità curate da Posho aderiscono alle immagini e ne potenziano il dinamismo che a tratti rallenta per creare pause di sospensione magica. Le immagini rimandano a Modigliani, a Steinberg e a Maria Lai.

Si ammira la perizia tecnica, la misura, il coordinamento perfetto di tutti gli elementi dello spettacolo e dei singoli gesti delle performer e degli altri operatori. Un lavoro minuzioso che giunge a ottimi risultati.

Il pubblico viene trascinato in una girandola di visioni che non si può dimenticare.

  

Scheda tecnica

MAZE. Concept, creazione, performer: Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio. Music and sound design: Posho. Progettazione luci: Matteo Rubagotti. Con il sostegno di Théâtre La Licorne, Festival Città delle 100 scale, CasermArcheologica, Teatro del Lavoro.

Visto il 27 luglio 2019 al Auditorium di Santa Chiara a Sansepolcro, nell'ambito di Kilowatt Festival.

 

 

 

 

 

 

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