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Rivista d'arte on line, ha ricevuto il codice ISSN (International Standard Serial Number)
1973-2635
il 23 ottobre 2007.
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Ci sono libri da leggere e rileggere e spettacoli da vedere e rivedere ancora. Questo è sicuramente il caso de La scortecata di Emma Dante che ha concluso in bellezza Lunga Vita Festival, tenuto presso l'Accademia Nazionale di Danza.
Lo spettacolo arriva alle viscere del pubblico con rinnovata potenza espressiva, e lo induce a riflettere sui dolorosi paradossi del vivere. Il testo è un libero adattamento de lo trattenimento decemo de la iornata primma del Pentamerone di Giambattista Basilio, meglio noto come Lu cunto de li cunti, che raggruppa cinquanta favole popolari in cinque giornate.
La Dante ribalta il lieto fine favolistico del testo originale che racconta di due vecchie sorelle in lotta tra loro per conquistare l'amore del re, ammaliato dal canto di una delle due. Il re si accontenta di un dito, debitamente lisciato e mostrato attraverso il buco della serratura di una porta, per decidere di trascorrere una notte con una delle due. Quando si accorge di aver giaciuto con una vecchia, la butta dalla finestra ma una fata le viene in soccorso e la fa ritornare giovane. L'altra, invidiosa, va dal barbiere per farsi scorticare la pelle avvizzita.

La Dante segue i punti principali della vicenda ma li reinterpreta a modo suo, focalizzando l'attenzione sul male di abitare un corpo devastato dal Tempo che trascorre lento verso la morte. Un corpo che ancora desidera le gioe d'amore negate dalla sua sgradevolezza. Le due vecchie signore Rusinella e Carolina (nomi che non appaiono nell'originale) sono interpretate, rispettivamente, da Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola, due attori giganteschi che, con i loro corpi nerboruti e la loro efficace e calibratissima gestualità, rendono tangibile la fatica di muoversi, di sedersi e di rialzarsi quando si è afflitti da artrosi e malattie senili varie.
Le due sorelle bisticciano spesso, ma diversamente dal racconto di Basilio, non rivaleggiano tra loro. Sono unite e non possono fare a meno l'una dell'altra, un po' come Vladimiro ed Estragone. Se ne dicono di tutti i colori ma sono accomunate dal triste destino di vivere da sole in una bicocca, senza il ricordo di amori passati e con la vana speranza di conquistare il fatidico re. Si raccontano, ma soprattutto inscenano lu cunto, per riempire il vuoto delle loro vite agli sgoccioli. Un metateatro alla Genet, quello de Le Serve per intenderci, che non crea distanze ma coinvolge.
Lo spazio scenico semivuoto è occupato dagli oggetti funzionali alla messinscena, una porta sdraiata a terra sul davanti, due seggioline di legno pieghevoli, uno sgabello sormontato da un castello giocattolo azzurrognolo e una cassapanca sul fondo.

Il ritmo dell'azione e l'avvicendarsi delle scene sono, a dir poco, perfetti. Come lo sono gli stacchi musicali e il disegno luci di Cristian Zucaro che segnala il passaggio da scene raccontate a scene recitate attraverso l'alternanza di riflessi di luci più fredde e più calde. Ma il grosso dello spettacolo è sulle spalle dei due ottimi attori che cambiano ruoli e toni di voce nel coloratissimo napoletano barocco di Basilio, arricchito da espressioni gergali e invettive più moderne.
Lo spettacolo si apre con le due vecchie zitelle, imbacuccate in una tuta nera con cappuccio, tutte intente a sfregare un dito nella bocca, come per lavarsi i denti. A ritmi alterni, scaracchiano e sputano a terra per riprendere fiato. Lo scopo di questo sgradevole lavorio consiste nel rendere più lisci i mignoli da offrire al tatto del re attraverso il buco della serratura. Il sogno è la loro unica via d'uscita da una vita grama vissuta in assoluta solitudine. Quando si tolgono le tute, i corpi ispidi e muscolosi sono costretti da busti femminili aderenti e logori. Con un pizzico di inverosimile civetteria, indossano mutandone da due soldi e calze trasparenti arrotolate alla meglio sulle gambe.

La farsa va a braccetto con la sgradevolezza e, in certi punti, anche con la violenza.
Rusinella e Carolina recitano a turno le parti del re, della fata e di loro stesse nei panni della favorita. Basta una coroncina bianca in testa per diventare il re, una bacchetta magica comprata al mercatino per trasformarsi in una fata. Si danno un gran daffare e a volte danzano sulle note di famose canzoni napoletane. Ma ogni tanto si fermano perché le ossa gridano vendetta e magari trovano uno spunto per battibeccare e dare libero sfogo alle solite recriminazioni.
Non mancano momenti di intensa poesia. Come la scena in cui Rusinella, vista di spalle, indossa una parrucca rosso fiamma e un abito bianco che solleva ai lati fino a sembrare una farfalla. Cammina lentamente sulle note di " Reginella " di Roberto Murolo. Un momento di sospensione magica seguito dal tafferuglio provocato da un grottesco amplesso sotto un lenzuolo, accompagnato dalle note di "Mambo italiano ".
Ma Rusinella non ci crede più alle favole. Si è scocciata della commedia e, diversamente dall'originale, chiede a Carolina si scorticargli "la nera pellaccia della vecchiaia ". Il teatro non basta a lenire il dolore della vita e sulla scena campeggia la lama di un coltello che lampeggia sul corpo afflosciato di Rusinella. Un capolavoro, senza se e senza ma.
Scheda tecnica
LA SCORTECATA, liberamente tratto da " Lo cunto de li cunti "di Gianbattista Basile. Testo e regia di Emma Dante. Elementi scenici e costumi di Emma Dante. Luci:Cristian Zucaro.
Con Salvatore D'Onofrio e Carmine Maringola.
Produzione Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale
Cordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma.
Prima nazionale nel luglio 2017 al Teatro Caio Melisso di Spoleto, nell'ambito del Festival dei Due Mondi.
Visto nel luglio 2019 all'Accademia Nazionale di Danza, nell'ambito di Lunga Vita Festival.